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I nemici di tutti – La Giornata della Memoria è qualcosa che ci riguarda da vicino, non solo perché l’Italia ha contribuito a diffondere il razzismo e ha partecipato allo sterminio degli ebrei, ma anche perché gli ebrei fanno e hanno fatto parte della storia di questo Paese. Hanno contribuito a farlo crescere quando ancora non eravamo un popolo unito. Ci hanno arricchito sia dal punto di vista economico che culturale. Molte città e piccoli centri portano il segno del popolo ebraico. Monumenti, case, targhe, tradizioni, usanze. Ebrei hanno combattuto in varie guerre, anche nella Prima guerra mondiale, quando bisognava difendere l’Italia dal nemico austro-ungarico. Eppure con l’ascesa del nazismo vennero considerati degli “insetti” da schiacciare, da sterminare nei campi di concentramento disseminati per l’Europa. In verità questo odio, anche se non nella misura in cui si è manifestato tra gli anni ’30 e ’40 del Novecento, ha accompagnato la storia degli ebrei in varie epoche. Dal Medioevo all’Illuminismo passando per l’epoca romantica gli ebrei sono stati i nemici per sovrani, papi, rivoluzionari e reazionari. L’utile valvola di sfogo per il potente di turno, che poteva “scaricare” su di loro le sue mancanze ed errori politici. Si, perché in circostanze delicate la colpa, vuoi o non vuoi, era sempre degli ebrei.

Messina, centro di espulsione per gli ebrei – Purtroppo anche oggi l’ebreo viene considerato colpevole di presunti complotti o guerre. Segno che l’antisemitismo è sempre ben radicato e ha trovato nuovi mezzi per diffondere le sue dicerie. Anche in epoca medievale furono considerati un cancro da estirpare. Quest’ultima affermazione ci porta indietro nel tempo e per essere precisi al 31 marzo 1492, quando Ferdinando e Isabella di Castiglia emanavano l’editto in cui veniva ordinato che “todos los judias grandes y pequenios” dovevano lasciare «i loro regni entro tre mesi, pena la condanna capitale e la perdita di tutti i loro beni», come è scritto nel libro “Signum perfidorum iudeorum” di Alessandro Allegra e Pietro Giacopello. In Sicilia l’editto venne pubblicato con tre mesi di ritardo rispetto alla Spagna. «Gli ebrei di Taormina per poter espatriare con una coperta da letto in più per famiglia e con del formaggio bastante per il viaggio ebbero bisogno di una speciale autorizzazione del viceré. […] Messina ebbe un ruolo fondamentale nell’espulsione degli ebrei dalla Sicilia. La città venne infatti scelta come luogo per la concentrazione dei giudei prima della partenza».

Da Taormina a Savoca passando per Limina e Santa Teresa di Riva – Insomma, la Sicilia e la provincia di Messina sono stati teatro della vita degli ebrei e come rivela il libro di Allegra e Giacopello, in epoca medievale la Trinacria era la regione italiana con la più alta densità di popolazione ebraica. A Pantelleria, poco prima dell’espulsione, gli unici non ebrei erano gli ufficiali regi e le guardie del castello, mentre a Messina, al momento dell’espulsione, gli ebrei costituivano tra il tre e il cinque per cento della popolazione. In seguito non tutti gli ebrei abbandonarono la Sicilia. Coloro che avevano deciso di convertirsi erano rimasti, ma molti di loro furono bruciati sul rogo e altri, come alcuni di Taormina e Savoca, in effige. Oggi, a distanza di secoli e nonostante gli ebrei tornarono durante i secoli per diversi motivi, rimane poco del loro passaggio e delle loro vite. Qualcosa c’è a Messina, come in un palazzo tra la via Cesare Battisti e la via Primo settembre, oppure nel Palazzo di Giustizia. Ma per il resto il ricordo è tenuto in vita dalla toponomastica. A Torre Faro esiste la via Pozzo Giudeo ed un vico degli ebrei si trova sia a Taormina che a Mili San Marco. A Savoca c’è il vallone Abramo e a Santa Teresa di Riva la via Pozzo Lazzaro. A Limina, nella Valle d’Agrò, esiste la via Giudecca, che forma una specie di circonvallazione del paese e Giudecca viene chiamato l’insieme di vicoli e gradinate a monte della strada principale.

Quei messinesi morti nei campi di sterminio – Nella Seconda guerra mondiale gli ebrei non subirono chissà quali violenze a Messina, ma va ricordato, come viene evidenziato nel libro “Signum perfidorum iudeorum”, che «fu drammatica la sorte di ebrei messinesi che durante il conflitto risiedevano in città del Nord Italia». Tra loro Emma Moscato, nata a Messina il 4 ottobre del 1879, venne uccisa ad Auschwitz il giorno stesso del suo arrivo. Stesso destino toccò a Ele Segre, nata a Messina il 10 gennaio del 1899. Poi ci fu Agatino Cifalà, nato a Scaletta Zanclea l’11 luglio del 1921, venne arrestato a Bolzano il 5 settembre del 1944 e condotto a Flosenburg dove morì il 12 febbraio del 1945. Già, gli ebrei fanno parte della nostra storia e questo è un motivo in più per non dimenticare la tragedia dell’Olocausto. Come potremmo voltare le spalle a una parte delle nostre radici?

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