La ricchezza di un incontro – Nell’affascinante cornice dell’hotel Diodoro di Taormina, la redazione di Blogtaormina ha intervistato in esclusiva il rabbino capo di Firenze Joseph Levi. Abbiamo incontrato rav Levi un giorno prima della sua iniziativa al Palazzo dei Duchi di Santo Stefano dal titolo “Riconoscere l’uomo”. Il rabbino Joseph Levi è un uomo di pace. Lo si comprende subito, dalle prime parole che si ha la fortuna di scambiare con lui. Un tono di voce pacato, sembra sia portatore di una pazienza millenaria, quella che il suo popolo ha avuto per superare le innumerevoli peripezie che la storia gli ha posto dinanzi. Il rabbino Joseph Levi è un uomo di grande cultura e non ha bisogno di ostentare nulla, anzi l’interlocutore viene posto sul suo stesso piano. Quando si incontra un rabbino non ci si può esimere dal fare delle domande che si trovano tra la filosofia e la teologia. Del resto l’ebraismo è, più di altre religioni, cultura e quindi filosofia. La storia di questa disciplina, in effetti, parla per se. Sono stati molti i pensatori ebrei e di tradizione ebraica.

L’Altro al centro del dibattito filosofico del nuovo secolo – Soprattutto se si pensa al tema dell’incontro del rabbino Joseph Levi, “Riconoscere l’uomo”, non può che venire in mente una parola cara alla filosofia dell’ultima parte del Novecento: l’Altro, inteso come colui che ci sta dinanzi, che entra all’improvviso nel nostro mondo, nella nostra realtà ed è pronto a creare scompiglio, sorpresa, inquietudine. Una nuova visione della realtà entra in contatto con la nostra. Le nostre certezze vengono meno e allora siamo disorientati, insicuri, timorosi e nello stesso tempo incuriositi. L’Altro ci mostra una differente porzione della realtà, ma anche una parte di noi che fino a quel momento non avevamo avuto modo di incontrare. In estrema sintesi è stato questo il pensiero della filosofia occidentale del secondo Novecento. Pensatori come Jean-Paul Sartre, Emmanuel Levinas, Martin Buber, Jose Ortega y Gasset hanno impiegato anni del loro vissuto a interrogarsi su un tema che, con ogni probabilità, sarà il nocciolo del dibattito filosofico del nuovo secolo. E allora abbiamo approfittato della presenza del rabbino Joseph Levi a Taormina, per porgli alcune domande, diversi interrogativi che non hanno la presunzione di trovare delle risposte, ma soltanto indurre l’uomo a una riflessione.

La diversità dell’uomo nelle epoche storiche pone un interrogativo – Volendo intraprendere questo sentiero come dei viandanti su un mare di nebbia, tanto per citare il dipinto più noto di Caspar David Friedrich, abbiamo chiesto come si fa a riconoscere l’uomo, inteso come altro, in un’epoca iper-tecnologica in cui la velocità è la caratteristica principale? E poi, quali conseguenze può avere per l’individuo entrare in contatto con un’altra visione della realtà? Perché non siamo abituati a riconoscere l’altro uomo? Il rabbino ha risposto coniugando tre discipline interessanti che, in un modo o nell’altro, comunicano tra di loro: filosofia, psicologia e teologia. Secondo il rabbino è necessario sempre partire dalla domanda di carattere antropologico «chi sei uomo?». Il nostro ospite ha voluto porre l’accento, in particolar modo, su uno studioso. Si tratta di Erich Fromm: «Mi piacerebbe citare anche Erich Fromm, che ha parlato dei mali della società moderna, contemporanea. Ha cercato di porre questa domanda, come cresce l’uomo, cosa diventa ed eventualmente cosa potrebbe diventare? Il tutto basato sul pensiero freudiano e la risposta è che molto dipende della crescita personale. Interessante è anche il paragone tra il rapporto con Dio e quello che si crea con i propri genitori. E’ una domanda ricorrente, che oggi è molto attuale. Siamo perplessi nel notare alcuni comportamenti dell’uomo che si ripetono nel corso dei secoli e allora la domanda “chi sei uomo?” diventa fondamentale. Come mai a volte ti lasci andare in decadimento culturale, politico e nel rapporto con l’Altro e invece in diversi momenti non è così?», ha aggiunto il rabbino Joseph Levi.

«Bisogna conoscere la legittimità della religione dell’Altro» – «Jonas, Buber, Levinas, Fromm. Parliamo di filosofi di impronta ebraica in cui la domanda sull’Altro è centrale. Pensare all’Altro inteso come diverso, all’uomo in quanto tale è un richiamo ai valori rinascimentali. Viene riconosciuto un grande orizzonte nell’uomo e del resto, come dice il salmista, l’uomo è stato creato pensando a un immagine divina». Al rabbino, inoltre, abbiamo chiesto se anche l’ebraismo, come le altre religioni e i diversi pensieri ideologici, è stato attraversato da una sorta di nichilismo, di indifferenza che caratterizza sempre più la società occidentale. Il nostro ospite si è detto convinto di tutto ciò e il suo voler “Riconoscere l’uomo” è una sorta di opposizione al nichilismo imperante. Quando si parla di esseri umani e ci si interroga su alcune questioni profonde, non si può non citare Auschwitz e quello che è successo in questo e negli altri campi di sterminio nazisti: «Ad Auschwitz è fallito il progetto del razionalismo, della filosofia kantiana. Tutta la fiducia nel percorso secolare precedente è venuta meno con Auschwitz e da quel momento non si è riuscito a tornare indietro». È un momento di cesura, da cui si deve ripartire, ma se si vogliono davvero chiudere i conti con il recente passato, sottolinea il rabbino Joseph Levi, «bisogna conoscere la legittimità della religione dell’Altro, ri-conoscere il divino che è nell’Altro, nella sua forma, nella sua maniera». Senza ombra di dubbio sarebbe un passo fondamentale per realizzare una vera rivoluzione umana, l’unica e più importante azione che è mancata nel corso del Novecento.

© Riproduzione Riservata

Commenti