Italo Mennella

I dati sull’incremento turistico – È la prima domenica del mese e come succede ormai da un po’ di tempo, per volere della norma del decreto Franceschini in vigore dal primo luglio 2014, non si paga il biglietto per visitare monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali dello Stato. Un’iniziativa, una #Domenicaalmuseo, che ha fatto aumentare il numero dei visitatori negli ultimi dati dei vari assessorati regionali dei Beni culturali. Un qualcosa di positivo, perché offre l’opportunità di vivere in maniera alternativa una domenica e permette agli italiani di conoscere meglio la storia che li circonda. Si tratta, senza ombra di dubbio, di un’idea felice. Però non ci si può basare su questi dati per dire che il turismo è in ripresa. Sarebbe un grave errore, perché proprio in una giornata come quella attuale l’ingresso nei vari monumenti e siti archeologici è gratis e inoltre si tratta del cosiddetto turismo “mordi e fuggi”. Ormai, considerando la crisi economica che ci perseguita dal 2008, è una vera e propria moda il turismo giornaliero, quello organizzato per sostare in una città soltanto per poche ore.

Mennella: «Abbiamo il coraggio di decidere cosa vogliamo?» – Anche Taormina, simbolo culturale della Sicilia, è soggetta a questo fenomeno. Frotte di turisti che visitano il Teatro greco o si fanno una passeggiata sul Corso Umberto sono all’ordine del giorno. In estate, a maggior ragione, diventa complicato persino camminare e sedersi per mangiare una granita. Si tratta del turismo di massa, che ormai caratterizza qualsiasi centro nel mondo e contribuisce a riempire le casse dei comuni o dei vari enti. Per un simile motivo sarebbe un errore contrastarlo o snobbarlo, semmai va regolamentato per garantire al turismo di qualità di continuare ad esistere. Un fenomeno, quest’ultimo, che è in serie difficoltà. A essere preoccupato di un simile trend negativo è Italo Mennella, presidente dell’Associazione albergatori di Taormina: «Il turismo mordi e fuggi serve, però non si riesce a realizzare un altro tipo di turismo. Chi spende di più vuole anche un prodotto qualificato. La massa non bada alla qualità. Taormina ha veramente bisogno di tutti quegli spettacoli “leggeri” che vengono organizzati? Abbiamo il coraggio di decidere cosa vogliamo?».

Turismo, programmazione e comunicazione – Il presidente Mennella pone un interrogativo non di poco conto per la perla dello Jonio. Decidere che tipo di turismo si deve perseguire per il bene della città, è una scelta fondamentale che incontra il tema della programmazione. Mennella si riferisce anche alla concertistica e si chiede quale sia il reale guadagno per le casse comunali: «Quindici concerti nel mese di agosto, con gente che arriva e se ne va subito dopo l’esibizione, a cosa servono? Quale guadagno producono? Il comune ha soltanto l’onere di pulire. Sono aspetti da regolamentare. Quando ci sono spettacoli di classe o concerti di musica leggera di un certo livello, i turisti arrivano e sono pronti a spendere. Prenotano, non guardano il prezzo della camera, vanno a mangiare al ristorante e fanno shopping». A quanto pare il turismo deve andare di pari passo con la programmazione, ma servirebbe anche una visione contemporanea di questo settore. Occorre saper comunicare le proprie bellezze artistiche e culturali e magari farlo con gli strumenti che la tecnologia all’avanguardia fornisce. Un altro serio problema legato al turismo è quello della frammentazione: comuni, province, regioni e Stato spendono ingenti risorse senza programmare azioni comuni e il risultato è quello di non essere abbastanza forti da poter vendere il “prodotto Italia”. Questioni che andrebbero affrontate alla radice, soprattutto a Taormina, simbolo del turismo siciliano e nazionale.

© Riproduzione Riservata

Commenti