Il “Time” e la foto del barcone – La Sicilia al centro del Mediterraneo, ma anche del mondo. Si, perché secondo la rivista americana “Time” nelle dieci foto che meglio rappresentano l’anno solare che sta per concludersi, deve essere inserita quella di Mario Sestini durante l’operazione Mare Nostrum. Lo scatto risale a giugno e ritrae un salvataggio nel Canale di Sicilia. Il noto giornale statunitense è rimasto colpito da questa foto, perché «quel barcone sovraccarico è una composizione straordinaria, che in un fotogramma racconta la disperazione e i rischi che decine di migliaia di persone dal Medio Oriente e l’Africa corrono per trovare una vita migliore in Europa». Un rischio che in molti casi si conclude con la morte. Sbarchi su sbarchi, continue traversate che iniziano ad aprile e si concludono in autunno inoltrato. Qui, anche il clima “babbia” questi poveri disgraziati. Un mare colore della vita, con quel blu e le sue mille sfumature, con quei raggi del sole che lo attraversano con delicatezza e quelle coste che mostrano un fantastico contrasto con l’acqua. Un paradiso del genere potrebbe mai provocare una disperazione di simili proporzioni?

L’illusione del mare e dei suoi colori – Purtroppo si, anzi non fa differenza tra vecchi e bambini, madri e padri. Un mare che di solito è un punto d’incontro tra i popoli, una via di speranza e di sogni, si trasforma in un cimitero della società liquida. Già, dove tutto è indifferenza e ogni sentimento si mischia con qualcos’altro e perde il proprio significato. Quella foto scattata da Mario Sestini racchiude la tragicità di un fenomeno impossibile da arginare, soprattutto se dall’altra parte del Mediterraneo le primavere si sono trasformate in inverni e il caos regna in vari stati. Una barca, quella della foto, che sembra quasi una freccia su cui si sono sistemati un numero eccessivo di persone. La speranza è che faccia centro, che arrivi a destinazione senza intoppi. Sanno che potrebbe succedere il peggio, ma sono disposti a tutto, anche a rischiare la propria vita, pur di avere un’opportunità di vita migliore. Molti di loro hanno attraversato zone del deserto e luoghi di morte, come potrebbe spaventarli un traghettamento precario? È la speranza che li fa andare avanti, in alcuni casi è l’amore per i loro figli. Una speranza che viene fomentata dal colore del mare, che non viene quasi mai accostato alla morte e alla paura.

Da Hegel a Ulisse, un mare senza equilibrio – In realtà, però, questo mare ha un altro colore tra le sue innumerevoli tinte. È il rosso antico, come la porpora dei Fenici. Un mare che si tinge del sangue dei morti. È bene ricordare che non è qualcosa di nuovo per le acque mediterranee. Anzi, nel corso dei secoli è stato un mare inquieto, ma nello stesso momento è stato capace di trasformare lo scontro in incontro, il fronte di guerra in confronto. Si è spostato da una sponda all’altra, da un estremo ad un altro senza sosta e senza mai scorgere una via di mezzo. Riuscirà mai, il mar Mediterraneo, a trovare il giusto equilibrio che gli permetterà di affrontare con maggior saggezza gli eventi che gli si porranno dinanzi? Un Mediterraneo, occorre metterlo in evidenza, che è il mare dell’Europa e non dell’Italia o soltanto della Sicilia. Fanno finta di dimenticarselo molte autorità di Bruxelles, ma soprattutto in un mondo globale dove l’attentato terroristico delle Torri gemelle c’ha riguardato tutti, come si fa a voltarsi dall’altro lato quando molte persone bussano a una porta principale della casa europea? Il filosofo Hegel, prima che si diffondesse la logica della globalizzazione, diceva che «in Europa […] quel che conta è il rapporto con il mare». Già, un tratto di mare che ha in Ulisse la sua principale personificazione. Un uomo che vaga tra le terre bagnate da queste acque, con il desiderio di tornare a casa, ma la «sua chiglia scivola leggera sul pelo dell’acqua, incapace di approdi definitivi», come sottolinea la professoressa Caterina Resta nel suo libro “Geofilosofia del Mediterraneo”. Stiamo parlando di un mare al centro della nostra cultura, della storia, dell’economia e dei commerci. Un mare che oggi, però, ci trasmette indifferenza e anche irritazione. Perché?

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