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La vicenda della piscina dell’ex assessore. La Procura ha chiesto l’archiviazione – Un nuovo capitolo si è aggiunto allo scontro tra Rosario Crocetta e Davide Faraone. Il governatore della Sicilia e il sottosegretario all’Istruzione non se le sono mandati a dire dopo l’evolversi della vicenda giudiziaria dell’ex assessore al Territorio Maria Rita Sgarlata, per quale la Procura di Siracusa ha chiesto l’archiviazione per la realizzazione della piscina nella sua villa. Una vicenda che durante il mese di settembre aveva spinto il presidente della Sicilia ad affermare: «Io, fossi in lei, mi sarei già dimesso. Questo voglio che sia chiaro». Il governatore aveva portato in procura le carte relative all’ispezione disposta dall’assessorato ai Beni culturali sulla piscina nella villa siracusana della Sgarlata, autorizzata dalla sovrintendente Beatrice Basile, che dalla Sgarlata era stata nominata. Gli ispettori dell’assessorato avevano ravvisato delle ombre nella pratica, valutazione che aveva portato alla sospensione della Basile, successivamente riabilitata e reintegrata. Un atteggiamento che aveva spinto l’ex esponente della giunta alle dimissioni. Oggi, però, la vicenda sembra essersi conclusa e il rampante presidente siculo avrebbe fatto un altro buco nell’acqua.

Duro scontro – La conclusione di questa vicenda ha provocato la dura replica di Davide Faraone, il quale ha accusato la regione di applicare “il metodo Boffo”: «Un metodo inaccettabile, che colpisce le persone perbene. Ora sono io che chiedo chiarezza. Basta impunità per chi organizza la macchina del fango». Un nuovo conflitto tra i due esponenti di spicco del centrosinistra siciliano. Una lotta che sembra quella tra due supereroi. Crocetta, in questo contesto, ha vestito i panni di “Aquaman” e non ci ha pensato due volte a gettare acqua e fango sia sul suo ex assessore che sul renziano della prima ora, Davide Faraone. «Ma quale metodo Boffo? Faraone forse è arrabbiato con i giornalisti per gli articoli pubblicati su un suo interrogatorio. L’assessore Sgarlata non era adeguata al suo ruolo – dice “Aquaman” Crocetta – era un ragionamento politico. Cosa c’entra il metodo Boffo? Non sono il rappresentante del metodo Boffo e neppure mi interessa replicare. Anche perché è una valutazione generica, a me non me ne frega niente. Chissà, magari Faraone si riferiva al suo interrogatorio di ieri sera nell’ambito dell’inchiesta sulle “spese pazze” che lo vede coinvolto. Ribadisco, non c’è stato alcun metodo Boffo. A me l’assessore non piaceva e basta».

L’impenetrabile cascata di “Acquaman” – Parole, quelle contro il Faraone, che pesano come un macigno. Il renzianissimo potrebbe far pesare a Roma le dichiarazioni “acquose” di Rosario Crocetta. Le affermazioni del governatore potrebbero essere la goccia che farà traboccare il vaso nei rapporti con il governo nazionale, che già non considera sufficiente l’azione amministrativa del supereroe e sindaco di Gela. Crocetta, del resto, non sembra aver digerito le parole del suo assessore all’Economia, Alessandro Baccei. L’uomo di fiducia di Delrio e Renzi è stato inviato in terra sicula per far quadrare i conti, ma il muro d’acqua alzato da “Aquaman” Crocetta è impenetrabile. Roba da non metterci neanche un dito in quella violenta cascata di acqua. Quei tagli che vorrebbe realizzare l’assessore Baccei, ovvero la cancellazione di 1.231 consiglieri comunali, 674 poltrone da assessore e il taglio degli stipendi di sindaci e consiglieri, hanno provocato uno tsunami di protesta da parte del governatore. Prosegue la battaglia tra supereroi, una lotta all’ultima goccia di “acqua” e della Sicilia, intanto, potrebbero rimanere soltanto le macerie.

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