Taormina Teatro Antico Foto di Andrea Jakomin 2014

Un’analisi dal doppio volto – Secondo il centro Studi e Ricerche Mezzogiorno collegato al gruppo Intesa San Paolo, ci sono luci e ombre sulla situazione economica della Sicilia. In realtà più ombre, almeno considerando la situazione del Pil pari nel 2013 a 81,4 mld di euro, in calo rispetto al 2012 del 2,7 per cento. Discesa confermata, -1,3 per cento, anche dalle previsioni 2014. La Sicilia e i suoi luoghi principali risentono della crisi nazionale, anche se rimangono attori principali nel Mezzogiorno d’Italia. Questo, però, non vuol dire che il Pil pro capite vada bene. Pari a 16.152 euro, la media della ricchezza del cittadino siciliano è inferiore alla media del Mezzogiorno. E se il segno più appare per la produzione in agricoltura (+2,9 per cento), dato in controtendenza rispetto a quanto avviene nel Paese, è netto invece il passo indietro del settore edilizio (-9,6 per cento). Fa eccezione invece la produttività regionale, pari nel 2012 a 52.655 (valore aggiunto ai prezzi di base/Unità di lavoro) superiore alla quella del Mezzogiorno ma inferiore alla nazionale. Pari a 7,1 mld di euro il flusso monetario dovuto all’export, un settore nel quale la filiera agroalimentare, con uno +3,7 per cento, si mantiene positiva. Se le percentuali export si rivelano modeste viste col binocolo nazionale (2,5 per cento), aumentano di significato considerata la “gittata lunga” coperta dai prodotti siciliani, misurata in termini di chilometri medi percorsi, essendo questa la propensione dei prodotti di un territorio a raggiungere mercati sempre più lontani. Export basato prevalentemente sulla manifattura dei comparti energetico (coke e i prodotti petroliferi), agroalimentare, farmaceutico, elettronico.

La Sicilia attiva nei settori innovativi – Non solo brutte notizie per la Sicilia, considerando che nei primi tre trimestri del 2014 l’export del settore agroalimentare della Sicilia è aumentato del 3,7 per cento. Crescono le esportazioni verso i paesi esterni all’area euro (+6,1 per cento). A livello settoriale gli ultimi dati sull’export rivelano inoltre che la Sicilia presenta, rispetto all’Italia, una quota estremamente elevata dei settori ad alta tecnologia pari al 90 per cento del totale. L’isola si conferma molto attiva nei settori innovativi ed in particolare nella filiera energetica, farmaceutica ed elettronica. Il turismo siciliano aumenta, ma viene incrementato quello mordi e fuggi. Un bel problema per gli albergatori e chi investe in questo settore. Secondo lo studio porti ed aeroporti siciliani potrebbero fornire, se ben integrati con il sistema produttivo e logistico, ulteriore impulso all’economia della regione. Con il settore turistico potrebbero essere creati veri posti di lavoro, invece la Sicilia è la regione con la disoccupazione più alta di tutta Italia.

Taormina, Catania e il turismo che sfugge – C’è una diminuzione del numero degli occupati in tutti i settori, -1.3 per cento, industria esclusa. L’incremento del tasso di disoccupazione al 21,2 per cento, tocca punte mai raggiunte, risultando superiore sia a quello del Mezzogiorno che a quello nazionale. Eppure le potenzialità rimangono, ma si rischia di farsele passare sotto il naso. È sufficiente leggere i dati sull’aumento dei crocieristi e quello sui passeggeri che atterrano in Sicilia: se il traffico passeggeri del 2013 ha registrato una quota di oltre 10,2 milioni, l’80 per cento allo scalo di Messina, nel periodo gennaio-novembre 2014 gli scali siciliani hanno fatto registrare oltre 12 milioni di passeggeri, il 54,2 per cento a Catania (primo aeroporto del Mezzogiorno per numero di passeggeri), seguito dal 33,8 per cento di Palermo. Nel complesso il traffico passeggeri della regione ha un peso del 37,8 per cento sul Mezzogiorno. Non devono illudere, inoltre, i dati sull’aumento dei pernottamenti nella città di Taormina che hanno fatto registrare un incremento del 3,24 per cento rispetto al 2013. Sarebbe necessario analizzarli con più attenzione e comprendere che tipo di turismo sta aumentando: quello low cost o quello destinato ad arricchire la città? Purtroppo, considerando le difficoltà degli alberghi a più stelle, è il turismo mordi e fuggi ad avere la meglio. Allora, invece di sbandierare dati che parlano di una nuova crescita, servirebbe impegnarsi per creare delle politiche mirate a valorizzare e rispettare il territorio.

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