Catania, una città dalle molteplici sfaccettature che Domenico Trischitta, giornalista, scrittore, drammaturgo ama e odia al contempo. Catania, la Milano del Sud, per Trischitta è la protagonista indiscussa di molti dei suoi romanzi di successo. “In una raggiante Catania” (Excelsior 1981, 2009) ci racconta la rinascita di una città attraverso le storie di alcuni giovani: i De Novo, gruppo della new-wave italiana, molto famoso negli anni Ottanta e la giovanissima Carmen Consoli, cantantessa ancora poco conosciuta. Cornice di questa rinascita musicale una Catania rossa come il sangue dei tanti morti ammazzati e nera perché fascista, mafiosa e lavica.

Trischitta continua a dipingere la sua terra in maniera altrettanto realista in un altro romanzo, “1999”. Il ritratto che l’autore catanese costruisce della sua città è al contempo gioioso e lacerato dalle tante contraddizioni. “1999” è una raccolta di racconti in cui vengono fuori anime di personaggi “urticanti e spigolosi” immersi nella città etnea. Ultima fatica di Trischitta “Glam City” (Avagliano, 2014) al centro del romanzo una Catania degli anni Settanta, in cui il personaggio di fantasia Gerry Garozzo sogna il mondo dello spettacolo e poiché Catania gli sta stretta vola a Londra, dove incrocerà l’astro nascente del Glam Rock, Marc Bolan. Una volta ritornato nella sua città tenterà una rivoluzione di costume, fatta di travestitismo e trasgressione ma il perbenismo catanese distruggerà passo dopo passo ogni suo sogno, ogni sua rivoluzione. Trischitta, che in questo suo ultimo romanzo usa la prima e la terza persona, descrive ancora una volta una Catania “ridente, sperta, levantina, assolata, nera lavica e buttana”. Come ha detto l’autore in un’intervista: “Catania non era bella negli anni ’70. Le sue guerre di mafia all’interno incutevano paura. Via Etnea non era la strada dei giorni nostri. La sera c’era il coprifuoco, le luci erano fioche e le figure che s’intravedevano durante la notte erano solo quelle dei criminali e degli omosessuali in cerca di ‘carne fresca’.

Ma la città attraeva comunque i ragazzi di periferia come me, che cercavano di guadagnare terreno nel centro, come avviene ancor oggi. Così, i fenomeni artistici catanesi non hanno fortunatamente risentito del clima negativo che si respirava in quegli anni: le prove sono state cantanti come i fratelli Bella, Cristiano Malgioglio, i Denovo e Carmen Consoli, talenti catanesi. La Catania di Trischitta è quella barocca di Via Etnea, quella degradata delle periferie più abbandonate, quella dei morti ammazzati ma anche quella di Radio Marte che iniziò a trasmettere canzoni diverse da quelle napoletane e i giovani iniziarono a sognare al ritmo delle note di Bob Dylan, dei Queen e dei Pink Floyd. E’ quella di Giuseppe Fava e dei suoi “Siciliani” ma anche quella di Nitto Santapaola, degli odori e sapori siciliani. La città dei cambiamenti repentini, piena di ossimori e contraddizioni, ma con alcuni punti fermi, immobili, sempre uguali: il cursus honorum e la festa di Sant’Agata.

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