Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014

Il professor Calabrese e i percorsi culturali – L’Unitre, l’Università delle Tre Età, è ormai molto diffusa in Italia e soltanto sul suolo nazionale annovera oltre 300 sedi. Una di queste si trova a Taormina ed è presieduta dalla professoressa Letizia La Tona Ponte. La Unitre della perla dello Jonio ha voluto iniziare una serie di incontri incentrati sui beni culturali del territorio. La prima iniziativa è avvenuta ieri pomeriggio presso l’Archivio storico di Taormina. In una saletta gremita, i partecipanti hanno ascoltato il professore Rosario Calabrese e la dottoressa Cettina Rizzo. Il professor Calabrese ha prospettato alcuni percorsi, che nell’immediato futuro dovrebbero essere sei. «È qualcosa di molto importante, perché permetteranno una valorizzazione dell’identità di un territorio e inoltre i beni culturali sono un settore che potrebbero creare diversi posti di lavoro». Già, i beni culturali e la Sicilia. Un binomio inscindibile, un legame che viene strumentalizzato durante ogni campagna elettorale, ma spesso i progetti per esaltare le bellezze di questi luoghi e creare al contempo occupazione rimangono in un cassetto.

Dalla Chiesa Madonna della Rocca a Casa Cuseni – Con l’augurio che qualcosa possa cambiare, il professor Calabrese, ha comunicato alcune anteprime riguardanti i prossimi percorsi. Interessante sarà quello presso la Chiesa Madonna della Rocca, con la supervisione dell’architetto Turi Tudisco, mentre la dottoressa Cettina Rizzo farà da relatrice all’incontro su San Pancrazio presso la Chiesa di San Pancrazio e poi altri percorsi verranno intrapresi a Casa Cuseni e alle Naumachie. Nell’incontro di ieri pomeriggio all’Archivio storico di Taormina, invece, si è parlato di Teatro greco. «Un monumento che ci invidiano tutti», ha detto il professor Calabrese che ha voluto citare Guy de Maupassant, il quale ha avuto la bravura di sintetizzare la bellezza di Taormina in alcuni versi. Sullo scrittore e drammaturgo francese si è soffermata anche la dottoressa Cettina Rizzo, la quale ha ricordato come le parole di Maupassant sono un qualcosa di unico e importante, ma «nel periodo romano il teatro non era quello descritto da Maupassant».

Cettina Rizzo: «Terra, acqua, aria e fuoco si fondono nel Teatro di Taormina – In realtà questo Teatro è «prerogativa dei greci, che hanno sacrificato l’impostazione stessa del Teatro per rispettare la bellezza dei luoghi». Del resto, ha aggiunto la dottoressa Rizzo, «dobbiamo ricordare che terra, acqua, aria e fuoco si fondono nel Teatro di Taormina e sono le origini della filosofia greca». È vero, come dare torto alla studiosa. Nelle sue parole, volendo riportare il suo discorso nell’epoca contemporanea, colpisce come nell’antichità, in alcune occasioni, si preferiva sacrificare la struttura del Teatro pur di rispettare «la bellezza dei luoghi». Oggi, nell’epoca dei condoni e del cemento facile, sarebbe possibile un qualcosa del genere? Un discorso che potrebbe essere esteso anche ai luoghi sacri, che una volta venivano edificati in spazi quasi mistici a stretto contatto con il Creato e oggi, invece, sono immersi nelle città metropolitane e in alcuni casi vicino a dei centri commerciali. Ritornando al discorso sul Teatro greco, la dottoressa Cettina Rizzo ha messo in evidenza alcune particolarità del Teatro taorminese, ricordando che le cittadine e i cittadini di Taormina lo chiamano ancora “greco”, perché da sempre sono molto affezionati alle loro radici elleniche. È stato un momento culturale intrigante in cui si sono apprese parecchie curiosità e prima di inoltrarsi nella tematica, la dottoressa Rizzo ha fatto un excursus sui teatri della fascia nord-africana e della fascia occidentale dell’Asia Minore, per sottolineare come questi teatri sono delle costruzioni simili tra di loro.

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