La consegna del Leone d'oro al regista Francesco Rosi consegnato da Giuseppe Tornatore alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2012
Il Leone d'oro a Francesco Rosi consegnato dal regista siciliano Giuseppe Tornatore alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2012

Lo ricordiamo in una master class doppia parlare di cinema: Giuseppe Tornatore in carne e ossa nella sala e lui Francesco Rosi in collegamento Skype dal salotto di casa sua. Era il 16 giugno 2013 al Palazzo dei Congressi di Taormina per la 59° edizione di Taormina Film Fest e i due grandi del cinema italiano dialogavano tra di loro e con un pubblico numeroso composto per lo più da giovani sul “Sud e la regia”. E chi meglio di Rosi poteva parlare del Sud e di film realizzati appunto al Sud? Napoletano di nascita e siciliano di adozione, l’amore di Rosi verso la Sicilia è nato già nel 1943 quando giovanissimo era aiuto regista di Luchino Visconti che stava girando “La terra trema”, ispirato al capolavoro del verismo “I Malavoglia” di Giovanni Verga. Alcuni anni dopo passato alla regia Francesco Rosi firma la storia di “Salvatore Giuliano” che racconta con una ricerca della verità preponderante i lati più oscuri di Salvatore Giuliano metodo seguito anche inseguito girando il film “Lucky Luciano”.

Francesco Rosi racconterà spesso che “Quando ho girato il film su Giuliano sono andato a Montelepre e ho chiesto ai contadini che avevano vissuto quei momenti terribili di fare le comparse nel mio film, per la scena della sparatoria di Portella della Ginestra: correvano davanti la telecamera, poi venivano da me a strattonarmi la giacca e dire: «tale e quale, tale e quale». Sul film “Salvatore Giuliano” in quella memorabile master class Giuseppe Tornatore, sicuramente il regista italiano moderno più vicino a Rosi ha spiegato che: «Fu per l’epoca un’intuizione incredibile, una storia che comincia dalla fine e che piega la logica del tempo narrativo a quello dell’indagine. A distanza di cinquant’anni qualunque cosa si dovesse scoprire sul caso Giuliano il film sarà sempre il più opportuno». Leone d’oro per “Le mani sulla città”, Palma per “Il caso Mattei”, anche questo ambientato in parte in Sicilia, Legion d’onore e premi presi a Locarno e Berlino, Rosi ha guardato alla Sicilia sempre con uno sguardo attento e con l’idea che un film serve per far riflettere sulla realtà sociale.

Ecco perché in “Dimenticare Palermo”, forse il film di Rosi riuscito meno, il regista ha narrato Palermo attraverso immagini bellissime. Una su tutte la ripresa su un pavimento a scacchi, poi un balcone, una spiaggia punteggiata di sassi, e infine il mare, dello stesso colore del cielo, cielo e mare che si confondono nello stesso celeste, sono la stessa cosa, dando così al di là della trama del film un’anima al capoluogo siciliano. Regista innovatore per i suoi tempi Francesco Rosi, con i mezzi a sua disposizione, riuscì a realizzare tecnicamente effetti sonori, musiche, parti di dialogo doppiati che oggi non sfiorano nemmeno lontanamente la mente di registi e tecnici. Tra i maggiori esponenti del cinema sociale e d’inchiesta Francesco Rosi è stato sul palco del Teatro Antico di Taormina nel 2004 a ritirare il Taormina Arte Award, il premio cinematografico che viene consegnato all’eccellenze del cinema italiano e internazionale durante il Taormina Film Fest, e per l’occasione il 19 giugno è stato protagonista di una lezione di cinema sul suo leggendario film “Salvatore Giuliano”. E’ proprio allora Francesco Rosi ha ribadito che per lui fare cinema era principalmente un impegno civile. «Sono sempre stato ossessionato dalla realtà: la mafia, la disparità Nord e Sud, la mancanza di solidarietà, l’emarginazione politica di alcune regioni italiane, il terrorismo e le stragi. Ora tocca ai giovani lavorare sulla realtà».

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