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La storia dell’Accademia – L’Accademia nazionale d’Arte drammatica “Silvio D’Amico” fa parte del tessuto culturale del nostro Paese dal 1936, quando proprio lo studioso e critico teatrale Silvio D’Amico decise di fondare l’istituto. In realtà le sue origini risalgono al 1893 e nel 1934, quando D’Amico venne nominato Commissario straordinario per la riforma della Regia scuola di recitazione “Eleonora Duse”, venne chiamata Accademia nazionale di Arte drammatica e in seguito venne intitolata a D’Amico dopo la sua morte. Nel corso degli anni e grazie ai diversi direttori che si sono susseguiti, l’Accademia ha contribuito a modificare l’idea di teatro e recitazione in Italia. In un mix di laboratori e sperimentazioni l’Accademia “Silvio D’Amico” è riuscita a radicarsi nel territorio italiano con grande efficacia, ma con il trascorrere del tempo si è fatta conoscere anche all’estero. Ma non finisce qua, perché l’Accademia ha rafforzato la propria collaborazione con enti e istituzioni come la Biennale di Venezia, il Teatro di Roma e il Piccolo teatro di Milano. Dal 2004 ha istituito un master di primo livello in Critica giornalistica e dall’anno accademico 2012-2013 un master di primo livello in Drammaturgia e Sceneggiatura.

Palestra di grandi attori e scrittori – Dalla “Silvio D’Amico” sono passati e continuano a passare esponenti importanti della storia del teatro e del cinema italiano. Come non citare Oreste Lionello, Ubaldo Lay, Ave Ninchi, Vittorio Gassman, Adolfo Celi, Nino Manfredi, Paolo Panelli, Andrea Camilleri, Monica Vitti, Gastone Moschin, Gian Maria Volontè, Ugo Pagliai, Giancarlo Giannini, Michele Placido, Massimo Dapporto, Remo Girone, Sergio Rubini, Anna Marchesini, Sergio Castellitto, Margaret Mazzantini, Luca Zingaretti, Nicoletta Braschi, Margherita Buy, Alessio Boni, Pierfrancesco Favino, Fabrizio Gifuni e Luigi Lo Cascio. Una carrellata di nomi che riesce a dare la misura del ruolo di questa Accademia in Italia. Già, e se la nuova sede di tutto il meridione diventasse Taormina? No, non è un’utopia. Come sottolineato da Salvatore Tudisco, architetto che insegna all’Accademia di Belle Arti di Catania, «la “Silvio D’Amico” potrebbe diventare una succursale nel centrosud. Sarebbe un’occasione unica!».

Tudisco: «I luoghi per ospitare l’Accademia dovrebbero essere la Badia Vecchia e l’ex Chiesa del Carmine» – Una svolta, un’innovazione fondamentale per la città di Taormina che potrebbe ospitare un’Accademia di portata internazionale e potrebbe smuovere la sua stagnante economia. Si, perché far arrivare la “Silvio D’amico” nella perla dello Jonio vorrebbe dire diventare la nuova casa per studenti provenienti da diverse parti d’Italia, spesso accompagnati da parenti e amici. Si creerebbe un circolo monetario, tra albergatori, ristoratori e commercianti, non indifferente. Non solo, perché l’Accademia potrebbe formare delle professionalità che potrebbero essere spese nell’ambito del turismo e della cultura locale. «Taormina come Urbino», ha detto l’architetto Salvatore Tudisco. E l’idea non è malvagia, anzi. La “Silvio D’Amico”, infatti, permetterebbe a Taormina di svecchiare la sua popolazione e creare un’economia giovanile che in altre città d’Italia garantisce nuovi posti di lavoro e un clima cittadino differente. Una sorta di borgo a stretto contatto con il mondo accademico e universitario, con tutti i pregi che un binomio del genere potrebbe comportare. Per fare tutto ciò, però, serve una sede e una certa cifra economica. «I luoghi per ospitare l’Accademia dovrebbero essere la Badia Vecchia e l’ex Chiesa del Carmine», ha aggiunto Tudisco. La Badia Vecchia diventerebbe la sede permanente del corso (uffici e spazi per la didattica), mentre l’ex Chiesa del Carmine sarebbe la sede, in periodi definiti, delle attività produttive del corso.

Assessore Caruso: «Attendiamo risposte dall’Accademia» – Così il professor Tudisco propone a Taormina e ai comuni della zona jonica di «mettere a disposizione alcune borse di studio per ragazzi che escono dai licei e vogliono intraprendere questa strada». Una proposta allettante, ma per concretizzarla servirà una programmazione, una visione del futuro ben definita. «Taormina vuole gestire un tipo di turismo e cultura che vada in questa direzione?», ha aggiunto Salvatore Tudisco. A quanto pare l’amministrazione comunale fa sul serio e oltre una cospicua cifra economica per un quinquennio in vista dell’attivazione del Corso di laurea triennale in Recitazione, si impegnerebbe a mettere a disposizione i locali per lo svolgimento del corso, garantire la sorveglianza e la manutenzione degli edifici resi disponibili. L’assessore alla Cultura, Alessandra Caruso, non si sbilancia sulla trattativa in corso, ma ha sottolineato come «l’amministrazione ha dato la propria disponibilità a una grande opportunità come quella rappresentata dalla “Silvio D’Amico” e adesso attendiamo risposte dall’Accademia». Si tratta di un progetto che potrebbe rappresentare una svolta nella vita di Taormina e proprio per un simile motivo il comune non può essere lasciato “solo”, ma gli Istituti di credito, l’Associazione albergatori e l’Associazione commercianti, per fare alcuni esempi, potrebbero collaborare per il bene della città. È un’occasione unica e farsela sfuggire sarebbe un peccato. Si parla tanto di destagionalizzazione, di programmazione, di animare la città anche in altri periodi dell’anno. Quale occasione migliore di questa che, tra l’altro, fornirebbe l’opportunità di creare anche a Taormina un rinnovato tessuto sociale?

La coerenza di bilancio e il rischio “fabbrica dei sogni” – Al di là della trattativa e delle evidenti opportunità economiche e sociali per la perla dello Jonio, è doveroso affrontare anche tematiche di diverso genere, come quelle riguardanti la realizzabilità economica del progetto. In particolare l’impegno di spesa al quale il comune dovrebbe sottoporsi, potrebbe risultare fin troppo impegnativo per le casse di un ente locale che, già nel passato prossimo, non ha dimostrato a pieno le proprie potenzialità quanto a pianificazione della spesa pubblica (per una maggiore delucidazione del tema si consiglia la lettura di un nostro precedente articolo, “Taormina, luci e ombre sul bilancio). In un contesto del genere sono due gli interrogativi che attendono di essere dipanati da parte del settore economico: da quale capitolo di bilancio attingerà l’amministrazione comunale per fare fronte al considerevole impegno di spesa finalizzato all’apertura del nuovo polo universitario? L’impegno di spesa del comune dovrà rispettare (almeno) il criterio dell’economicità (correlazione tra costi e benefici, per unità di servizio prodotto, come espresso nel testo di A. Propersi, “Contabilità e bilanci negli Enti Locali”, ed. Franco Angeli, 2006). Come prevede, il comune, di rispettare tale principio di contabilità pubblica? È corretto sottolineare lo sforzo pianificatorio messo in atto dal comune, ma servono anche risposte di ben più prosaico profilo per evitare che un’opportunità come quella percepita e, forse, “intercettata” dall’amministrazione comunale diventi una sorta di “fabbrica dei sogni” e nulla più. Anche se, è bene ricordarlo, sognare è una delle poche cose ancora svincolate dal patto di stabilità.

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