Roma, sfortuna e colpe dell’eliminazione – Dopo il Napoli che non è riuscito a superare neanche il preliminare di Champions League, è toccato alla Roma degli americani essere eliminata dalla massima competizione internazionale. È rimasta soltanto la Juventus, che approderà agli ottavi di finale con il rischio di trovarsi di fronte una superpotenza del calcio europeo. La Roma di Garcia non ce l’ha fatta. Il girone, occorre sottolinearlo, era ostico. Tra il Bayern Monaco e il Manchester City, rispettivamente campioni di Germania e di Inghilterra, l’urna non era stata benevola con i giallorossi. Però la formazione capitolina ha buttato al vento questa qualificazione. L’ha fatto nel gelo di Mosca e nell’umiliazione casalinga contro i bavaresi di Guardiola che le hanno imposto una differenza reti difficile da rendere indifferente nella mini classifica del girone. Già, la Roma esce dalla Champions League con la peggiore difesa del suo girone. Lo fa davanti al proprio pubblico e viene domata da un City privo della sua spina dorsale: Aguero e Tourè. Adesso toccherà consolarsi con l’Europa League, ma l’eliminazione avrà un impatto sulle entrate economiche della società romana.

Quanto pesano gli sbagli in un momento di crisi – Sarà un problema in più per Garcia, che a gennaio, forte di una qualificazione agli ottavi di Champions, sperava di convincere qualche campione a vestire la casacca giallorossa. È vero, la differenza economica tra City e Roma è abissale, ma siamo sicuri che il mancato passaggio del turno sia riconducibile soltanto a questioni monetarie? In realtà alcuni errori sono stati commessi, anche nella formazione fatta scendere in campo dal tecnico francese. Il calcio italiano sta vivendo un momento complicato e si trova dietro al campionato tedesco, spagnolo, inglese e francese, ma commette errori di gestione gravi, soprattutto se realizzati con un budget ristretto. Qualche esempio? Il mercato estivo del Napoli di Aurelio De Laurentiis è stato incomprensibile. È vero che non c’è più il direttore Marino che riusciva a portare campioni con una spesa minima, ma privarsi di alcuni elementi centrali della formazione titolare è sembrato semplice autolesionismo da parte di Rafa Benitez e del suo staff.

Dal Napoli alle milanesi, il vero calcio dato dall’Italia all’Europa – La cessione di Paolo Cannavaro è stata un grosso errore, considerando che la difesa partenopea fa acqua da tutte le parti e il fratello del campione del mondo sta giocando molto bene nel Sassuolo. Poi c’è la questione della poca sostanza in mezzo al campo e il pensiero va a Behrami, venduto quasi con fastidio dopo un buon mondiale. Per non parlare della “scugnizzeria”, che è rimasta una parola vuota e riempita dalle panchine “riscaldate” da Lorenzo Insigne, prima che si infortunasse. I soldi sono pochi, è vero, ma spenderli così male è un danno ulteriore al calcio nostrano. L’elenco di errori sul mercato potrebbero continuare con le milanesi, che stanno vivendo uno dei peggiori periodi delle loro storie. L’unica che sembra coltivare il proprio futuro con saggezza e intelligenza è la Juventus, che ai campioni affianca dei ragazzi acquistati a prezzi più che accessibili. Per non parlare dei giovani a disposizione dei bianconeri, che in futuro potrebbero tornare alla base. Al di là dell’isola felice juventina, vanno poste alcune domande. Se una crisi non serve a far riscoprire i veri valori, in questo caso del calcio, a cosa serve? Se durante una flessione economica non si riesce a valorizzare il proprio vivaio, che senso ha parlare di Europa? Forse il calcio, in senso letterale, alla massima competizione continentale l’abbiamo dato prima della conclusione dei gironi di Champions League.

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