Sicilia, “fatti a nomina e cucchiti” – La Sicilia è la terra della “manciugghia”. Il sottobosco politico è più folto che mai e gli incarichi regionali, come dimostrato nella recente nomina dei Commissari delle province, spettano sempre ai fedelissimi del potente di turno. Guai a fare il contrario, non “babbiamo”. “Ca semu n’ta terra ill’amici”. Da queste parti non vale il passaggio da un secolo all’altro, l’inizio di un nuovo millennio. La globalizzazione rimane un termine al di fuori del contesto della Trinacria. Qua c’è la solita lotta delle tessere di partito e delle aziende pubbliche o semipubbliche svuotate della loro funzione da decenni di mala gestione, in cui, per rispetto del dio clientelismo, è stato assunto personale senza porsi chissà quale problema. Già, ma siamo sicuri che questo modo di fare e di essere appartiene soltanto alla Sicilia? Secondo la massima filosofica “fatti a nomina e cucchiti”, sembrerebbe proprio così. In realtà il malaffare e “a manciugghia” sono ben diffuse in tutta Italia. Le numerose inchieste, gli scandali e l’inclinazione degli italiani nel votare il populista di turno ne sono una dimostrazione.

La “manciugghia” trentina – Nel libro di Sergio Rizzo, “Da qui all’eternità. L’Italia dei privilegi a vita”, il giornalista del “Corriere della Sera”, dedica un paragrafo a una sorta di fortezza inespugnabile, lui la definisce “trincea dorata” che passa nell’indifferenza totale. Se i riflettori dei media sono indirizzati tutti verso i soliti casi, sul virtuoso Trentino-Alto Adige nessuno potrebbe pensare qualcosa di male. Come si dice “manciugghia” in trentino o in tedesco? Non lo so, ma quello che è certo è la continuità con una mentalità senza confini. Altro che dicotomie tra nord e sud. Nel virtuoso e civile Trentino i vitalizi, sull’ondata delle proteste nazionali, sono stati accantonati. Una bella notizia, un passo avanti diranno i lettori. Invece no, perché non sono stati eliminati, ma hanno cambiato nome. Dal 2012 hanno assunto le sembianze di un contributo previdenziale regionale conferito ai singoli consiglieri. Una “babbiata” in salsa trentina, però non finisce qua. Rizzo fa notare che sono andati oltre, «incentivando chi già aveva maturato il diritto all’assegno ad accettarne una riduzione secca. […] L’incentivo consiste nel vedersi pagare la differenza in parte cash, in parte come quote di uno speciale fondo d’investimento, capitalizzata in base ad alcune condizioni».

Da Durnwalder al comunista Gouthier passando per la secessionista Klotz – In un sistema del genere vengono fuori vitalizi, ops volevo dire contributi previdenziali, con cifre enormi. Facciamo qualche nome. L’ex presidente della provincia di Bolzano, Alois (Luis) Durnwalder, che è stato il politico più pagato della Repubblica italiana, avrebbe diritto a 919.527 euro oltre al vitalizio da 2975 euro mensili. Poi c’è l’ex europarlamentare comunista Anselmo Gouthier che percepisce il vitalizio da 5890 euro al mese. Come non citare Bruno Fronza, pensionato da 40 anni, che intasca 5141 euro netti al mese. Purtroppo la lista è lunga e allora c’è il destroso Pino Morandini, titolare di un assegno perpetuo a 1.112.665 euro, Sabina Kasslatter del Svp ne ha uno di 1.425.143 euro, l’ex An Mauro Minniti ha un assegno di 1.322.822 euro e la secessionista Eva Klotz ha un assegno perpetuo di 1.145.761 euro. Altro che annessione all’Austria, alla politica locale non conviene cambiare bandiera. Tutti questi privilegi, oggi, sono intatti e passano in secondo e anche in terzo piano. E’ meglio parlare del solito meridione e in particolare della Sicilia. Del resto la nomina, noi siciliani, ce la siamo fatta, ma gli addetti ai lavori si sono addormentati da un bel po’, considerando che non si accorgono di altri e gravi privilegi.

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