Google News, niente ricavi e quindi niente Spagna – Una legge destinata a far discutere. È quella approvata in Spagna sul diritto d’autore, che «impone alle testate di richiedere un compenso a Google News per mostrare anche piccoli frammenti del loro testo, indipendentemente dal fatto che queste vogliano farsi pagare o no». Un bel problema per Google News che non genera ricavi e quindi sospenderà la sua attività sul territorio spagnolo a partire dal 16 dicembre. Il gigante della California ha deciso di prendere questa decisione, dopo la tassa su Google che entrerà in vigore dal primo gennaio 2015. Una legge che prevede il pagamento di un compenso per Google e gli altri motori di ricerca che usufruiscono di notizie diffuse dai media. Una scelta che farà della Spagna il primo Paese al mondo in cui Google chiuderà il proprio servizio di notizie. Da Google fanno sapere che non si poteva fare altrimenti e a parlare è stato Richard Gingras, capo di Google News, che sul proprio blog ha scritto: «Purtroppo, a causa della nuova legge spagnola sulla proprietà intellettuale, dovremmo chiudere molto presto Google News in Spagna […]. Perché Google News è un servizio che non genera entrate (non mostriamo pubblicità sul sito), quindi questo nuovo approccio semplicemente non è sostenibile».

Gli editori spagnoli plaudono alla legge del governo Rajoy – Il governo popolare di Mariano Rajoy prova a gettare acqua sul fuoco e tramite il ministro dell’Istruzione, José Ignacio Wert, ha sottolineato che si potrà accedere lo stesso alle informazioni «direttamente dai siti web dei media o in base alle notizie riportate da altri motori di ricerca. La Legge sulla proprietà intellettuale non ostacola per niente la libertà di informazione, ma si muove nel rispetto e tutela dei diritti di proprietà intellettuale degli autori». Saranno esentati dal pagamento, è bene sottolinearlo, gli utenti e le reti sociali. Si tratta di una legge, “Copyright Act”, che è stata approvata a ottobre con i voti favorevoli del Partito Popolare. Secondo il testo i motori di ricerca di notizie come Google News dovranno pagare un “equo compenso” agli editori, per riprodurre «frammenti significativi di contenuti e notizie riportati in riviste o su siti web che vengono aggiornati regolarmente con finalità informative». Secondo i principali editori spagnoli, che includono giornali molto letti come “El Pais”, questa legge «è il passo più importante fatto da un governo spagnolo per proteggere la stampa».

Impossibile aggirare questa legge. Quali conseguenze? – In realtà la Spagna non è il primo Paese a imporre una tassa su Google e gli altri motori di ricerca che diffondono i contenuti dei media. Iniziative del genere erano state prese in Germania, Francia e Belgio, ma la particolarità della tassazione spagnola sta nel fatto che viene imposto un tasso “fisso” destinato agli editori. Ovvero i media non potranno rinunciare alla riscossione dell’imposta. Sarà obbligatoria e quindi non si potrà “aggirare” la legge, come fatto in Francia dove la società californiana Google ha stretto un accordo da 60 milioni di euro con gli editori per continuare a diffondere le notizie. Detto ciò, bisognerà capire quali saranno le conseguenze per i media spagnoli dopo una decisione del genere. Se da un lato gli editori esultano, dall’altro rischiano di veder ridimensionate le proprie visualizzazioni. Google News, a tal proposito, fa sapere che il suo servizio genera 10 milioni di click al mese in tutto il mondo e dover rinunciare a una buona parte di questi accessi vorrà dire ridurre gli introiti pubblicitari. Un bel problema in un momento di crisi dell’editoria.

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