La “fuffa”, questa volta, arriva dal basso – Questa volta la “fuffa” potrebbe arrivare dal basso, ovvero dal Movimento che ha contribuito a far eleggere, contro ogni previsione, Renato Accorinti sindaco di Messina. Il primo cittadino scalzo è al centro delle polemiche, insieme al suo “deus ex machina”, il vicesindaco Guido Signorino. La questione ruota intorno alla volontà dell’amministrazione della città dello Stretto di nominare assessore l’esponente del centrodestra Elio Conti Nibali. A mettersi di traverso sulla scelta del sindaco sono stati i pasdaran del barbuto Accorinti. Si tratta dei consiglieri comunali Nina Lo Presti e Gino Sturniolo, eletti proprio nel movimento del sindaco e passati al gruppo misto, ma anche l’altra consigliera di CMb Ivana Risitano e il gruppo del “Teatro Pinelli”. Alquanto perplessi, per usare un eufemismo, sulla decisione del sindaco ci sono anche quei partiti, come i Verdi, i Comunisti italiani, esponenti del sindacato Orsa e Italia dei Valori, che lo avevano appoggiato durante la sua corsa verso Palazzo Zanca. A quanto pare Renato Accorinti è rimasto solo. Oltre ai suoi fedelissimi, anche l’Udc, che con la regia di Giampiero D’Alia ha dimostrato di non aver ostacolato ogni decisione dell’amministrazione in cambio di qualche gradita nomina (come quella del nuovo sovrintendente al teatro Vittorio Emanuele, Antonino Saija), adesso prende le definitive distanze tramite il consigliere comunale Libero Gioveni: «Non si può non tenere conto che in questa operazione sono andati a farsi strabenedire la “rivoluzione” o il “modus operandi” limpido tanto decantati dal primo cittadino. Nibali è cognato dell’attuale capo di Gabinetto Silvana Mondello, a sua volta cugina del vicesindaco Signorino. Non è Accorinti che ha sempre pesantemente condannato la “parentopoli” all’interno delle istituzioni?».

Da oggi Accorinti naviga a vista – Ma è il “fuoco amico” a far mare al primo cittadino. Gli ex accorintiani, i consiglieri Luigi Sturniolo e Nina Lo Presti, non usano mezzi termini per parlare del sindaco. Il primo dice che «possiamo dire addio alla democrazia se si esercita un potere senza sottoporlo al consenso. Non era questa la rivoluzione che avevamo in mente», mentre la Lo Presti ha detto: «Per la seconda volta, in questa città, alla sinistra è stata venduta la fontana di Trevi, prima con la sindacatura Genovese e oggi con quella attuale». Ma le vere accuse non sono rivolte al primo cittadino, bensì al vicesindaco Signorino che, secondo gli ex accorintiani, imporrebbe le sue scelte ad Accorinti. Sta di fatto che nel caos della politica messinese, Elio Conti Nibali ha fatto un passo indietro e ha rinunciato alla sua nomina: «Ad un passo dalla mia nomina ufficiale ad assessore della tua giunta debbo fare purtroppo un passo indietro. Il percorso che da sempre ho condiviso con te mi impone di ragionare prima di tutto nell’interesse della nostra città, come tu hai sempre detto. La mia nomina per tanti motivi, non tutti da me compresi, ha suscitato opposte reazioni che non mi consentirebbero una serena collaborazione nello spirito di servizio che tutti debbono avere per affrontare le impegnative problematiche di un’amministrazione difficile e complessa». Si conclude nel peggior dei modi l’avventura a sindaco di Renato Accorinti, che da oggi inizia a navigare a vista.

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