Pescherecci fermi ad Alessandria d’Egitto – Dopo che due pescherecci italiani, il “Jonathan” di Siracusa e l’ “Alba chiara” di Cagliari, ma di stanza a Riposto (Catania), sono stati sequestrati in Egitto e in queste ore sono trattenuti ad Alessandria, il presidente regionale dell’associazione dei pescatori marittimi professionali di Catania, Fabio Micalizzi, ha ribadito che le due imbarcazioni «erano in acque internazionali, come dimostra la strumentazione satellitare di bordo». Una versione in antitesi rispetto alle informazioni trapelate dalla Farnesina, dove circolerebbe l’ipotesi che i due pescherecci si trovassero in una zona economica esclusiva. Una situazione alquanto ingarbugliata, ma il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina ha promesso una soluzione rapida della vicenda e crede «che nel giro di pochissimo si risolverà la situazione». I familiari, però, sono preoccupati e Graziella Aleo, la moglie del comandante Condorelli, ha dichiarato di aver sentito per l’ultima volta suo marito ieri sera: «Ho sentito l’ultima volta mio marito ieri sera, poi di lui non ho avuto più notizie. So che le motobarche sequestrate sono state portate nel porto di Alessandria in Egitto. Sono molto in apprensione perché in questi Paesi la situazione può diventare da un momento all’altro difficile».

Non è più un mare “poco mosso” – Se fino a poco tempo fa il Mediterraneo poteva considerarsi un mare “poco mosso”, da qualche anno a questa parte la situazione è cambiata. Le primavere arabe, trasformate in inverni freddi e gelidi, hanno destabilizzato le zone. Per non parlare della minaccia del fondamentalismo islamico, che incombe in tutta la zona. E poi ci sono i barconi di migranti e gli scafisti, veri e propri delinquenti che conoscono soltanto il linguaggio delle armi. Altro che Mediterraneo luogo di confronto e incontro fra i popoli. Il mar Mediterraneo, oltre a essere un cimitero di poveri migranti, si è trasformato in una specie di far west dell’acqua, dove diventa rischioso incrociare altre imbarcazioni. Per tutti questi motivi gli armatori siciliani hanno lanciato un appello al governo: «E’ diventato molto rischioso per i pescatori siciliani andare a pescare in acque internazionali del Mediterraneo per poter portare un pezzo di pane a casa, senza tutela da questa assurda situazione, venutasi a creare da alcuni anni. Chiediamo al nostro governo – dice la federarmatori regionale – di volere autorevolmente intervenire al fine di dare ai pescatori siciliani, unici a praticare la pesca del pesce spada in acque internazionali, la giusta serenità e sicurezza».

L’apprensione del sindaco di Riposto – Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Riposto, Enzo Caragliano, il quale ha dichiarato di seguire con attenzione l’evolversi della situazione: «Per tutta la notte sono rimasto in contatto con la famiglia Condorelli che risiede a Riposto ed in particolare con la signora Graziella Aleo, moglie di Pasqualino Condorelli, comandante del Jonathan. Contemporaneamente stiamo mantenendo i contatti con l’Ambasciata italiana al Cairo e, su disposizione dell’ambasciatore Maurizio Massari, è in atto una interlocuzione con il funzionario dott.Sava che sta seguendo da vicino tutta la situazione. Gli equipaggi siciliani da ieri sera si trovano ad Alessandria d’Egitto, ho ricevuto rassicurazioni sul fatto che siano in buone condizioni. Sul piano procedurale sono impegnati gli stati Maggiori delle marinerie militari egiziane e italiane, con il coordinamento della Farnesina. Per nostro conto manteniamo alta l’attenzione al fine di consentire il più rapidamente possibile il rientro a casa degli equipaggi siciliani. Nella tarda mattinata ho ricevuto importanti rassicurazioni dalla presidenza della Regione che segue sin da ieri pomeriggio la vicenda che, già in serata, si potrebbe ottenere il rilascio di tutti i componenti dei due equipaggi siciliani».

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