Foto Andrea Jakomin/blogTAORMINA ©2015

Sindaco Tadduni: «La Shoah è stato uno dei momenti più bui del ventesimo secolo» – «Scusi, c’è qualche sedia libera?». È la domanda che alcune persone hanno fatto appena sono entrate nella sala gremita dell’oratorio parrocchiale “Giovanni Paolo II” di Gaggi. Ieri pomeriggio non c’erano più posti a sedere. Molti cittadini erano in piedi e qualcuno si trovava anche fuori. Gli abitanti del comune di Gaggi hanno risposto con una grande partecipazione a uno degli eventi commemorativi sulla Shoah organizzati dall’amministrazione comunale e in particolare dall’assessore alla Cultura, Maria Lucia Ferrara. Tutti i partecipanti erano interessati ad ascoltare l’autrice del romanzo “Il Braccialetto”. Lia Levi è una scrittrice e giornalista italiana che ha vissuto il dramma della Shoah ed è scampata alla deportazione grazie ai suoi genitori che la nascosero, insieme alle sue sorelle, in un Collegio di suore. Si tratta del collegio romano delle suore di San Giuseppe di Chambéry. Il sindaco, Francesco Tadduni, ha tenuto a ringraziare i presenti e in particolar modo Lia Levi per la disponibilità: «Per noi questo è un evento importante. Lo abbiamo fortemente voluto. La Shoah è stato uno dei momenti più bui del ventesimo secolo. Oggi siamo fortunati a partecipare e ad ascoltare la testimonianza di Lia Levi».

Lia Levi e il significato del concetto di Giusti – Prima di introdurre il tema del libro, la scrittrice di origini pisane si è soffermata sul concetto dei Giusti: «Nell’ebraismo esiste un concetto corrispondente un po’ a quelli che sono i santi o i beati nella Chiesa cattolica. Vengono chiamati Giusti. Chi salva una vita salva il mondo intero, viene ripetuto nella tradizione ebraica. Quindi alcune persone che hanno salvato un ebreo vengono ricordati in Israele piantando un albero. Alberi che oggi sono diventati una foresta e questo vuol dire che c’è sempre una speranza». Inoltre Lia Levi ha evidenziato la differenza tra ricordo e memoria: «Esiste una differenza tra il ricordo e la memoria. Il ricordo è personale, frammentario e diventa memoria quando è stato elaborato. Tutto quello che è stato letto, recensito, nel momento in cui lo fai tuo riesci a trasmettere i veri valori di ciò che è stato». «Il libro è un mezzo per raccontare quello che è successo», ha aggiunto Lia Levi. E non è certo la prima esperienza letteraria dell’ex direttore della rivista “Shalom”.

“Il Braccialetto”, un romanzo per adolescenti e adulti – Diventata celebre, soprattutto negli ambienti scolastici, con il suo primo libro “Una bambina e basta”, l’autrice era riuscita a parlare delle leggi razziali e della persecuzione degli ebrei dal punto di vista di una bambina. Da quel momento Lia Levi è diventata molto popolare tra piccoli e adolescenti, ma nell’ultimo romanzo, “Il Braccialetto”, la scrittrice è riuscita a mettere nero su bianco un testo interessante sia per i più piccoli che per gli adulti. Al centro del romanzo c’è l’amicizia fra due adolescenti, Corrado e Leandro. La storia procede sullo sfondo di una Roma stanca e umiliata dopo la caduta del fascismo e la firma dell’armistizio. Il tutto si svolge in un breve contesto temporale che va da luglio a ottobre del 1943. Corrado è di famiglia ebraica ed è come un prigioniero che si è illuso, dopo la caduta del fascismo, di liberarsi dall’oppressione delle leggi razziali, ma in seguito viene trascinato in un nuovo incubo. Purtroppo sarà soltanto una grande delusione, resa fastidiosa dalla rassegnazione dei genitori. Anche l’altro protagonista del romanzo, Leandro, è una sorta di prigioniero. Si sente soffocato da una famiglia che l’ha mandato a Roma da un’eccentrica prozia russa, quasi dimenticandosi di lui. Una situazione che provocherà diverse riflessioni in Leandro, a tal punto di desiderare di essere al posto di Corrado. In un contesto del genere l’autrice parla di un braccialetto, che per diversi anni aveva accompagnato la bellezza della madre di Corrado, ma in seguito scomparirà e il lettore rimarrà sorpreso per l’esito della vicenda.

L’unica forma di libertà possibile, per loro, consiste nel dar voce (in quei sospesi pomeriggi d’estate che sembrano staccarsi dal tempo) a quel grumo di rabbia, desideri e inquietudini che si portano dentro: ed è proprio qui, nella rappresentazione di una geografia sentimentale dalle emozioni violente ma dai contorni indefiniti, che la sensibile scrittura di Levi dà la sua prova migliore

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