Quartiere Librino, Catania
Quartiere Librino, Catania

Rammendare il disagio sociale – “Rammendare le periferie” è la visione architettonica e filosofica che da qualche tempo è stata portata avanti dal senatore a vita Renzo Piano. Un progetto per provare a riqualificare le periferie, che una volta erano il luogo in cui si viveva meglio e in cui si soggiornava per allontanarsi dalla frenesia della città e invece oggi sono dei centri in cui vengono edificati palazzoni in cemento, centri commerciali e il resto è abbandonato a se stesso. “Rammendare le periferie” vuol dire provare a curare il disagio sociale che si vive, in maniera sempre più evidente, nei vari centri periferici italiani. Non è un caso che il recente rapporto del Censis parli di “rischio banlieu parigine”. Gli scontri di Tor Sapienza a Roma sono un esempio di come la guerra tra poveri possa trasformarsi in una catastrofe. Per provare a riabilitare le periferie, dunque, l’architettura è fondamentale. È l’aspetto principale, soltanto se abbinata a una chiara visione della realtà volta a rivalutare la periferia in quanto tale. Negli ultimi decenni si è considerata la periferia come una sorta di tappeto cittadino sotto il quale nascondere i cumuli di polvere del centro. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Neanche le strade, per esempio a Messina, sono adeguate per uno scorrimento normale del traffico.

Catania e la riqualificazione del Campo San Teodoro di Librino – Tutto è stato costruito senza progettualità futura, senza alcun criterio logico. È avvenuta una “cementificazione dei neuroni”. Per provare a invertire questo status, il senatore e architetto Renzo Piano ha lanciato un progetto ambizioso: coinvolgere sei giovani architetti, pagati con lo stipendio del senatore, per realizzare tre progetti di riqualificazione delle periferie. Il primo riguarda la città di Torino, in Borgata Vittoria, quartiere residenziale dove dagli anni ’50 abitano famiglie di operai della Fiat; il secondo Roma e si tratta del viadotto dei Presidenti nella zona Nuovo salario e l’ultimo Catania, nel Campo San Teodoro di Librino, nido della malavita, luogo di spaccio e di abbandono, dove da tempo gli abitanti si lamentavano di essere esclusi dalla vita cittadina e di essere presi in considerazione soltanto durante le elezioni come interessante bacino numerico di voti. Con il progetto promosso da Renzo Piano, invece, è stato possibile restituire ai cittadini una palestra finora occupata dall’associazione Briganti del rugby, ma inutilizzata perché il comune non rilasciava l’autorizzazione. Al centro sportivo, nel progetto, si collega anche uno spazio all’aperto utilizzato per orti sociali. Ecco cosa intende il senatore a vita per “rammendare le periferie”.

Messina, un rammendo mai iniziato – Un’idea che è piaciuta al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che nella legge di Stabilità ha dato il via libera al progetto di rammendo con un fondo pari a 200 milioni di euro. Una cifra che verrà impiegata come risposta alle violenze emerse soprattutto nell’ultimo periodo. Ancora non si conosce la destinazione del denaro e se verrà approvato dal Senato, perché la legge è in discussione a Palazzo Madama, ma le periferie della città di Messina avrebbero bisogno di una parte di quei fondi. La rivoluzione annunciata dal sindaco Renato Accorinti si è fermata nei pressi di piazza Cairoli, dove peraltro c’è un vero e proprio braccio di ferro sull’isola pedonale. La cosiddetta “rivoluzione del basso” sarebbe dovuta partire proprio dalle periferie. Invece niente di tutto questo si è verificato. Anzi, la situazione, in alcune zone, è peggiorata: degrado, abbandono, indifferenza, sporcizia la fanno da padrone. In alcuni villaggi, inutile far finta di nulla, vige la legge del più forte. È stato così negli anni passati e continua a esserlo oggi. Nella città delle corse clandestine di cavalli alle prime luci dell’alba, dove tutti lo sanno e nessuno fa niente, ci sarebbe bisogno di rammendare con santa pazienza. Occorre intervenire. Non si può abbandonare al proprio destino la periferia cittadina e considerarla importante soltanto in campagna elettorale.

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