Foto Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2015

Un’imposta deliberata dal Consiglio comunale nel 2012 con precise finalità – Non iniziamo a insultare. A chi hai detto tassa di soggiorno? A Taormina? Non scherziamo, non “pigghiamuci pu culu”. Se esiste qualcosa di indefinito, astratto, aleatorio in questo momento è proprio la tassa di soggiorno. “Ma tu chi voi? A tassa di soggiorno voi? Se va beh, ciao ciao…”, direbbe un vulcanico Cetto La Qualunque che poi vive in Calabria è non è molto distante dalla nostra zona. Non si è capito se si tratta di una cattiva notizia, oppure no. Sta di fatto che la tassa di soggiorno rischia di fare la fine di quella scritta che campeggia, in maniera alquanto inquietante, sui muri autostradali o cittadini: “Dio c’è”. Già, e la tassa di soggiorno? Questa imposta in realtà c’è, è stata istituita dal comune di Taormina, «con deliberazione del Consiglio comunale n. 80 del 06/11/2012, a carico degli ospiti che alloggeranno nelle strutture ricettive. Gli introiti derivanti da tale imposta saranno destinati al finanziamento di interventi in campo turistico, recupero di beni culturali e ambientali e promozione della città». Esiste, ma a quanto pare è utilizzata per tutt’altro. Non è una novità, da quando è stata creata è sempre stato così.

Driiin…“Chi l’ha visto?” Si, vorrei denunciare una scomparsa…– Allora più che il delicato e fine Cetto La Qualunque, per le affascinanti vie di Taormina potrebbe mettersi in piedi il palinsesto della Rai. Si, avete capito bene. L’altro giorno è toccato scomodare Raffaella Carrà e i suoi incontri lacrimosi e sorprendenti e questa volta bisognerà bussare alla porta di “Chi l’ha visto?”. Esatto, chi ha visto il corretto funzionamento della tassa di soggiorno? Il sindaco, Eligio Giardina, in Consiglio comunale ha ribadito che «sappiamo tutti come viene utilizzata e in alcuni casi è stata un’ancora di salvezza”. In un momento di profonda crisi economica è comprensibile cercare di attingere dai pochi soldi che entrano nelle casse comunali. Strumentalizzare sarebbe patetico, poco credibile. Però bisogna capire quale prospettiva futura dovrà avere l’imposta e se potrà svolgere la funzione per cui è nata. Fino a quel momento chiamate pure il numero di “Chi l’ha visto?” e sperate che qualcuno vi risponda. Quella delibera approvata nel 2012 dal Consiglio comunale, non poteva essere più chiara di così. Eppure sulla tassa di soggiorno è nato un polverone, in cui spesso si scontrano maggioranza e opposizioni, che ha portato Italo Mennella e Sebastiano De Luca a dimettersi dall’Osservatorio turistico, l’organo voluto dal Consiglio comunale di Taormina per indicare come spendere la tassa di soggiorno. È una notizia nota già da qualche giorno, ma al di là del gesto eclatante rimane in piedi la domanda principale: era ed è possibile spendere il tesoretto della tassa di soggiorno in maniera diversa?

Mennella: «Era stata creata per migliorare i servizi e l’offerta alberghiera» – Secondo l’amministrazione comunale “no”, come ribadito nell’ultimo Consiglio comunale, perché al momento la situazione economica della perla dello Jonio è difficile. Non la pensa così, però, il presidente dell’Associazione albergatori Taormina che ha affrontato in maniera ampia tutta la questione: «Con il comitato che era stato costituito, noi albergatori avevamo buone intenzioni. Questa tassa di soggiorno è stata istituita per aiutare le città a spendere i soldi e investirli per il turismo. Il problema, però, è che sono tutti comuni turistici e abbiamo comuni con neanche un albergo con la tassa di soggiorno. Questa è un’assurdità e si dovrebbe cambiare la legge. Sta di fatto che era stata creata per migliorare i servizi e l’offerta alberghiera. Una parte della tassa di soggiorno andrebbe indirizzata agli alberghi, se ammodernano la struttura turistica. La legge dice questo, ma purtroppo tutto è passato in secondo piano. Qualche comune come Palermo, per esempio, concede il 20 per cento della tassa di soggiorno agli alberghi se presentano qualche progetto o qualsiasi cosa che migliori il prodotto. Il resto dovrebbe essere spesa per il turista, ad esempio in attività di intrattenimento e comunicazione. È tutto scritto nella delibera del Consiglio comunale. I motivi per i quali fu istituita la tassa di soggiorno stanno lì».

«Continueremo a collaborare con il comune» – Italo Mennella ha fatto un passo indietro per il modo in cui è stata utilizzata la tassa di soggiorno, ma non si tirerà indietro nel collaborare con il comune. Niente di nuovo sotto il sole. Il suo amore per Taormina viene prima di tutto e la sua storia personale parla per lui. «Oggi la situazione a Taormina è complicata – dice Mennella – ci siamo dimessi, ma continueremo a collaborare con il comune. Nella vicenda della tassa di soggiorno la goccia che ha fatto traboccare il vaso è il fatto di essere arrivati a Natale, a fine anno, senza nessuna programmazione. Quando fu fatto il primo incontro per la tassa venne stilata una programmazione con determinati investimenti. Tra questi c’era il Palazzo dei congressi. Si poteva fare un sacrificio economico annuale e dopo ripartire con una vera destagionalizzazione. Non è stato fatto nulla e oggi non abbiamo un buco per riunire cento persone. Questa tassa di soggiorno sarebbe stata un toccasana, visto l’importo».

«Se la città ha bisogno di aiuto è giusto che venga preso qualcosa dalla tassa di soggiorno, ma…»– «Si poteva fare qualsiasi cosa. Oltre agli introiti della tassa di soggiorno, devono essere considerati i soldi percepiti tramite il Teatro greco e il parcheggio. Si parla, in totale, di oltre 3 milioni di euro in contanti. Però è successo che la tassa di soggiorno è stata assaltata da vari interessi, che non sono legati soltanto al bilancio. Non è un ragionamento sbagliato, perché se la città ha bisogno di aiuto è giusto che venga preso qualcosa dalla tassa di soggiorno, ma nello stesso tempo si poteva lasciare qualcosa al settore turistico». Italo Mennella ha ipotizzato un possibile aumento dell’imposta nell’immediato futuro e ha ribadito il motivo per il quale lui e Sebastiano De Luca si sono dimessi: «Ci siamo dimessi perché non abbiamo alcun potere decisionale. La tassa di soggiorno è stata spesa male. Il problema è che non riusciamo a spendere neanche l’1 per cento dei soldi che ci danno i turisti. È inutile stare li. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità».

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