L’inclinazione a generalizzare e la diffidenza verso la legalità – Le vicende dei vigili urbani della capitale che si sono “ammalati” in massa durante Capodanno è un episodio che ha destato scalpore e indignazione in tutto il Paese. Una vicenda che mostra i problemi presenti nel pubblico impiego e le differenze esistenti con i lavoratori del settore privato. Al di là di questa storia, però, non serve certo sottolineare che non tutti i vigili sono uguali e moltissimi svolgono il loro lavoro con serietà e dedizione. Ho detto che non serve metterlo in evidenza? Mi sbagliavo. Serve, eccome se serve. Generalizzare, in effetti, è una caratteristica tipica di noi italiani e così anche nella vicenda dei vigili pensiamo che siano tutti uguali e poco propensi al loro lavoro. I problemi sociali hanno la loro influenza. La crisi economica ha estremizzato molte considerazioni e ha innervosito gli animi e così siamo sempre più inclini a fare di “tutta l’erba un fascio”. Il vigile, come gli altri componenti delle forze dell’ordine, è considerato una sorta di nemico, di persona da raggirare per realizzare i propri “affari”. È un ostacolo nella quotidianità di alcune persone che considerano la legalità una parola vuota e piena soltanto di sentimentalismi da sventolare durante qualche giorno del calendario.

L’aggressione al vigile urbano che voleva far rispettare la legge – Dalle generalizzazioni sul lavoro dei vigili urbani al fastidio verso la legalità. Due considerazioni che quando si uniscono fanno gravi danni. È quello che è successo a Catania, dove un vigile, insieme al suo collega, durante un controllo al mercato all’aperto della “Fiera” aveva invitato un venditore ambulante a rientrare la bancarella nei limiti fissati dal regolamento. Non l’avesse mai fatto, perché il venditore si è scagliato con violenza contro il vigile urbano che è stato colpito con una spranga di ferro. L’ispettore della Polizia municipale è stato condotto in ospedale e giudicato guaribile in 15 giorni. Il 44enne venditore ambulante, invece, è stato arrestato e condotto in carcere. Sulla vicenda è intervenuto Marco Consoli, l’assessore con delega alla Polizia municipale, che ha ribadito l’importanza della legalità per l’amministrazione: «Non ci fermeremo davanti a minacce o aggressioni fisiche. Motivati eravamo prima, lo siamo ancora di più oggi nel riportare ordine e rispetto delle regole in città. Su indicazione del sindaco abbiamo intensificato i controlli contro i parcheggiatori abusivi e contro l’abusivismo commerciale, consapevoli del fatto che non si sta ripartendo da ciò che gli altri hanno lasciato ma da zero».

La lotta di Catania e l’indifferenza di Messina – Qualche parola l’ha voluta spendere anche il sindaco, Enzo Bianco, che ha ribadito l’importante ruolo svolto dai vigili urbani in città: «Siamo vicini all’ispettore ferito, ma non ci faremo certo intimorire. I vigili urbani sono i rappresentanti della città di Catania e della legalità. L’ispettore colpito, in particolare, nonostante abbia subito altre aggressioni e ritorsioni, deve essere considerato un esempio da seguire per la sua dedizione e per il suo coraggio». Se a Catania l’amministrazione sembra aver dichiarato guerra a chi volta le spalle alla legalità, ai parcheggiatori abusivi e all’abusivismo commerciale, lo stesso non si può dire nella vicina Messina, dove proliferano i parcheggiatori abusivi nella zona del Policlinico e lo stesso vale per bancarelle non autorizzate che invadono marciapiedi e parte della carreggiata soprattutto nella zona sud della città.

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