La stagione delle riforme è un buon segno per Napolitano – «La mie riflessioni avranno per destinatario anche chi presto mi succederà nelle funzioni che sto per lasciare, rassegnando le dimissioni: ipotesi che la Costituzione prevede». Non usa giri di parole il presidente Giorgio Napolitano, che ha parlato agli italiani ricordando le imminenti dimissioni dalla carica che attualmente ricopre. Il Capo dello Stato ha motivato il suo addio ricordando l’avanzare dell’età che gli ha posto alcuni limiti. A quanto pare non c’è nessun motivo politico dietro questa scelta, ma il dovere istituzionale di un uomo che vuole porre al centro l’importanza della carica che ricopre, la quale non può subire ridimensionamenti a causa delle condizioni fisiche di una persona. Giorgio Napolitano parla subito delle riforme di cui ha bisogno l’Italia per riportarsi sui binari della competitività e della crescita. È stato il motivo principale che l’ha convinto ad accettare questo straordinario secondo mandato. Riforme costituzionali e sociali hanno fatto il loro ingresso in Parlamento con il governo Renzi. Un dato di fatto «innegabile» per il Capo dello Stato.

Ecco gli italiani di cui andare fieri – Una considerazione che gli permetterà di lasciare il proprio incarico con maggiore serenità e con la consapevolezza che il Paese potrà tornare a giocare un ruolo fondamentale a livello internazionale. Come annunciato nelle ore che hanno preceduto il discorso, il presidente Napolitano ha usato toni molti duri nei confronti della corruzione dilagante che rischia di far marcire dall’interno il sistema: «Solo riconquistando intangibili valori morali la Repubblica potrà andare avanti. Non lasciamo che a occupare lo spazio siano solo italiani indegni». Meglio parlare di italiani che ci permettono di camminare a testa alta nel mondo e Napolitano, con un po’ di commozione, ne cita alcuni: Fabiola Gianotti del Cern, l’astronauta Samantha Cristoforetti, Fabrizio, il medico italiano di Emergency accorso in Sierra Leone per curare i malati di Ebola, Serena Petriucciolo, ufficiale medico della Marina che sulla nave Etna ha aiutato una profuga nigeriana a dare alla luce la sua bimba e gli italiani che senza tentennare hanno soccorso i passeggeri del traghetto in fiamme sulla rotta tra la Grecia e l’Italia.

«Velleitari certi appelli al ritorno alle monete uniche» – Una menzione particolare è andata a Papa Francesco, che Giorgio Napolitano ha citato durante il suo ultimo discorso considerandolo come un esempio da seguire. Da europeista convinto, il presidente Napolitano non poteva esimersi dal parlare di Unione europea e ha sottolineato l’inutilità di chi parla di ritorno alle monete nazionali. Soluzioni propagandistiche, che non risolverebbero i problemi dei cittadini europei: non c’è «niente di più velleitario e pericoloso di certi appelli al ritorno alle monete uniche». Il Capo dello Stato giudica positivo anche il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea: «L’Italia ha colto l’opportunità per sollecitare un cambiamento delle politiche dell’Unione europea che accordino priorità al rilancio solidale delle nostre economie». Un altro tema ricorrente è stato quella della crisi economica, considerata un’opportunità per far «nascere un’Italia nuova». Il pensiero del presidente è andato a chi ha perso il posto di lavoro e alla disoccupazione giovanile dilagante. Nello stesso tempo il Capo dello Stato ha voluto ricordare quei giovani che uniscono le loro forze per creare qualcosa di nuovo, tramite aziende innovative in grado di guardare senza timore al futuro. È stato un discorso di sostanza quello di Giorgio Napolitano, che si è concluso con un tono paternalistico verso tutti gli italiani: «Ho così concluso l’appello che ho voluto indirizzare più che ai miei naturali interlocutori istituzionali, a ciascuno di voi, come persone, come cittadini attivi, perché da ciascuno di voi può venire un impulso importante per il rilancio».

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