La Sicilia è donna. Donna come la leggenda che narra che abbia preso il nome da una giovinetta figlia di un re del Libano al quale era stato predetto che, compiuti sedici anni, la figlia sarebbe stata divorata da un terribile mostro. Per salvarla il padre la mise in una barca e la lasciò andare in balia delle onde che la portarono in un’isola meravigliosa. La Sicilia è donna come le donne che nel 250 A.C. si tagliarono le lunghe trecce per costruire le corde degli archi che sconfissero i Cartaginesi che assediavano Palermo. E’ donna come Damarete di Agrigento, regina colta e bella, o come Costanza D’Altavilla e Costanza di Svevia, reggenti sagge al posto dei figli bambini per molti anni, o ancora come Cleopatra di Sicilia che vendicò la sua famiglia massacrando i suoi avversari e avvelenandosi pur di non cadere in mano ai nemici. La Sicilia è donna come una delle più grandi donne della storia siciliana, Franca Florio, o come Nina Siciliana, la prima poetessa italiana vissuta nel XIII secolo e Mariannina Coffa che a dispetto di tutto e tutti continuò a scrivere per tutta la sua vita.

La Sicilia è donna come la prima donna che ha divorziato in Italia, la baronessa catanese Maria Paternò o la prima donna che ha indossato i pantaloni in Europa, la passionale Massara Francisca. La Sicilia è donna come l’urlo di una donna che diede inizio ai Vespri siciliani o come le femministe ante litteram, Genoveffa Basso e Suor Dorotea Bellini, che nei loro scritti risalenti al 1735 furono le prime a parlare di pari opportunità. E’ donna come le rivoluzionarie: Santa Miloro, Giuseppa Calcagno, Antonina Cascio, Rosa Donato, Maria Teresa di Lana, donne siciliane del Risorgimento che combatterono in prima persona.  Simbolo delle quali la famosa Peppa ‘a cannunera, postina di Barcellona Pozzo di Gotto, che a Catania conquista un cannone e lo fa piazzare nell’atrio di un palazzo, alle spalle dei borbonici. Poi ordina di spalancare il portone e lei stessa accende la miccia che scompagina le fila dei nemici. E’ donna la Sicilia come le tante donne dei fasci Siciliani che si organizzarono addirittura in fasci femminili, come quello di Piana dei Greci diretto da Maria Cammarata.

Sono sempre siciliane le donne che fondarono l’”Unione femminile girgentina”, una scuola estiva per le donne che voleva migliorare la loro cultura elementare.  Donna è chi aprì nel lontano 1916 il più grande ospedale militare dell’isola, Annetta Tasca Bordonaro e chi come Maria Segreto di Ribera incitò le altre donne in fila per un pezzo di pane a sollevarsi contro la guerra, Maria Conti. Maria Costantino, Anna Guida, Vincenza Buscemi, Concettina Mezzasalma, Antonina Profita sono le donne che occuparono le terre nel dopoguerra. E’ donna, una donna coraggiosa, è Maria Occhipinti, che, sebbene incinta di cinque mesi il 4 gennaio 1945 si sdraiò dinanzi alle ruote di un autocarro militare impedendo la partenza delle giovani reclute ragusane che in guerra non volevano andare. Sono sempre le donne siciliane che hanno iniziato la resistenza italiana nei primi di agosto 1943. Siciliana è la prima donna italiana a essere votata come Presidente della Repubblica nel 1946, Ottavia Penna Buscemi; come siciliana è la prima donna sindaco di un capoluogo Elda Pucci, sindaco di Palermo, eletta nel 1983; come siciliana è la prima donna preside di facoltà, Margherita De Simone.

Donna è la fondatrice di una delle case editrici più importanti in Italia, la Sellerio. E non possiamo non ricordare la siciliana Franca Viola che nel 1965 si rifiutò di sposare l’uomo, un mafioso, che l’aveva rapita e stuprata. Tante sono le donne siciliane che hanno lottato e lottano contro la mafia: Francesca Serio, Felicia Impastato, Saveria Antiochia, Michela Buscemi, Piera Lo Verso, Rita Atria, Giovanna Giaconia, Rita Borsellino, Sonja Alfano, Maria Falcone. La Sicilia è donna, come la testa della Gorgone che è il simbolo della sua bandiera, e come le tante donne che ogni giorno in silenzio con grande dignità studiano, lavorano, accudiscono i propri figli e portano avanti la cultura dell’eguaglianza, del rispetto delle diversità, delle reciprocità.

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