I funerali dell’ispettore capo Filippo Raciti nel 2007

Il dubbio della vedova Raciti – Era il 2 febbraio del 2007, quando l’ispettore capo della Polizia di Stato morì per sedare i disordini dopo la fine del derby siciliano tra Catania e Palermo al Massimino. Una tragedia che colpì il Paese e il mondo del calcio, il quale decise di fermarsi in segno di rispetto verso Raciti. Dopo otto anni il dolore per la perdita del marito e del genitore non è svanito. Marisa Grasso e Fabiana non dimenticano una persona che continuano ad amare, ma ammettono, in un’intervista rilasciata alla “Gazzetta dello Sport”, che «non c’è stato pentimento in questi anni da parte degli assassini». Già, le frange ultras rimangono al loro posto e continuano a predicare odio e violenza strumentalizzando il gioco del calcio. La sofferenza, ammette la vedova Raciti, è accompagnata da un dubbio lacerante: «Mia figlia Fabiana avrebbe voluto lasciare l’Italia nei mesi scorsi, quando “Genny la Carogna” si è mostrato a tutto il mondo con la maglia con su scritto “Speziale libero”, quando è morto Ciro Esposito o quando in un fiume è stato buttato il tifoso dell’Atletico Madrid: violenza su violenza, violenza indiretta a Filippo Raciti. Mia figlia era decisa».

Impegnarsi per combattere la violenza negli stadi – Ma in seguito «l’ho convinta a restare, a studiare a Giurisprudenza qui in Sicilia. Oggi ha 23 anni. Da moglie e donna ho fatto bene, come madre no. Mi sento in colpa per questo. È l’ottavo anniversario della morte di mio marito e le scene di violenza si ripetono nel tempo. Non è bastato perdere un padre, condanna eterna, ma ogni volta è come se lo facessero morire ancora. Un’offesa inaccettabile». Secondo la vedova Raciti si potrebbe fare di più per combattere la violenza negli stadi: «Il terrorismo non sai quando colpisce, la violenza ultrà sì. Hai la certezza che capiterà ancora. Lo stadio non è un posto sicuro e la mia amarezza continua. E penso alle famiglie che soffrono come finora ha sofferto la mia. La violenza si può sconfiggere con un’enorme battaglia culturale, ognuno col proprio contributo. A modo mio, prima del 2 febbraio 2007 ero operatrice pastorale e crocerossina, dopo ho cominciato a incontrare associazioni e comunità, inaugurando stadi e palazzetti intitolati a mio marito, ho cercato di “donare” vita, di far conoscere la grande famiglia delle Forze dell’ordine, di aprirmi al dialogo quando avrei potuto chiudermi in casa. Ho consegnato la mia sconfitta, l’aver perso un marito».

Catania ricorda l’ispettore Raciti – La signora Marisa Grasso, purtroppo, è considerata da alcune frange ultras come “una professionista del lutto”. Un’accusa inaccettabile e volgare verso la quale la donna non è esitato a rispondere: «Questa è sottocultura. Chi non ha mai amato non può conoscere il dolore. Quando uno ha il cuore pulito, ha la mente larga. La mia è stata un’apertura di generosità. La mia famiglia era tutto, ma continuo a credere nella vita. Dio mi ha chiesto di superare un’altra prova. Le persone cattive si chiudono in se stesse. Non auguro a nessuno di vivere il mio dramma. Di sicuro, non avrei mai voluto avere a che fare con certa gente protagonista di questa storia». Intanto nella giornata di oggi la città di Catania ha ricordato l’ispettore Filippo Raciti. Questa mattina il questore Cardona ha deposto una corona di alloro davanti al monumento che ricorda la morte di Raciti, mentre alle 10.30 si è svolta, presso la Basilica di Acireale, una messa in suffragio celebrata dal cappellano della Polizia di Stato.

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