In questi giorni è passata quasi inosservata la notizia sulla chiusura nel 2014 di circa 500 imprese alberghiere, per lo più hotels a una o due stelle. E’ passata inosservata perché forse oramai i dati della crisi del sistema Italia sono diventati sempre più frequenti o forse perché sempre più percepiamo ciò che ci viene presentata attraverso una visione più immediata. Piuttosto che la semplice lettura della notizia, una foto o un video meglio attraggono la nostra attenzione e riescono a sollecitare una nostra riflessione su questo dramma per una categoria così importante per il nostro Paese. Se avessi qualche velleità artistica, se fossi un video maker, forse avrei saputo come meglio rappresentare la notizia.

La scena è quella di un ring di una di queste discipline moderne di lotta in cui l’unica regola è quella che non vi sono regole (altro che nobile arte del pugilato!) ed il protagonista, l’albergatore, è impersonato da un soggetto mingherlino, muscolatura imbarazzante per inconsistenza, sguardo lievemente perso nel vuoto, spalle strette in una naturale posizione di difesa, l’unica capace di essere assunta da quel corpo altrimenti inadeguato a qualsiasi forma di offesa. Sul ring gli si contrappongono una serie di energumeni; sono grandi e grossi e mollano fendenti che il poveruomo schiva tuttavia con insospettata abilità. I fighters si chiamano burocrazia, tasse, crisi economica … l’albergatore ogni tanto incassa un colpo, barcolla, sembra cedere ma, quando pare che tutto sia finito, trova in se la forza di restare in piedi e continua schivare colpo su colpo. E’ normale che il pubblico lo prenda in simpatia e cominci a fare il tipo per lui … lo incitano, lo invitano a resistere, trattengono il fiato quando colpo sembra quello del ko, si gasano quando si rimette in piedi e torna a schivare, a parare, a sopravvivere! Ad un tratto quando sembra che il peggio sia passato e la sorte dello sfortunato albergatore monostellato sia quella di riuscire a tirare ancora avanti, sul ring sale un altro piccoletto … è certamente più fresco del suo avversario ma è pur sempre di taglio bonsai e non è nemmeno particolarmente muscoloso. Il pubblico sorride… se l’albergatore è sopravvissuto a quei corpulenti e rudi omaccioni non avrà certo difficoltà a schivare i colpi di un altro peso piuma; non sarà certo lui a farlo capitolare! Ma il nuovo avversario è subdolo, scorretto, sleale; tira fuori una lama dal guantone o forse da qualche orifizio particolarmente capace e lo colpisce vilmente, a tradimento.  L’albergatore vacilla, si affloscia, cade. E’ sconfitto, definitivamente; non è solo Ko… è morto!

Chi è costui che è riuscito dove burocrazia, mancanza di testi unici, inesistenza di qualsiasi razionale coordinamento tra enti, pressione fiscale, crisi del settore non erano riusciti? E’ la concorrenza sleale … sono le centinaia, le migliaia di attività ricettive sommerse … quelle che sfuggono alla tassazione, alle APT o come diavolo si chiamano, quelle che non pagano tasse o contributi, quelle che non mettono in regola i dipendenti, che non adeguano e certificano gli impianti, quelle che non mandano le schedine in questura e che intascano la tassa di soggiorno invece di versarla ai Comuni.  Sono loro che hanno condannato a morte il piccolo combattente … sono loro che senza la dovute professionalità, le necessarie garanzie, gli opportuni controlli si sono accaparrati il cliente, attratto da un prezzo basso e poi quasi sempre deluso dalla scarsa qualità del servizio. Perché il due stelle che chiude non avrà i servizi del Waldorf Astoria o del Grand Hotel Timeo ma spesso ha un albergatore che fa il proprio mestiere con coscienza e professionalità, in ossequio a quel concetto di accoglienza e servizio che altrove non alberga. Il pubblico rumoreggia … i secondi lo tirano via dal ring … avanti un altro … lo spettacolo continua!

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