Capodanno a Taormina Foto Ernesto De Luna/Blogtaormina ©2014
Capodanno a Taormina Foto Ernesto De Luna/Blogtaormina ©2014

Le origini del Capodanno – Le notizie più antiche relative al Capodanno giungono dalla Mesopotamia dove circa quattro mila anni fa, assiri e babilonesi, festeggiavano l’anno nuovo. Usando il calendario lunare, poiché si trattava del nuovo inizio per i cicli della terra, si faceva cadere l’inizio dell’anno, in corrispondenza della prima luna nuova dopo l’equinozio di primavera; il principio della fioritura naturale. I romani, che con il 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, erano soliti festeggiare i saturnali e vedevano in questo periodo la nascita del Sole Invincibile, celebravano il nuovo anno, a partire dal mese di marzo che dava il via anche alle campagne militari. L’anno nuovo e la sua festa erano un modo per cacciare via il male e l’oscurità.

Il calendario Giuliano e il Gregoriano – Giulio Cesare, nel 46 a. C. con l’introduzione del calendario Giuliano, dopo aver ripreso e modificato il calendario egizio, stabilisce che il primo dell’anno coincida con il primo giorno del mese di gennaio. Il giorno di Capodanno in ogni famiglia romana, si era soliti invitare a pranzo gli amici, ci si scambiavano vasi contenenti fichi, datteri o miele oppure monete; e si regalavano dei ramoscelli di alloro che venivano detti “strenne”. I rami di alloro venivano staccati dal boschetto sacro alla dea sabina Strenia ed erano simbolo di fertilità e fortuna. Nel 1582, modificando il calendario Giuliano, il pontefice Gregorio XIII, introduce il calendario Gregoriano che compensando lo scarto tra anno solare e anno calendariale, include l’anno bisestile ogni quattro anni, e fissa l’inizio del nuovo anno al primo gennaio. Data usata in tutto il mondo. Inoltre, per la chiesa cattolica, in questo giorno si celebra la festa dedicata a Maria, la Madre di Gesù.

Il rito del passaggio dal vecchio al nuovo – Nel meridione e in Sicilia, i festeggiamenti che cacciano via l’anno vecchio per accogliere quello nuovo, sono legati alle antiche tradizioni greco-romane, trasfuse negli usi cristiani, che hanno recuperato le tradizioni agricole e pastorali così come per il Natale. La festa che si apre l’ultimo dell’anno, il 31 dicembre, con il tradizionale cenone, per culminare con gli auguri che annunziano l’anno nuovo, l’esplosione di botti, fuochi d’artificio e danze sino all’alba, porta le tracce della fine delle feste saturnali romane, dove erano presenti tutti questi ingredienti. Aprire il nuovo anno in modo positivo, serve ad esorcizzare il negativo, la sfortuna.

Cibi e bevande per festeggiare – Nell’isola vi è il detto che “cu è malatu a Capodannu, è malatu tuttu l’annu” ovvero che “chi è malato a Capodanno, è malato tutto l’anno” e altre frasi simili, come quella che chi mangia maccheroni a Capodanno, avrà “tuttu l’annu a ruzzuluni”, nel senso che tutto l’anno andrà a rotoli. Ma a Taormina, in molte famiglie, era tradizione preparare i maccheroni fatti in casa con il sugo di carne e i “scuccitti di maiali”, la parte della cotenna del suino, proprio per il pranzo del primo gennaio. Tra i cibi che non devono mancare, anche qui vi sono le lenticchie, i legumi che per la loro forma somigliano a quelle antiche monete che i romani si scambiavano; più se ne mangiano e più si avrà la possibilità di esser ricchi e felici. Per il cenone di San Silvestro, tornano sulle tavole le crispelle, le frittelle che possono essere dolci con l’uva passa o la ricotta oppure salate, con le acciughe e anticamente, venivano offerte a chiusura del pasto come dolce. Oggi, sulle tavole, impera il pesce: salmone, gamberi, frutti di mare, ma nei periodi di ristrettezza economica, le famiglie preparavano la verdura di campagna saltata in padella col pane fatto in casa, detta “mpanaticata” e ancora il baccalà fritto. I primi piatti del pranzo di Capodanno, vanno dalla pasta ripiena condita con i sughi a base di carne, o cannelloni e lasagne. Su molte tavole si serve il falsomagro, un polpettone preparato con carne macinata ripiena di prosciutto e uova sode, accompagnato dai piselli, cotto nella salsa. I dolci variano dai tradizionali cannoli con la ricotta e qualcuno ancora, si fa preparare le bombe ripiene con la crema, i bignè e pure le cassate.

