Taormina, Mons. Lupò con il Rav. Levi
Taormina, Mons. Lupò con il Rav. Levi - Foto Andrea Jakomin/ Blogtaormina Rav Joseph Levi a Taormina Foto Andrea Jakomin Blogtaormina ©2014

Il primo di una serie di incontri? – Nell’affascinante cornice del Palazzo dei Duchi di Santo Stefano si è tenuto l’atteso incontro con il rabbino capo di Firenze, Joseph Levi. Un’occasione in cui il tema del dialogo interreligioso è sembrato emergere in tutta la sua forza. Confronto tra le religioni per costruire un mondo di pace. È questo il messaggio di fondo dell’iniziativa che è stata ospitata dalla Fondazione Mazzullo e proprio il suo presidente, Alfio Auteri, ha lanciato, come detto in esclusiva su Blogtaormina qualche giorno fa, l’idea di fare della Fondazione il palcoscenico di una serie di incontri interreligiosi tra i rappresentanti delle diverse fedi. «Mi impegno a far diventare la Fondazione una sede per un dialogo interreligioso», ha sottolineato il presidente Auteri. All’iniziativa è intervenuta anche l’assessore alla Cultura, Alessandra Caruso, che ha ricordato come «il dialogo interreligioso è un momento di riflessione per la vita dell’uomo e l’ebraismo ci da sempre spunti straordinari di riflessione».

Suor Tarcisia: «Abbiamo il dovere di parlare degli ebrei» – A rendere il contesto un vero e proprio dibattito interreligioso c’hanno pensato soprattutto gli esponenti delle diverse fedi. Andreas Latz, pastore evangelico luterano, ha detto che loro sono in un «dialogo continuo e importante con gli ebrei», mentre Norma Mazza della comunità anglicana ha voluto ringraziare il rabbino per la sua presenza a Taormina. Il reverendo Salvatore Rapisarda della comunità battista, invece, ha posto al centro del suo intervento le parole teologia e cultura: «La carta dei diritti umani ancora non è applicata in toto. Bisogna tornare su quella carta. Il dialogo interreligioso ci deve ricordare che non sempre le religioni sono state portatrici di pace. Occorre fare un passo avanti. Impariamo a riflettere in termini teologici per superare le chiusure tra le religioni e riflettiamo anche dal punto di vista culturale». Tra i presenti padre Carmelo Lupò, parroco di Taormina, che si è detto felice di aver incontrato il rabbino di Firenze. L’artefice principale di questo incontro è stata, senza ombra di dubbio, suor Tarcisia, Direttore dell’ufficio diocesano per il dialogo interreligioso, la quale ha evidenziato che «abbiamo il dovere di parlare di ebrei, perché sono i testimoni di un patto millenario e l’Occidente ha un debito culturale nei loro confronti». Suor Tarcisia crede molto nel dialogo e nel confronto con il mondo ebraico e ha ribadito che è necessario «riuscire ad identificarci in presenza dell’altro, pur non rinunciando alla nostra identità».

Rabbino Levi: «Abramo è il modello di uomo che vive al massimo la dimensione umana» – Già, l’altro sarebbe stato un buon sottotitolo dell’iniziativa a cui è stato dato come punto di riferimento la frase “Riconoscere l’uomo”. È da qui che inizia il discorso del rabbino Joseph Levi, che parte da una domanda, un interrogativo che serve a far riflettere: «Chi sei, uomo?». Un quesito che può essere affrontato da diversi punti di vista e così il rabbino lo fa da un profilo teologico e pone la differenza tra Caino e Abramo: «Caino non ha saputo controllare i suoi desideri, l’invidia. Abramo invece è il modello dell’uomo che riesce a vivere al massimo la dimensione umana. Bisogna sempre ricordare che Dio ha parlato con Caino e gli aveva detto che avrebbe potuto evitare il peccato. Ecco, dire che l’uomo non è predestinato al peccato è fondamentale, è una visione ottimistica». Il rabbino capo di Firenze, nel nome di un “Nuovo Umanesimo”, ha detto che «l’uomo deve superare la crisi, il dramma, l’isolamento del ventesimo secolo. L’uomo, come diceva il filosofo Jonas, sarà responsabile dell’esito di questo mondo». Un altro quesito interessante posto dal rabbino è: «Perché l’uomo è aggressivo?».

«La diversità è un elemento fondamentale» – Per riflettere su questo interrogativo, rav Joseph Levi fa riferimento ai suoi studi psicologici e ricorda che durante la creazione della Società delle Nazioni, dopo la fine della Grande guerra, in una Commissione della Società c’erano due figure importanti dell’ebraismo del Novecento: Sigmund Freud e Albert Einstein. «Nei dibattiti tra questi studiosi il pessimista Freud era convinto della necessità di un lungo percorso per superare una simile tendenza dell’umanità. Solo in alcuni casi, durante la crescita del bambino, l’uomo riesce a migliorare la propria aggressività utilizzando altri metodi come il metodo simbolico». Un ottimo strumento per superare l’aggressività, mentre nella rivelazione il rabbino Levi scorge un paradosso: «Più la mia rivelazione è profonda, più tendo a pensare che la mia rivelazione la devo imporre agli altri. Quindi la rivelazione può indirizzarsi verso un’aggressività». Con queste parole vengono in mente i fondamentalisti dell’Is, ma il rabbino ricorda anche la cacciata degli ebrei dalla Sicilia durante il 1492. Adesso, secondo il rabbino, è venuto il momento di voltare pagina considerando «la diversità come elemento fondamentale. In questo modo, tramite la diversità, si potrà scoprire il divino che alberga in ogni essere umano».

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[Taormina, incontro con il Rabbino Joseph Levi – Foto Andrea Jakomin/ Blogtaormina Rav Joseph Levi a Taormina Foto Andrea Jakomin Blogtaormina ©2014]

 

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