La Shoah, una tragedia razionale – «Tra il 1939 e il 1945, la Germania nazista, assecondata da molteplici complicità, ha sterminato circa 6 milioni di ebrei europei nel silenzio pressoché totale del mondo. Le è mancato solo il tempo per distruggere l’intero popolo ebraico come aveva deciso. Questa è la realtà cruda del genocidio ebraico, Shoah nella lingua ebraica. La decisione di “far scomparire” il popolo ebraico dalla terra, la determinazione chi deve e chi non deve abitare il pianeta, spinta alle sue ultime conseguenze, segna la specificità di un’impresa, unica a tutt’oggi, tesa a modificare la configurazione stessa dell’umanità». Questa breve analisi, tratta dal libro “Storia della Shoah” di Georges Bensoussan, spiega sin troppo bene cosa è stato l’Olocausto. Non un fatto casuale, accaduto durante l’eterno percorso della storia, ma un progetto ben strutturato, razionale, lucido e frutto di secoli di odio e di bugie di cui gli ebrei sono stati le vittime. Il seme dell’antisemitismo è stato piantato, nel corso dei secoli, e ha partorito un albero gigante che ha messo in ombra i valori basilari che dovrebbero rispettare gli esseri umani.

L’umano ridotto a un numero, a una bestia – Come ogni anno anche in Italia si celebra, il 27 gennaio, la “Giornata della Memoria”. Un momento toccante, commovente, pieno di rabbia per chi, in un modo o nell’altro, è stato coinvolto in uno degli orrori più grandi della storia. Il pensiero andrà alle vittime dei campi di sterminio, a chi ha sofferto per la perdita di un parente, di un amico, di una persona cara. Una preghiera potrà essere rivolta a chi è stato umiliato, spogliato dei suoi averi e della sua dignità di essere umano. Già, l’umanità. Una parola che in quel periodo aveva perso ogni significato. Persone trasformate in numeri, in bestie, private del loro essere individui. Quei numeri tatuati sulle braccia, quelle uniformi identiche, i capelli rasati, quei dormitori in cui i prigionieri stavano al freddo e ammassati tra di loro. Spogliare dell’umanità gli ebrei, come viene sottolineato nel libro “Uno psicologo nei lager” di Viktor Frankl, neurologo e psichiatra austriaco, era un primo passo per far accettare, in maniera implicita, la loro eliminazione a chi “ancora” mostrava un briciolo di pietà. “Sono numeri”, dicevano, delle “bestie” e quindi non si potevano provare sentimenti umani per quei “cosi”.

Gli eventi a Gaggi e l’incontro con Lia Levi – Il 27 gennaio come monito, soprattutto verso le nuove generazioni, affinché nulla di tutto ciò possa ripetersi. Per un simile motivo anche l’amministrazione comunale di Gaggi, con la regia dell’assessorato alla Cultura, ha organizzato diversi momenti di incontro in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Così il 27 gennaio, presso la scuola primaria di Gaggi, alle ore 10 ci sarà la proiezione del video “Per non dimenticare” e a seguire una riflessione sul significato della Shoah con testimonianze, immagini e approfondimenti sul tema; mentre il 29 gennaio è previsto l’incontro con la scrittrice Lia Levi, che riuscì a salvarsi dalle deportazioni nascondendosi con le sue sorelle nel collegio romano delle Suore di San Giuseppe di Chambéry. La mattina, alle ore 10, l’autrice del romanzo “Il Braccialetto” incontrerà gli alunni della scuola secondaria di primo grado, mentre alle ore 16.30, presso l’oratorio Parrocchiale “Giovanni Paolo II”, ci sarà l’incontro aperto alla cittadinanza. L’importante è ricordare e tramandare cosa è stata la Shoah, ha detto l’assessore alla Cultura Maria Lucia Ferrara: «La celebrazione ha lo scopo di tramandare e rafforzare nella cittadinanza la consapevolezza della Shoah, con la volontà di ricordare e non dimenticare, affinché non accada mai più! È un modo per mantenere sempre vivo il ricordo delle vittime e di chi si oppose al progetto di sterminio nazista, sacrificando la propria vita e la propria libertà».

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