Il nuovo pensiero filosofico siciliano – L’imperativo categorico siciliano, concetto filosofico centrale nel pensiero siculo contemporaneo, consiste in una convita spending review in tutti i settori regionali. Dipendenti pubblici, politici e varie società collegate alla regione dovrebbero stringere la cinghia e provare a ridimensionare le loro spese per cercare di salvare la Sicilia dal baratro del fallimento. L’autore di questa speculazione filosofica, con chiare tendenze economiche, è, ironia della sorte, un uomo che non proviene dalla Sicilia. È un esperto di economia inviato dal governo nazionale, e in particolar modo dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. Si tratta dell’assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei, che qualche giorno fa aveva proposto di tagliare gli stipendi di sindaci e consiglieri comunali. In particolare il componente della giunta siciliana ha proposto di cancellare 1.231 consiglieri comunali e 674 poltrone da assessore. Per non parlare del taglio dei gettoni di presenza degli amministratori locali. Idee che hanno allarmato il governatore, il quale si era affrettato a dichiararsi contrario e aveva paragonato gli stipendi di alcuni politici a quelli degli operai: «Ho fatto il sindaco e so quali sono i loro sacrifici e i rischi che corrono. Rischi che derivano dal confronto quotidiano con le categorie più disagiate e dal controllo sugli atti amministrativi da parte della Corte dei conti. Il tutto a fronte di stipendi che spesso non superano quello di un operaio».

Il gioco dello struzzo – Si tratta del gioco dello struzzo (e non dell’oca) del presidente Rosario Crocetta. Un passatempo divertente che ha l’obiettivo di confondere i suoi concittadini e in generale gli italiani che lo ascoltano nelle arene televisive. Da un lato si mostra come un paladino contemporaneo in continua lotta contro gli sprechi della politica e gli intrecci di palazzo. Un atteggiamento che gli permette di guadagnare posizioni nelle caselle del gioco dello struzzo. Mentre dall’altro lato mette, appunto, la testa sotto la sabbia, come uno struzzo, e fa finta di niente di fronte ai soliti e storici comportamenti della classe politica siciliana di cui lui fa parte. Con la testa sotto la sabbia, quasi fosse una trivella, non si può accorgere del super stipendio percepito dal suo amico Antonio Ingroia. L’ex Pm, a quanto pare, non è soggetto alle leggi del gioco dello struzzo e riesce ad andare avanti nelle caselle senza troppe difficoltà. A lui la carta della spending review non lo preoccupa, perché non lo riguarda.

Chiamato dal governatore Rosario Crocetta alla guida della società pubblica “Sicilia e Servizi”, Ingroia ha ricevuto nel 2014 compensi pari a 201 mila 892 euro. Uno stipendio ad personam, considerando che la legge regionale impone il tetto di 50 mila euro di stipendio (somma comprensiva di benefit) per chi amministra aziende di proprietà pubblica. Una cifra esosa che, a quanto pare, è lievitata grazie a una «indennità di risultato» che da sola vale un bonifico di 110 mila euro. Come riportato dal settimanale “L’Espresso”, dai documenti contabili della società partecipata guidata da Ingroia, emergono spese per viaggi, alberghi e ristoranti pari a 52 mila euro. Inoltre l’ex Pm ha autorizzato consulenze legali per 515 mila 137 euro. Ma non finisce qua, perché nel gioco dello struzzo c’è anche un altro animale e si tratta della volpe. Le sue vesti le ha indossate l’avvocato Elio Costanza, che l’anno scorso tra consulenze dirette e incarichi ha ricevuto 386 mila euro. Si, quel Costanza che è stato il tesoriere di Azione civile, ovvero il partito fondato da Ingroia. Insomma, chi di “ad personam” ferisce di “ad personam” perisce.

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