A giorni sarà pronta la nostra (casa editrice Contanima ndr) prima “guida” pratica, dedicata proprio ai fondi comunitari per il turismo, con specifico riguardo al settore del turismo costiero e marittimo ed altri argomenti. Nel frattempo, pubblichiamo due paragrafi della nostra guida (il materiale è coperto da diritto d’autore).

La nota dolente: il turismo in Italia – Secondo il “World Travel & Tourism Council”, nel 2013 l’Italia ha ricavato dal turismo il 4,2% del suo Pil nazionale (il 10,3%, computando anche l’indotto). Il settore occupa circa 1.106.000 addetti (più o meno 2.619.000 calcolando l’indotto).

Eppure, secondo il WTTC, non è facile fare turismo in Italia.

Quello che proprio non sembra convincere i turisti a visitare l’Italia pare sia il rapporto qualità-prezzo (57° posto su scala mondiale), di fronte al quale anche le meraviglie storico-paesaggistiche-culturali che possiamo offrire al mondo non reggono il confronto. L’Italia delude e non attrae perché è caratterizzata da una cattiva gestione politica, con conseguente scarsa attrattività per chi viaggia per studio o per investimento. Chiaramente, purtroppo, anche lo scarso livello delle infrastrutture (anche tecnologiche) ci relega in posizioni più arretrate rispetto a quelle che potremmo spuntare in ambito internazionale.

Certo, i dati riportati in precedenza non hanno trovato un unanime consenso a livello statistico [1]. Ma quello che sembra un argomento ancora dibattuto ed un problema irrisolto è la scarsa capacità di “fare rete”/”fare sistema” tra operatori di diverso e di simile livello, nella offerta turistica. Sotto accusa vanno anche le storiche carenze della pubblica amministrazione; carenze di organico, di mezzi, ma anche di capacità gestionale [2].

Una cosa è però certa, aprire la propria attività turistica ad un mercato più vasto, come quello europeo, può rappresentare una buona via di uscita dalla più o meno creduta/credibile crisi del settore.

Taormina e Giulianova a confronto – Uno degli aspetti meno incoraggianti del mercato italiano del turismo rimane, con ogni probabilità, la deludente propensione di alcune amministrazioni pubbliche all’organizzazione di strategie veramente competitive.

Il quadro apparente che si ricava dall’analisi delle iniziative di spesa dedicate alla promozione turistica di alcuni territori è veramente sconfortante.

Per comprendere i termini del problema – perché di un vero e proprio problema si tratta – occorre partire da lontano: il sito internet www.visitbritain.com. Misurando in termini statistici la diffusione nel Web del sito di promozione turistica britannico, si osserva come, secondo la graduatoria Alexa, questo si collochi sulle seguenti posizioni: a livello globale, al 36,768° posto, a livello locale, al 9,722° posto. Il sito di promozione turistica visitbritain.com, inoltre, conta 3,540 link all’attivo.

Passiamo, ora all’analisi dei numeri del nostro sito di promozione turistica: www.italia.it. Costato diversi milioni di euro, a livello globale si posiziona al 60,473° posto; a livello nazionale, il sito che dovrebbe promuovere uno dei settori strategici della nostra economia si colloca al 4,671° posto e conta 2,156 link in ingresso. Insomma, per essere uno strumento di promozione dell’immagine dell’Italia, è evidente che italia.it funziona molto meglio per i turisti italiani che non per quelli stranieri (è meno letto in ambito internazionale ed ha meno link). Forse anche perché questo è tradotto in 4 lingue, mentre quello britannico è tradotto in 9 lingue diverse.

Orbene, questo accade a livello nazionale. Per comprendere cosa si verifica a livello locale, prendiamo la situazione di due amministrazioni locali, con vocazione turistica:

  1. il Comune di Taormina (13.000 abitanti circa), anche detta “la Perla dello Jonio” (e scusate se è poco);
  2. il Comune di Giulianova (23.000 abitanti circa).

