Stando a una delle ultime interviste rilasciate dall’assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, non dovrebbero esserci problemi di chiusura per i piccoli ospedali del vasto territorio siciliano nel momento in cui verrà messo in pratica il piano della rete ospedaliera regionale: «La nostra idea è che occorra ripensare il modello di ospedale nel territorio: vogliamo creare strutture di prossimità che garantiscano alti livelli di cura per le patologie croniche, cioè quelle più diffuse, evitando che in ogni centro ci siano reparti specializzati che non possono reggere perché non c’è una domanda sufficiente. Anche alla popolazione va spiegato che non si tratta solo di chiudere reparti, ma di pensare un nuovo modello che lì garantirà meglio». Già, ma dopo simili dichiarazioni rilasciate al quotidiano “La Repubblica”, i reparti specializzati, che in molti casi sono delle eccellenze, non dormiranno sonni tranquilli nelle prossime settimane. Alla luce di tutto ciò il dottor Francesco Ferraù, primario oncologia medica dell’ospedale San Vincenzo di Taormina, si è detto allarmato da un possibile depotenziamento di tutto l’ospedale e non solo della sua divisione: «Si tratta di una proposta operativa per quanto riportata in decreto e quindi un programma ufficiale che da l’assessorato. Le conseguenze attuali, al momento, non ci sono perché deve essere messo in pratica e se dovesse seguire esattamente ciò che è stato scritto le conseguenze sarebbero importanti come depotenziamento dell’ospedale e non solo della mia divisione. Però io sono convinto che alla luce delle prestazioni e del tipo di assistenza che viene data in tutto l’ospedale, grazie all’attuale amministrazione della nostra Asp, dalla quale dipendono le decisioni ultime, si riuscirà a trovare un giusto compromesso».

A questo punto bisognerà comprendere se gli eventuali tagli saranno una conseguenza di performance del reparto, oppure saranno legati ad “altri” fattori: «Vorrei che la posizione fosse estesa a tutto l’ospedale, che ha un’attrazione interprovinciale che pochi altri presidi hanno in Sicilia e con una crescita costante di tutti i parametri su cui si valuta di solito la performance, l’attività, sia quantitativa che qualitativa di un reparto ospedaliero. È un periodo in cui le risorse vengono meno e si dovrà provvedere su scala siciliana a una riduzione importante, ma speriamo che questo tipo di operazione non parta dalle attività più produttive, ma che vada dove ci sono i duplicati e le sacche di sprechi».

Il dottor Ferraù è intervenuto all’incontro “Arti terapie. L’arte per favorire il benessere del paziente oncologico”. Un convegno organizzato dalla Fidapa di Taormina, di cui Hanne Simonsen è presidente. Un contesto del genere è stata l’occasione per chiedere al primario di oncologia una riflessione sul rapporto tra medico e paziente a partire dalle considerazione del filosofo Karl Jaspers, che nel libro “Verità e verifica. Filosofare per la prassi”, diceva che il rapporto tra medico e paziente subisce l’influenza dell’età della tecnica, dove il medico pensa più al perfezionamento metodico e alla ricerca che al rapporto con il paziente. Una speculazione filosofica, secondo il dottor Francesco Ferraù, che è un vero e proprio campanello d’allarme: «Ritengo che sia un segnale d’allarme, un alert giusto ed effettivo. È chiaro che negare l’utilità e l’impulso che ha dato la tecnologia in generale sarebbe retrivo. La tecnologia è fondamentale, ma la passione che si mette in un’arte, perché la medicina non è compilare dei questionari o saper attivare l’hardware di un’attrezzatura, ha la sua importanza. La componente umana, la parte emotiva, affettiva del tipo di lavoro, a fronte di una tecnologia emergente e incalzante credo abbia un ruolo che viene messo ancor più in risalto e questo richiama un maggiore impegno del medico che deve averla dentro, ma anche costruirsela questa componente emotiva ed empatica verso il paziente».

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