Foto: Giuseppe Leone/“Siciliani in piazza”

Una situazione che tende a peggiorare – «Lasciati guidare dal bambino che sei stato». Questa frase di Jose Saramago è lontana anni luce dalla Sicilia e dal suo modo di rapportarsi con i più piccoli. A dirlo è Save the Children, che fotografa una situazione impietosa dell’Italia e soprattutto dell’isola del Mediterraneo. Secondo l’organizzazione il 37 per cento dei bambini, 3 milioni e 700 mila, si concentra nel 16,6 per cento del territorio nazionale, cioè nei grandi centri urbani o nelle aree circostanti. Tra queste vi è l’area metropolitana di Palermo, con i suoi oltre 232.523 under 18, 46,4 per chilometro quadrato e Catania (oltre 207.752 minori, 58,1 al chilometro quadrato). Dati preoccupanti che sono peggiorati nell’ultimo arco di tempo a causa del dilagare della crisi economica. Però non solo soltanto problemi materiali, come la mancanza di una casa o del cibo, quelli che riguardano i più piccoli. Ben 3 milioni 200 mila bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni (il 47,9 per cento del gruppo di età) non hanno letto un libro nel 2013 e circa 4 milioni (il 60,8 per cento) non hanno visitato una mostra o un museo. Non viaggia né si apre a nuovi mondi e persone il 51,6 per cento di under 18 che vive in famiglie che non possono permettersi nemmeno una settimana di ferie l’anno lontano da casa. Lo sport è il grande assente nei pomeriggi del 53,7 per cento degli adolescenti (15-18 anni), che non fanno alcuna attività motoria continuativa nel tempo libero. Pomeriggi non occupati neanche da attività scolastiche, dato che, nella migliore delle ipotesi, il tempo pieno c’è solo nel 50 per cento delle scuole elementari e medie di alcune regioni, con picchi in negativo in regioni quali Campania (con il 6,5 per cento delle scuole primarie a tempo pieno) o Calabria.

Sempre meno bambini in cortili, strade e giardini pubblici – Ma il principale problema riguarda i cosiddetti “bambini metropolitani”. Se la maggioranza della popolazione si concentra in questi centri abitativi, è chiaro che anche i bambini sono costretti a viverci. Questo vuol dire essere circondati da un numero esagerato di macchine e da una frenesia quotidiana che lascia sempre meno spazio al verde o a parchi in cui i bambini potrebbero dedicarsi a delle attività ludiche. La situazione è critica in tutta Italia, ma in Sicilia raggiunge un livello allarmante. È sufficiente volgere lo sguardo alle strade locali, che ormai sono disumanizzate ed è lontano il ricordo dei rumori e dei palloni dei bambini. Oggi si è lasciato spazio a veicoli che sfrecciano in qualsiasi ora della giornata. In media, tra i bambini 3 – 10 anni, solo 6 su 100 utilizzano la strada per giocare (6,4 per cento), mentre in Sicilia la percentuale si assottiglia al 3,9 per cento. Solo a Palermo circolano più di 3.411 automobili per chilometro quadrato, a Catania più di 1.600: meno di 4 bambini su 100 fra 3 e i 10 anni possono giocare su un prato, appena l’8 per cento libero in strade poco trafficate e solo il 16,5 per cento può farlo in cortile. Nei giardini pubblici gioca soltanto il 12,6 per cento dei più piccoli e in cortile il 16,5 per cento dei bambini.

Palermo e Catania, l’importanza dei “Punti Luce” – È un problema culturale che ha conseguenze immediate nell’architettura urbana. Aver paura di guardare al futuro, a causa della mancanza di lavoro e di buone prospettive, induce la popolazione a non pensare ai bambini che incarnano più degli altri l’idea di futuro. Così ci si illude di poterli “parcheggiare” per qualche ora in quelle gabbie che caratterizzano diversi corridoi di vari centri commerciali, oppure di iscriverli in qualche asilo che come giardino e spazio all’aperto ha un balcone. Palermo, Catania, Messina, è questa la triste realtà in tutte le principali città siciliane. L’assenza di verde cittadino comporta, senza ombra di dubbio, la mancanza di luoghi in cui giocare e svagarsi. I bambini sono i primi a pagare una simile assenza. In realtà l’associazione Save the Children sta cercando, con un grande sforzo, di creare degli spazi per i più piccoli. Si chiamano “Punti Luce” e sono spazi ad alta densità educativa in zone prive di servizi e opportunità, dove i bambini e gli adolescenti possono studiare, giocare, avere accesso ad attività sportive, culturali e creative. In Sicilia ne esistono due: uno si trova a Palermo nel quartiere Zisa ed è stato inaugurato nel 2014. Con la collaborazione della Onlus “Inventare insieme” ospita tante attività gratuite per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni ed è dotato di una serie di spazi attrezzati per i diversi laboratori, come pittura, musica, sport, educazione all’uso responsabile dei nuovi media, biblioteca per ragazzi e sostegno scolastico; invece quello di Catania, anch’esso inaugurato nel maggio del 2014, sorge in uno spazio di circa 200 mq messo a disposizione dal comune nel cuore del quartiere di San Giovanni Galermo. Qui le attività sono svolte dal partner di Save the Children Comitato Csi di Catania e tra le attività gratuite ci sono laboratori di musica, danza, lingue, teatro, informatica, supporto scolastico, invito alla lettura, supporto alla genitorialità, consulenze pediatriche, segretariato sociale, educazione a sani stili di vita, educazione all’utilizzo responsabile del web e dei social network.

I bambini venuti da lontano e la questione dell’indifferenza – Due piccoli angoli di paradiso in un mare di indifferenza. E a proposito di mare, come non citare tutti quei minori che sbarcano sulle coste siciliane ogni anno. Solo negli ultimi 10 mesi la regione ha accolto 6.700 bambini e ragazzi accompagnati da genitori e in buona parte provenienti dalla Siria e 8.165 ragazzini e adolescenti in viaggio solitario (soprattutto eritrei ed egiziani), soccorsi nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum. Nella città di Messina sono 614 i bambini, a Catania sono 855, a Palermo sono 1266. Già, la Sicilia che ospita i bambini e li tratta con indifferenza. Non solo i piccoli che scappano da guerre e disperazione, ma anche quelli “autoctoni”. Save the Children fa cadere il velo dell’ipocrisia e mostra la scarsa attenzione alla crescita e alla formazione dei più piccoli da parte delle istituzioni. In un contesto del genere va posta una domanda: che tipo di società è quella che non dà importanza alla cura delle future generazioni?

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