Riti che resistono al passaggio delle epoche – La preparazione ai festeggiamenti per il nuovo anno anche a Taormina segue delle regole. Anzitutto, tradizione tipica anche qui, è quella di usare un indumento intimo di colore rosso come simbolo di buon augurio. Origine romana, che gli antichi usavano come simbolo di sangue e guerra per scacciare la paura. E una tradizione contadina, invece vuole che si indossi qualcosa di vecchio, che richiama l’anno che sta passando, qualcosa di nuovo per accogliere il futuro e qualcosa di rosso che rinvia alla fecondità. Allo scoccare della mezzanotte, partono i brindisi con lo spumante e ci si scambiano gli auguri ma inizia anche l’esplosione dei botti e dei mortaretti. In città, vi era l’uso di “sparari i bummi du casteddu”, fare esplodere i fuochi d’artificio da Castel Tauro, in modo tale che tutta la città potesse assistere all’evento. E poi, grandi e piccini uscivano sui balconi e in strada a sparare mortaretti, pratica in uso anche oggi.

Usanze e scherzi – Nei quartieri popolari di piazza Raggia e Cuseni poi, si gettavano via dai balconi, piatti, bicchieri, persino pitali e roba vecchia per iniziare bene l’anno nuovo; infatti, bisognava fare attenzione a non ritrovarsi bagnati certo non d’acqua o spumante. Riti questi abbandonati da tempo, ma che servivano ad allontanare le forze maligne e invocavano felicità per i giorni nuovi. Un’altra consuetudine di cui molti taorminesi sono stati vittime, era quella di rubare dalle case i fili di corda o di ferro che servivano a stendere il bucato. Poiché si festeggiava in casa e in pochi uscivano dopo il cenone, i “buontemponi” chiudevano le porte d’ingresso delle abitazioni prese di mira con queste corde e la mattina seguente, i malcapitati si trovavano chiusi dentro casa. Dai racconti appresi, questo era un modo per ben augurare l’anno nuovo e tenere lontani dalle case, impedendogli di entrare gli spiriti maligni, ma spesso era solo un modo per divertirsi, tanto che i più accorti, tiravano via i fili, in modo da non farseli sottrarre.

Le feste e le danze – La festa dell’ultimo dell’anno, vedeva al centro della scena le famiglie e gli ospiti che erano invitati; oltre ai balli in casa, si amava giocare sino a tardi a carte e a tombola, bevendo buon vino e mangiando crispelle e frutta secca. A Taormina, le famiglie erano solite festeggiare in casa l’anno nuovo, e magari il primo gennaio si recavano a messa per ringraziare il Signore. Naturalmente, vi era distinzione tra il Capodanno dei nobili, che passeggiando, mostravano il loro benessere, indossando vestiti alla moda e guanti immacolati, e quello dei popolani. Ma per tutti, Capodanno era dedicato alla consumazione di cibi e bevande e riservato al divertimento, senza distinzione di ceto. Dopo la seconda guerra mondiale, durante il periodo della ripresa economica, tra gli anni cinquanta e sessanta del Novecento, la città è già aperta al turismo da tempo, e la fascia di persone che frequentano Taormina, si allarga.

