L'Urlo del mare contro le trivelle. Sit-in a Palazzo dei Normanni

Un urlo per il mare violentato – Non si placano le proteste contro le trivellazioni nel mare di Sicilia. Questa volta gli attivisti si sono radunati di fronte e Palazzo dei Normanni e hanno indossato una maschera dell’Urlo di Munch. Un urlo di dolore, sgomento, impotenza e rabbia per il mare violentato. Un tratto di Mediterraneo tra i più belli del mondo rischia di subire, secondo le associazioni che hanno protestato, dei danni permanenti. Da Legambiente a Greenpeace, dal Wwf all’Anci fino a Federalberghi Sicilia, una decina di associazioni hanno aderito alla protesta contro le trivellazioni davanti al Parlamento siciliano, organizzata da Marevivo. «Siamo contro lo Sblocca Italia – ha detto Rosalba Giugni – presidente nazionale di Marevivo. Contro le trivelle che non portano ricchezza e lavoro, ma distruggono la nostra risorsa principale, l’ambiente. Tutto il mondo va in una direzione, dobbiamo seguirla, bisogna puntare sulle risorse rinnovabili». Una protesta culturale, per ricordare che la Sicilia è soprattutto cultura e quindi le risorse per crescere e creare posti di lavoro ci sono.

L’Anci Sicilia contro le trivelle – Dal punto di vista dei manifestanti non serve scavare per trovare “l’oro nero”. Sul sottofondo musicale del Requiem di Verdi, i membri della associazioni hanno voluto mettere in luce le concrete alternative alle trivelle, soprattutto in un momento in cui il mondo sembra orientarsi sulle risorse alternative e guarda sempre con meno interesse al petrolio. A ribadire questo concetto ci ha pensato l’Anci Sicilia, con il suo presidente Leoluca Orlando: «Ancora una volta confermiamo il no alle trivellazioni e il sì ad un modello di sviluppo sostenibile mortificato dal disprezzo per il mare e l’ambiente dell’arcipelago Sicilia e da soffocanti interessi legati a fonti di energia pericolose per la salute». E mentre i manifestanti gridavano davanti al portone dell’Ars, «se Crocetta vuole le trivelle deve passare sulla nostra pelle», Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia, ha chiesto alla regione Sicilia di presentare ricorso alla Corte costituzionale contro le autorizzazioni rilasciate: «Stiamo presentando i ricorsi contro le autorizzazioni rilasciate e chiediamo oggi alla Regione siciliana di presentare ricorso alla Corte costituzionale, come hanno fatto tante altre regioni».

Molte regioni si muovono contro l’articolo 38, ma non la Sicilia – Continuano le proteste contro l’articolo 38 del decreto Sblocca Italia presente nella legge di stabilità. I manifestanti siciliani hanno chiesto di abrogare l’articolo, ma fino a oggi il governatore Rosario Crocetta non sembra avere l’intenzione di tornare sui suoi passi e non vuole presentare alcun ricorso contro le trivelle. A differenza dell’ex sindaco di Gela, si stanno muovendo altre regioni contro le scelte del governo di larghe intese. Pronte a presentare ricorsi sono l’Abruzzo, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto. Le Regioni che hanno presentato ricorso contestano il decreto Sblocca Italia, perché ritenuto contrario al titolo V della Costituzione. A questo aspetto vanno ad aggiungersi problemi ambientali. Il rischio, considerando che il Mediterraneo è un mare chiuso, è che con un possibile incidente il petrolio possa diffondersi “a macchia d’olio”, nel senso letterale del termine, e arrivare su tutte le coste bagnate dal mare. È chiaro che i danni ecologici sarebbero elevati.

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