Un tunnel infinito – Considerando il crollo del viadotto Scorciavacche, sulla statale Palermo-Agrigento, prima la Sicilia esce dal tunnel e meglio è, per tutti. Un tunnel di regressione e crisi economica che raramente si era visto nell’isola. Un qualcosa, per alcuni versi, di innaturale. Si, perché dentro un tunnel, com’è ovvio, c’è buio e l’unica luce per i passanti è quella artificiale. Niente sole, nessun raggio attraversa questo luogo. Ed è un peccato, visto che siamo in Sicilia, la terra dove il sole ha trovato casa da molto tempo. Invece di stare all’aria aperta e godere del clima mite e sereno, si è obbligati ad attraversare un tunnel buio, umido e infinito. È chiaro che in una situazione del genere i primi a pagarne le conseguenze, dal punto di vista fisico, sono i siciliani che non sono abituati a simili condizioni “climatiche”. Il risultato è una perdita di forza nell’isola del Mediterraneo, che durante questo lungo e interminabile percorso ha dovuto registrare la chiusura di tre mila aziende. A lanciare l’allarme è stato il presidente regionale di Confcommercio, Piero Agen: «Per la prima volta in Sicilia il numero delle aziende attive è inferiore a quello delle imprese che hanno cessato l’attività. Se ne sono perse circa 3.000 in tutta l’Isola, solo 600 a Catania».

Nessuna luce in fondo al tunnel – Il problema è che non si vede una luce in fondo al tunnel, neanche un sottile raggio: «Il calo del Pil in Sicilia continua, mentre nel resto d’Italia si è fermato. E una ripresa non sembra possibile prima del 2016. La disoccupazione è aumentata, ma più che alla riduzione del lavoro credo che assistiamo all’aumento del lavoro nero». Il presidente Agen, inoltre, si è soffermato sulla situazione delle aziende siciliane: «Bisogna distinguere tra aziende nate e morte e aziende attive, perché possono esserci casi, ad esempio, di srl che si costituiscono ma che non cominciano l’attività, per cui si tratta di costituzioni soltanto formali senza che ci sia davvero l’attività. Il dato preoccupante è che per la prima volta in Sicilia il saldo fra le aziende nate, a prescindere se attive o inattive, e quelle cessate è negativo ed è pari circa al -0,5 per cento di calo, cioè si sono perse circa 3 mila aziende. Finora invece il saldo era stato negativo solo nel caso del rapporto fra le aziende effettivamente attive e quelle che hanno cessato l’attività. Il dato è aggiornato al 30 settembre 2014 ed è preoccupante in un anno. Inoltre, il turn-over che negli anni passati era del 3 per cento adesso supera il 7 per cento. Le aziende nascono e muoiono con eccessiva facilità. In Sicilia abbiamo un’economia che si sta lentamente spegnendo e perché il sistema riparta occorre avere una progettualità, una visione di sviluppo e poi fare delle scelte».

L’unica soluzione è il turismo – La Sicilia si sta spegnendo. Un vero e proprio paradosso naturale, ma per invertire questo status, secondo il presidente regionale di Confcommercio, serve investire sul turismo. «Noi siamo convinti che la Sicilia abbia una risorsa fondamentale che è il turismo, che è una carta vincente, ma la prima cosa da fare è distinguere i ruoli, perché provocatoriamente a ogni riunione continuo a ripetere l’opportunità di abolire gli assessorati al Turismo nei comuni, dal momento che l’assessore locale è convinto di dovere sviluppare il numero dei turisti, ma non è ruolo suo. Lui deve rendere la città o il paese vivibile, appetibile, pulito. Deve renderlo ottimale per il turista che qualcun altro deve richiamare, perché non si può andare a vendere su mercati internazionali, ad esempio, la dea di Morgantina. La vendita del prodotto turistico deve avvenire a livello nazionale con un grosso organismo centrale e poi con dei sottoprodotti regionali. Bastano slogan semplici ripetuti in territori diversi in base alla loro specificità, come avviene in Spagna. Poi, bisogna ripensare il sistema dei trasporti, le opere pubbliche a questi collegati, e un piano di sicurezza e di investimenti. Attualmente credo anche che una seria politica di promozione aerea possa agevolare l’Isola. Inoltre, se riusciamo a sfruttare l’Expo, possiamo portare un milione di persone in più in Sicilia per tre giorni. Basterebbe ideare un sistema di agevolazioni e investire in sconti in biglietteria aerea, perché parte dei 20 milioni di turisti che andranno a visitare l’Expo decidano di passare del tempo in Sicilia. Mi sembra un obiettivo possibile».

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