L’apertura dei night club – Vengono aperti i primi night club e tra essi diventeranno famosi, la “Giara” con i fratelli Egisto e Chico Scimone, e il “Sesto Acuto”, chiuso da moltissimo tempo e che si trovava al piano terra di palazzo Ciampoli o il night, “Iron Bull”. I taorminesi prendono ispirazione dagli ospiti stranieri, e i night, accolgono la gente. Nei locali notturni, si balla, si consuma da bere e si corteggiano le belle donne. La danza è un rito antico che apre ad una stagione e richiama alla fertilità; essere inebriati dalle musiche e da cibi e bevande, genera rilassamento e predispone alla convivialità. Questo è il modo migliore per accogliere l’anno nuovo. E dunque, oltre ai balli nei locali con le orchestrine dal vivo, si organizzano i veglioni anche nelle case più grandi, eventi che impegnano interi gruppi di amici. Molti si ricordano ed hanno vissuto le feste che si organizzavano a palazzo Vecchio, edificio a fianco di palazzo Ciampoli e oggi hotel di lusso. Per accedere al salone delle feste, si passava dall’ingresso di palazzo Ciampoli e salita una scaletta di legno, si entrava per diritto di una servitù di passaggio, a palazzo Vecchio. Oggi, i ristoranti, gli hotel e il locali sono numerosi ma tutti offrono la possibilità di gustare un ottimo cenone e dopo, lasciarsi andare alla gioia delle danze e del divertimento.

L’attesa dell’alba e il ricordo di Chico Scimone – La notte di Capodanno corre via veloce e chi ha partecipato ai veglioni, danzando e brindando in abito da sera, di solito rientrerà a casa al primo albeggiare. Ma non tutti rincasano, sono numerosi i taorminesi e anche i visitatori che hanno deciso di trascorrere il Capodanno in città, ad attendere l’alba del primo gennaio. Ci si affaccia dal belvedere di piazza IX Aprile oppure da altri luoghi panoramici e si assiste alla nascita del nuovo giorno. Poi, si va in uno dei numerosi bar per fare colazione, con cappuccino e cornetto dopodiché, assonnati ma felici si va a riposare prima di prepararsi al pranzo. Vi è tuttavia un’altra tradizione presente in città da quaranta anni e ad inaugurarla è stato l’atleta e superbo musicista, Chico Scimone, che ha scalato i 1576 gradini dell’Empire State Building di New York e ne detiene il record mondiale. Chico è stato uno dei taorminesi più illustri, conosciuto nel mondo e pioniere non solo nell’attività sportiva ma anche in quella sociale e culturale. Chico Scimone ha aperto “La Giara” ed è stato uno dei più grandi direttori dell’Orchestra a Plettro di Taormina. Nel 1974, ha dato il via al “tuffo a mare e corsa”, gara che inaugura il primo giorno dell’anno e che oggi ha numerosi partecipanti. La gara organizzata dall’associazione Marathon Club Taormina, prevede il raduno a Villagonia attorno alle 8 del mattino. La partecipazione è aperta a tutti gli atleti in regola col tesseramento Fidal, mentre il tuffo a mare è facoltativo, ma i più audaci eseguono ogni anno questo “battesimo” nelle acque del mare di Taormina. Dato che Chico era un maratoneta, il trofeo che viene dato al vincitore, è un omaggio a quest’uomo che ha dedicato la sua vita allo sport e alla musica, rendendo la città più ricca.

Il concerto di Capodanno – Un altro atteso e importante appuntamento con la tradizione cittadina, è il concerto dell’Orchestra a Plettro Città di Taormina. L’Orchestra viene fondata agli inizi del Novecento per il desiderio dei musicisti taorminesi di condividere le singole esperienze musicali, riunendosi in un solo corpo orchestrale. Composta da mandolini, mandole, mandoloncelli, chitarre e contrabbassi con il tempo, è diventata una realtà musicale molto apprezzata in Italia e all’estero. Tra le figure emblematiche che ne hanno segnato il destino, bisogna ancora una volta ricordare Chico Scimone, il Maestro che la dirige dalla fine degli anni settanta, sino alla sua scomparsa, avvenuta qualche anno fa. Attualmente, l’Orchestra è diretta dal Maestro Antonino Pellitteri, diplomato in pianoforte presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma, sotto la guida di Pieralberto Biondi. Ma l’altro fiore all’occhiello dell’Orchestra, è la scuola per i giovani plettri di cui è Maestro il primo mandolino solista, Alessandro Russo. La scuola e l’orchestra a plettro, fanno parte dell’Associazione Musicale Taorminese, il cui presidente è Elisabetta Monaco, che da anni segue con passione le attività dell’orchestra e ne è parte integrante con il ruolo di liuto cantabile. Infine, degna di menzione è una tra le performance che hanno visto l’orchestra in primo piano, ovvero il concerto tenuto nel mese di gennaio 2010, nella Cattedrale spagnola di Barcellona.

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