Uno dei feriti nell’attentato contro «Charlie Hebdo» (Ap/Camus)
Uno dei feriti nell’attentato contro «Charlie Hebdo» (Ap/Camus)

Al grido di “Allah Akbar” hanno seminato morte e paura – È un attacco alla cultura dell’Europa. Lo stupore e lo sgomento attraversano il vecchio continente, che guarda con paura all’immediato futuro. Anche oltre oceano, negli Stati Uniti, si assiste con preoccupazione a quanto accaduto a Parigi. Un attacco senza precedenti, brutale e vigliacco alla redazione parigina di Charlie Hebdo. Cinque minuti di follia, scrivono alcuni giornali, ma in realtà si tratta di cinque minuti di orribile razionalità da parte dei terroristi islamici che al grido di “Allah Akbar” hanno colpito, non a caso, il giornale Charlie Hebdo. Tutto progettato, ogni minuzia organizzata chissà da quanto tempo. Del resto non è la prima volta che il giornale satirico è stato soggetto ad attacchi per le sue vignette contro Allah. Era il novembre del 2011 quando la redazione fu incendiata. Un anno dopo ci furono altre tensioni per delle vignette che raffiguravano Allah in posizioni poco consone alla sua figura. L’Islam non è stata l’unica fonte di ispirazione per i vignettisti di Charlie Hebdo. Tra le più famose ricordiamo quella raffigurante Papa Benedetto XVI mentre abbracciava con affetto una guardia del Vaticano, oppure un’altra tratteggiava l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy come un vampiro malato, oppure un bacio tra un ebreo ortodosso e un soldato nazista. Si trattava di vignette e una democrazia è libera soltanto quando ha una stampa libera.

Abbattuto un pilastro della libertà di pensiero – La matita non è un’arma, è soltanto libertà di espressione. Qualcosa che noi europei abbiamo conquistato dopo sofferenze secolari. Eppure i fondamentalisti islamici hanno messo a segno un altro attentato. Dopo quelli contro gli ebrei, tra le loro vittime preferite in Europa, ecco che questa volta è toccato a un giornale. Tre uomini incappucciati e armati di kalashnikov sono entrati nella redazione di Charlie Hebdo e hanno ucciso 12 persone e ferite 8, di cui 5 molto gravi. Tra le vittime, oltre a due agenti, il direttore del settimanale, Stephan Charbonnier, detto Charb, e i tre più importanti vignettisti: Cabu, Tignous e Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia. Nell’attentato è rimasto ucciso anche l’economista Bernard Maris, azionista della testata parigina e collaboratore di France Inter. È il più grave attacco alla libertà di stampa degli ultimi decenni. Se in quel maledetto 11 settembre Al Qaeda ha abbattuto le Twin Towers, diffondendo paura e morte, questa volta a venire giù è stato un pilastro della libertà di pensiero. Sono stati colpiti e uccisi i suoi rappresentanti più importanti. Si tratta dell’attentato terroristico che il governo francese temeva da mesi. Il Primo ministro, Manuel Valls, nelle scorse settimane era apparso preoccupato per una possibile e grave «minaccia terroristica».

L’Islam fondamentalista vuole far smettere di battere il cuore dell’Europa – Il presidente Hollande ha cancellato tutti i suoi impegni, il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, ha detto: «J’éprouve un sentiment d’horreur absolue face à l’attentat qui vient d’être perpétré contre Charlie Hebdo». L’ex presidente e leader dell’opposizione di centrodestra, Sarkozy, ha parlato di «attacco alla nostra democrazia». Al di là delle parole di costernazione, secondo molti analisti, questo fatto è dovuto al rientro in Francia di circa mille cittadini francesi che sono tornati dalla battaglia jihadista in Siria e in Iraq. Si tratta di quei francesi che hanno sposato la causa dell’Isis e che tornando in patria sono diventati la classica serpe in seno. Un cancro difficile da estirpare non solo in Francia, ma in tutta l’Europa. Il Paese transalpino è diventato il fulcro di questa nuova guerra sulla libertà di espressione e sensibilità religiosa. Bisognerà lottare contro il radicalismo musulmano senza tentennamenti, se l’Europa non vorrà perdere la maggior parte delle sue conquiste di civiltà e democrazia. Nelle prossime ore servirà comprendere il peso di questo attentato e non minimizzarlo. È un attacco che va al di là della libertà di stampa. È un attacco al cuore dell’Europa che qualcuno vuole far smettere di battere. Alla sua democrazia e ai suoi valori per i quali sono morti sui campi di battaglia, e non solo, milioni di persone. Je suis Charlie!

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