Il primo siciliano al Colle – Sergio Mattarella è il dodicesimo presidente della Repubblica italiana. Il primo siciliano della storia a salire al Quirinale. Un momento storico per una terra che sta vivendo un momento difficile, ma i suoi rappresentati non si sono sottratti e così Alfano, Schifani e D’Alia hanno deciso di votare il loro conterraneo. La tattica del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha avuto la meglio su Silvio Berlusconi e Forza Italia che sono stati relegati in un angolo. Sono stati ininfluenti nella votazione, come il Movimento Cinque Stelle. Un dato che dovrà far riflettere il partito di centrodestra e che con ogni probabilità aprirà un acceso dibattito con la minoranza guidata da Raffaele Fitto. Grande delusione per chi aspettava questa elezione presidenziale come il momento per rimarcare l’appiattimento del premier Renzi su Berlusconi. In fondo Pippo Civati ci sperava. Avrebbe voluto che si riproponesse il caso di circa un anno e mezzo fa. Niente da fare. Il segretario democratico ha giocato a carte scoperte e dopo aver fatto il nome di Mattarella all’assemblea Pd, non si è prestato a giochetti.

Renzi e il coraggio della sicurezza – Del resto non è il momento delle strumentalizzazioni. La parola d’ordine è normalità. Ce lo chiede il resto del mondo occidentale, che nel 2015 si aspetta dall’Italia una sterzata in campo economico e lavorativo. La scelta di puntare tutto su Sergio Mattarella ha mostrato un nuovo Matteo Renzi. Un premier che non ha voluto rischiare, ma puntare sull’usato sicuro e garantito. L’ex sindaco di Firenze sapeva bene che con questo Parlamento, se non si fosse presentato con un nome ampiamente condiviso, avrebbe rischiato di fare la fine di Bersani. Già, l’ex segretario del Pd ha detto che Mattarella era nella rosa di nomi che anche lui aveva sottoposto a Berlusconi, ma l’ex cavaliere si era opposto. Eccola la vera differenza tra i due democratici, che i libri di storia analizzeranno con la lucidità del tempo tenendo conto di chi ha ottenuto risultati concreti. L’ampia maggioranza che ha scelto Sergio Mattarella è convinta che il nuovo capo dello Stato possa rappresentare le esigenze del Paese e possa essere un garante della Costituzione. In effetti il suo curriculum è sinonimo di equilibrio e scelte moderate.

Una breve biografia – Nato a Palermo, classe 1941, è famoso in ambito familiare e lavorativo per il suo carattere freddo e distaccato. Suo padre era Bernardo, più volte ministro nella Prima Repubblica, e suo fratello era Piersanti, presidente della regione Sicilia ucciso dalla mafia nel 1980. Si tratta di un democristiano di sinistra ed è per questo motivo che ha avuto diversi scontri con Silvio Berlusconi. Famose le sue dimissioni da ministro della Pubblica istruzione nel 1990, durante il VI governo Andreotti, per protestare contro la legge Mammì, la quale dava il “via libera” all’impero dell’allora Fininvest. Sergio Mattarella è considerato uno dei padri fondatori dell’Ulivo di Romano Prodi, del Partito Democratico e, prima ancora, del Partito Popolare. Ha diretto anche «Il Popolo» tra il 1992 e il 1994 e nel 1993 ha legato il suo nome alla riforma della legge elettorale in senso maggioritario, nota con l’appellativo «Mattarellum» inventato da Giovanni Sartori sul Corriere della Sera. Con Massimo D’Alema a Palazzo Chigi è prima vicepresidente del Consiglio e in seguito ministro della Difesa. Un altro scontro con Berlusconi risale all’ammissione di Forza Italia nel Partito Popolare Europeo, per Mattarella «un incubo irrazionale». Dall’aprile 2008 esce dalla scena politica attiva, concludendo il suo mandato parlamentare e il 5 ottobre 2011 viene eletto giudice della Corte costituzionale dal Parlamento riunito in seduta comune.

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