Giulianova può contare su di un portale turistico (perfettibile quanto pare, carente, se si vuole, ma comunque presente), avente i seguenti dati Alexa: 24,904,053° posto nella graduatoria mondiale di Alexa Traffic Rank; “No Data Traffic Rank in Country” (in pratica, o nessuno lo consulta mai a livello nazionale o il sito non è stato indicizzato, la qual cosa è paradossale), 6 link attivi in ingresso.

Taormina, incredibile a dirsi, non ha un portale di incoming turistico! Il sito istituzionale della Città di Taormina certamente ha numeri interessanti, quanto ad Alexa [3], ma dedica una sola pagina di atterraggio alla voce “turismo” (più il menu laterale).

Ora, si potrebbe osservare che il Comune di Taormina è “comunque” in grado di sviluppare un gettito (in termini di tassa di soggiorno, nonché di altre voci connesse) più che ragguardevole, nonché di consentire (indirettamente) l’accesso al mercato del lavoro per diverse centinaia di persone “anche senza” un portale turistico.

Tuttavia, il punto, in questo caso, non è se Taormina “può accontentarsi” (o se Giulianova sarà mai in grado di diventare “la perla del Tirreno”, se si preferisce), ma stabilire quanto sta perdendo Taormina, a livello di presenze, di turismo di qualità e di flussi turistici costanti durante l’anno, per non avere un “normale” portale turistico.


[1] Secondo l’ISTAT, nel secondo trimestre del 2014, le presenze negli alberghi italiani sono addirittura aumentate del 2,6% rispetto al periodo precedente: in tutto, la presenza di turisti nelle varie forme di ospitalità italiane ammonta a 30,2 milioni, su un totale di 94 milioni di presenze. La permanenza media nelle città d’arte va decrementando, ma negli alberghi italiani va il 69,5% dei turisti, con un aumento del 2,6% anche la ricezione extralberghiera incrementa la propria situazione del 3,3%).

[2] Un esempio può venire dall’organizzazione della offerta museale. Al di là del “classico” copione tragicomico del turista che si trova difronte al museo chiuso, perché le informazioni su aperture ed orari non sono mai facilmente reperibili in Italia, i dati sulla sola bigliettazione sono sconfortanti. I musei, in Italia, sono 4.739, i siti Unesco sono 49. In ambito turistico, vi sono numeri particolarmente significativi: il Colosseo raccoglie 37,4 milioni di euro. Pompei cade a pezzi e non è assistita né da infrastrutture, né da offerte alberghiere, ma “produce” 19,2 milioni.  Gli Uffizi sviluppano 8,7 milioni di euro.

In tutto, la rete museale e delle aree archeologiche italiana è in grado di sviluppare un giro di affari pari a circa 113,3 milioni derivanti dalla sola vendita di biglietti. Nulla a confronto del Louvre, che, da solo, vende 58 milioni di euro di  biglietti.

È chiaro, allora, che quello che caratterizza il nostro sistema economico non è la carenza di offerta, ma la incapacità di adattarsi al mercato e di andare incontro alla domanda. Incluso il fattore/prezzo, che finisce per essere gravoso anche in considerazione dello sproposito peso impositivo generalizzato.

[3] Il sito istituzionale della Città di Taormina, realizzato con la partecipazione finanziaria dell’Unione Europea tramite i fondi del POR Sicilia 2000/2006, si colloca al 629,346° posto a livello mondiale, nonché al 39,581° posto dei siti più letti in Italia e conta 228 Link in ingresso.

Tanto per fare un paragone, si prenda ad esempio la situazione di Framlingham (un paesino di meno di 4000 abitanti, in Inghilterra), che sicuramente non ha né la storia e le attrazioni di Taormina, ma si è dotato di un portale turistico (5,733,657 Alexa Traffic Rank, No Data Traffic Rank in Country; 40 Sites Linking In).

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