Alessandro Baccei

Quando la politica si commuove – «E sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re», cantava l’indimenticabile Enzo Jannacci che, forse, vedendo qualche lacrima scendere dal viso di alcuni politici negli ultimi anni avrà ripensato alla sua canzone. Un brano di successo in grado di rappresentare gli ultimi. Uno dei luoghi comuni della nostra epoca recita che “il mondo si è capovolto”, ma fino al punto di invertire i personaggi di «Ho visto un re»? Le parti, tra chi piange e chi no, sono cambiate da qualche anno a questa parte? In principio fu Elsa Fornero, che pensando alla condizione economica e sociale del Paese e ai tagli che quel governo di tecnici avrebbe dovuto fare, si mise a piangere in diretta, davanti alle telecamere e al fianco di uno spaesato Mario Monti. A distanza di centinaia di chilometri e dopo diversi mesi, anche l’attuale assessore al Bilancio della regione Sicilia, Alessandro Baccei, si è commosso mentre parlava della gravissima situazione finanziaria dell’isola. L’uomo di fiducia del governo di Matteo Renzi, che in sostanza guida a vista il presidente Crocetta e la sua giunta, ha confermato che i margini di manovra sono sempre più stretti, il fondo di riserva è ridotto all’osso e servono riforme urgenti.

Baccei, una lacrima su un volto istituzionale – La Sicilia, a quanto pare, non solo è un laboratorio politico, ma anche un laboratorio economico. Il copione è sempre lo stesso. Non ci sono soldi, si riesce con fatica a pagare gli stipendi e servono riforme urgenti per provare a sbloccare il sistema. Quando si parla della differenza “temporale” tra nord e sud, non c’è niente di più vero. In questo caso, infatti, nella bella Trinacria sembra di rivivere, con una buona dose di “scanto” l’epoca che tutta Italia ha vissuto durante il governo Monti. Allora viene subito in mente un paragone tra la Fornero e Baccei, soprattutto per la lacrimuccia scesa sui loro volti istituzionali. Baccei sapeva che la situazione della Sicilia era complicata, ma non si aspettava un disastro del genere. A quanto pare, per pagare gli stipendi, è stato ridotto il fondo di riserva e il fondo rischi messo a garanzia dei residui attivi inesigibili. E nonostante ciò non è detto che si riusciranno a pagare le altre liquidità. Baccei è sembrato scoraggiato, considerando che per ora sono stati assicurati gli stipendi di enti regionali, consorzi e partecipate da qui a fine aprile.

In attesa delle riforme, chi dovrebbe piangere? – Milioni di euro utilizzati soltanto come toppe, ma a quanto pare la condizione siciliana permetteva un’operazione del genere. Per cambiare verso e invertire rotta, secondo l’assessore Baccei, sono necessarie le riforme entro la prima metà del 2015. Altrimenti non si riusciranno a pagare neanche gli stipendi che con grande fatica sono stati garantiti fino a oggi: «Il governo nazionale è stato molto duro con me. Se non ci presentiamo con una bozza di riforme valida il tavolo nazionale non si aprirà. La situazione è grave e si può superare solo con il senso di responsabilità della politica. Sono sincero, non so se ci sarà. Le riforme sono indispensabili e se non passeranno dal primo maggio, dopo l’esercizio provvisorio, non saranno pagati gli stipendi». Inoltre Baccei ha ammesso che per il contributo al risanamento della finanza nazionale, che ammonta a circa 1,5 miliardi, si farà ricorso al Fsc (Fondo sviluppo e coesione), «facendo una forzatura che susciterà polemiche», in quanto queste risorse sarebbero destinate allo sviluppo e non alla spesa corrente. In attesa di nuove polemiche, gli unici che avrebbero diritto a mostrare qualche lacrima sarebbero i disoccupati siciliani, soprattutto l’esercito dei più giovani, i quali provano a trattenersi sulle note di Jannacci: «E sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam».

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