Duro colpo alla criminalità organizzata di Marsala. A un uomo di sessantanove anni, già condannato nel 2000 a sei anni di reclusione per associazione mafiosa, in quanto considerato «uomo d’onore» della famiglia mafiosa marsalese, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo ha confiscato, ai sensi della normativa antimafia, un ingente patrimonio, costituito da due aziende agricole e di allevamento, numerosi terreni coltivati a vigneti e disponibilità finanziare, per un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro, in esecuzione di un provvedimento del Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione.

Il soggetto, coinvolto anche nell’operazione «Peronospera II» del maggio 2003, è stato condannato dalla Corte di Appello nel 2007 ad un anno di reclusione, «in continuazione» con la precedente condanna, per associazione di stampo mafioso, in relazione a precedenti condotte poste in essere fino al 1997, per avere avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione del racket del “pizzo”. Infine, nel marzo 2010, è stato coinvolto nell’operazione «Golem 2», con cui fu smantellata la rete dei presunti fiancheggiatori del latitante Matteo Messina Denaro. L’anziano boss è il padre di colui che viene considerato il capo della locale cellula di Cosa Nostra marsalese, attualmente in carcere. Già a maggio del 2012, nell’ambito di un’inchiesta del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Trapani, il Gip di Marsala aveva disposto a suo carico il sequestro di due appartamenti e di alcuni terreni agricoli, per omessa segnalazione di variazioni patrimoniali, come previsto dalla normativa antimafia.

Il provvedimento segue al sequestro eseguito dal  G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo nel febbraio 2014, nel quale era stata riscontrata una palese sproporzione tra i beni oggetto della confisca e le disponibilità reddituali manifestate dal nucleo familiare del soggetto, tali da essere considerati derivanti da attività illecite. Peraltro, gli approfondimenti documentali avevano consentito di riscontrare alcune irregolarità nella gestione di una delle aziende agricole sottoposte alla misura cautelare e nella destinazione di alcuni terreni tenuti a vigneti, che avevano consentito al prevenuto di usufruire indebitamente dei contributi pubblici.

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