Mazzarò - Foto Andrea Jakomin /blogTAORMINA©2014
Mazzarò - Foto Andrea Jakomin /blogTAORMINA©2014

Renzo Piano e il nuovo linguaggio dell’architettura – «Rammendare le periferie, e in generale le città, è la visione architettonica e filosofica che da qualche anno a questa parte viene portata avanti anche dall’architetto e senatore a vita, Renzo Piano. «Rammendare le periferie» vuol dire prendersi cura, nel senso “Battiato” del termine, di luoghi ormai abbandonati a se stessi, dove il disagio sociale è diventato sin troppo evidente. Se una volta questi luoghi erano le località in cui i cittadini cercavano di fuggire dal caos del centro, adesso sono diventati territorio fertile per alzare palazzoni, centri commerciali ed ennesimi hotel. Se nel resto del mondo occidentale l’architettura ha riscoperto la parola sostenibilità, nella città di Taormina e zone limitrofe il rischio è che questo vocabolo venga bandito dal linguaggio comune. «La sostenibilità, credo, sia la scoperta recente che la terra è fragile e che le città sono vulnerabili», diceva nel 2008 l’architetto Renzo Piano. Entrare in contatto con nuove parole vuol dire aprirsi a un linguaggio diverso che dà la possibilità di dialogare con il clima e con il contesto culturale del luogo. “Rammendare”, dunque, può voler dire far ritornare alle origini l’architettura contemporanea che deve saper coniugare il progresso tecnologico con la sostenibilità che in principio caratterizzava questa disciplina.

L’idea di creare un parco naturalistico – Renzo Piano, a dispetto del suo cognome, corre veloce e guarda oltre la linea dell’orizzonte. A Taormina servirebbe un personaggio come il noto architetto. Servirebbe per mettere in piedi un progetto che valorizzi, dal punto di vista ambientale e naturalistico, il villaggio “Le Rocce” e la zona intorno. Invece, ogni anno, siamo costretti a dover subire lo stesso bando di gara relativo a «una procedura per l’affidamento della concessione, mediante finanza di progetto, per la conservazione e la rinaturalizzazione dell’area denominata “Le Rocce” e dell’annessa struttura ricettiva alberghiera tramite lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria in località Mazzarò del comune di Taormina». Un progetto che in passato era stato bocciato dal Consiglio comunale, come si può leggere anche nella proposta alternativa avanzata dal gruppo “Taormina Bene Comune” (di cui fanno parte il Partito Democratico e Il Megafono – Lista Crocetta): «Il nostro intento, condiviso dalla collettività taorminese, che vorrebbe non essere espropriata del diritto di poter decidere la destinazione d’uso del proprio territorio, è di salvare il sito da eventuali speculazioni edilizie, di recuperarlo nel pieno rispetto dell’ambiente circostante con l’apporto di materiali e soluzioni energetiche eco-compatibili e di realizzare un parco naturalistico, un’area pubblica destinata al verde e alla promozione culturale in una delle baie più suggestive della nostra isola».

L’etica della responsabilità verso le nuove generazioni – Quella di creare un parco naturalistico, con un’area destinata al verde e alla promozione culturale, è un’idea che contribuirebbe a rendere Taormina una meta ambita da turisti e viaggiatori e soprattutto permetterebbe di recuperare la sua esclusività, che nell’ultimo periodo sta venendo meno. Per non parlare dei cittadini, i quali potrebbero usufruire di un luogo piacevole e a stretto contatto con la natura. La città di Taormina non ha bisogno di altri alberghi, semmai c’è la necessità di valorizzare le bellezze donate da Madre Natura. E ancora una volta sono attuali i pensieri di Renzo Piano, che pensando al territorio italiano, qualche anno fa, aveva detto: «Per “ben costruire” si dovrebbe intendere non solo il corretto uso delle risorse e del risparmio energetico, ma anche la riscoperta del rapporto con il contesto storico e anche ambientale. Spesso gli architetti moderni creano grandi edifici-scultura, senza porre la giusta attenzione alla sostenibilità. Invece, specie in un Paese come l’Italia, si dovrebbe prestare più attenzione alla fragilità del territorio e ai rischi idrogeologici e sismici». A tutto ciò si deve aggiungere il concetto di “etica della responsabilità”. Una teoria filosofica esposta dal pensatore Hans Jonas, il quale aveva evidenziato un concetto che poneva al centro il rispetto dell’ambiente e dell’universo minacciato dalla tecnica. «Agisci in modo tale che gli effetti della tua azione siano compatibili con la continuazione di una vita autenticamente umana», sostiene il filosofo tedesco. Ed è da questo imperativo etico che dovrebbero sorgere i seguenti interrogativi: Cosa lasceremo alle generazioni future? In che contesto faremo vivere i nostri figli e i nostri nipoti? in quale stato consegneremo l’ambiente ai posteri?

È il momento di agire – Domande del genere se le dovrebbero porre gli amministratori e i semplici cittadini. Dovrebbero porsele anche chi continua a presentare progetti con l’obiettivo di stuprare la città di Taormina. È sin troppo evidente che il contesto ambientale nella zona delle “Rocce” non può essere cementato. Sull’ennesimo bando avviato dalla provincia regionale di Messina, se n’è discusso anche nell’ultimo Consiglio comunale ed era stato il consigliere Raneri a rilasciare una dichiarazione: «Vogliamo continuare a saccheggiare il territorio di Taormina? Comunque l’ultima parola rimarrà al Consiglio comunale e il dottor Filippo Romano (commissario straordinario della Provincia regionale di Messina), molto presente sul red carpet di Taormina Arte, dovrà rassegnarsi». Il consigliere comunale Eugenio Raneri, del resto, aveva messo in luce, nella delibera del 3 ottobre 2013, i rischi del pericolo naturalistico per la zona: ««Il villaggio Le Rocce ricade all’interno del SITO di INTERESSE COMUNITARIO “Isola Bella, Capo Taormina e Capo S. Andrea (SIC ITA030031), legato al sito ITA 030040 “Fondali di Taormina-Isola Bella”. La Valutazione d’Incidenza approvata con D.R.S. n. 871 del 12/08/2009 sottolinea che “le specie vegetali ed animali e gli habitat presenti nei Siti Natura ricadenti nel territorio comunale di Taormina hanno una elevatissima valenza naturalistico ambientale in virtù della presenza di numerose specie rare ed endemiche” e quindi “è necessario introdurre misure in grado di contrastare l’eccessiva pressione antropica e gli interventi non sostenibili per l’ambiente da tutelare». Un rischio evidenziato anche dai consiglieri del Pd, Graziella Longo e Piero Benigni, i quali, insieme al consigliere comunale del Megafono, Antonino Moschella, avevano proposto al sindaco e alla giunta, sempre nella delibera del 3 ottobre 2013, di «bandire una gara di idee per il recupero di questo sito nel pieno rispetto dell’ambiente circostante e con l’apporto di materiali e soluzioni energetiche eco-compatibili». Se non ora, quando?

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