L’Ordine dei templari nella storia – Quando si parla di templari, soprattutto negli ultimi anni, si rischia di cadere nel mito, nel fiabesco. Eppure hanno scritto una parentesi importante nella storia. L’Ordine dei templari è stato creato nel 1119 a Gerusalemme e fu fondato da Ugo di Payns, per proteggere coloro che si recavano in pellegrinaggio nella città. I componenti ebbero dapprima il nome di Christi militia e poi, quando s’insediarono nel palazzo reale di Gerusalemme vicino al Tempio di Salomone, Militia templi. L’ordine era costituito da cavalieri e scudieri. I primi portavano un mantello bianco con croce rossa e potevano possedere castelli, mentre i secondi vestivano di bruno. Entrambi, inoltre, non avevano l’obbligo di essere dei sacerdoti, ma potevano anche essere laici. Il capo indiscusso dei templari era il Magister militiae templi, coadiuvato da siniscalco, maresciallo, gonfaloniere ed elemosiniere. L’Ordine dei templari si diffuse con grande celerità e il loro insediamento in Europa (soprattutto in Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo) fu immediato.

Federico II e l’odi et amo verso i templari – Con il trascorrere del tempo, quando i cristiani dovettero abbandonare la Terra Santa, i templari si fermarono a Cipro e qui prosperarono al punto da diventare una potenza economica e politica non indifferente. In poche parole si tramutarono in una minaccia e vennero cacciati prima da Federico II e in seguito da Urbano VI dalla Sicilia. Prima della cacciata, però, c’è una storia che vale la pena raccontare. Si tratta dell’impronta che i templari hanno lasciato in Sicilia e delle numerose concessioni che ottennero dall’imperatore. Un rapporto non facile con l’isola del Mediterraneo, ma non ci fu sempre un’aperta ostilità, come si potrebbe pensare. La studiosa Elisa Costa, nata a Torino nel 1975, ha affrontato nei suoi studi la vicenda dei templari in Sicilia e ha raccolto queste informazioni in un libro: “1145-1318, la Militia Christi in Sicilia: il caso templare”. È proprio durante il periodo di Federico II che diventano interessanti gli avvenimenti che riguardano l’Ordine dei templari. I rapporti tra l’imperatore e l’Ordine saranno particolari, anzi cordiali fino alla fine del primo trentennio del Duecento. Il dialogo, a quanto pare, si incrinò, secondo lo studioso Bramato, quando l’imperatore, dopo essere rientrato nel Regno di Sicilia nel 1221, mostrò indifferenza verso i templari, per poi manifestare un’aperta ostilità a partire dal 1227.

Da Partinico a Paternò fino a Messina – Invece le relazioni durante i primi anni di regno dello Svevo furono contornate da segni di rispetto e stima. Ed è proprio a questo periodo che risalgono donazioni e concessioni all’Ordine, che permetteranno ai templari di radicarsi in zone dell’isola che fino a poco tempo prima gli erano inaccessibili. Un esempio fu la concessione dell’esteso feudo di Partinico. Privilegi e poteri vennero mantenuti intatti. Una concessione rilevante, effettuata da Federico II, risale al 1209 quando la Casa del Tempio di Messina, rappresentata da Guglielmo Oreliense, ottenne il mulino de Salinis, situato nel territorio di Paternò, molta terra presso Cardonica e un oliveto e vari possedimenti terrieri. Quando si parla di templari in Sicilia, non si può non citare la città di Messina, che fu importante scalo portuale dove transitavano le navi dirette in Terrasanta. Eppure, nonostante i tanti favori, una lettera pontificia risalente al 1211 getta un’ombra sul rapporto tra Federico II e templari. Si tratta di una missiva in cui Papa Innocenzo III ordinava all’arcivescovo di Messina di spronare Federico II alla tutela e alla difesa dell’Ordine templare, con particolare riferimento alla magione di Messina. Già, nella città dello Stretto, come sottolineava Innocenzo III, la comunità templare non viveva in buone condizioni economiche. Secondo Bramato ci fu un cambio di atteggiamento da parte di Federico II, il quale iniziò a favorire l’Ordine teutonico. Ma è nell’arco di tempo che va dal 1215 al 1226 che si incrinerà definitivamente questo rapporto e saranno i teutonici a essere innalzati a un rango sempre più elevato, fino, addirittura, a sfoggiare, al pari dei templari, il mantello bianco. In seguito, e per la precisione a partire dal 1221, iniziarono a usufruire di diversi favori, come quando poterono attraversare lo Stretto di Messina senza pagare alcune imposta doganale o portuale. Il peggio, però, per i templari doveva ancora arrivare.

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