La discussione sul nuovo nome – Matteo Salvini ha iniziato a guardare sotto il Po. Lo fa con sempre maggiore convinzione e addirittura nelle ultime ore ha fatto un mea culpa: «Con il sud abbiamo sbagliato. In una situazione economica come questa l’emergenza è nazionale, l’emergenza disoccupazione è tale a Milano come a Taranto, Lecce e Catania. Prima ci si risolleva tutti insieme dalle due emergenze, disoccupazione e immigrazione, perché checché ne dica Renzi l’immigrazione fuori controllo creerà sempre più caos sociale». Il leader della Lega Nord ha detto che i suoi uomini della comunicazione stanno definendo il nuovo progetto politico. Mai come in questo caso sarà importante anche il nome, perché per radicarsi nel meridione bisognerà togliere quel riferimento settentrionale che potrebbe allontanare molti elettori. Così si parla di “Lega dei popoli”, anche se il segretario del Carroccio insiste nell’inserire il proprio nome nel futuro simbolo. Un’idea che non piace ad alcuni esponenti verdi, che vorrebbero chiudere la stagione dei personalismi.

Un radicamento silenzioso – Problemi secondari. Volendo essere pragmatici, in Sicilia i sostenitori di Matteo Salvini ci sono già. Più volte abbiamo sottolineato il successo della Lega Nord nelle ultime elezioni europee. Soprattutto nella zona del catanese, i leghisti hanno raccolto centinaia di preferenze. Alcuni addetti ai lavori avevano sottovalutato questo fenomeno, banalizzandolo come semplice protesta. In realtà c’è qualcosa di più profondo. Quando si va alla posta e due persone di mezz’età si scambiano informazioni su come andare a firmare al comune per la raccoltà firme contro la Legge Fornero, vuol dire che la Lega è già presente sul territorio. Non serve un simbolo. O meglio, è utile per crescere nelle percentuali, ma il radicamento è in atto. Se non si è ancora convinti da un’analisi del genere, si può frequentare per qualche giorno una chiesa o persone considerate “moderate” e ascolterete la seguente frase: «Non ho mai votato Lega, non sono razzista, del resto vado sempre in chiesa, ma alcune idee di Salvini sono giuste». Ecco la riconferma di quanto detto pocanzi.

Nei gruppi in favore di Salvini, tra fascismo e populismo – Per gli scettici, per i seguaci di San Tommaso che se non vedono non credono, è consigliabile andare sul social network più popolare del mondo, facebook, per notare i gruppi siciliani che stanno nascendo negli ultimi giorni in favore di Matteo Salvini. “Sicilia con Salvini” conta oltre 1000 like e dietro il faccione del giovane leghista c’è un tricolore. Mai vista una cosa del genere con un esponente del Carroccio, ma il politico lombardo ha sposato da qualche tempo il progetto nazionalista di Marine Le Pen e il passaggio dal leghismo al nazionalismo è ormai un dato di fatto. E a proposito di nuovi fascismi, è curioso notare che “Sicilia con Salvini” segue la pagina ufficiale di “CasaPound Italia”, oltre al tradizionale “Stop Euro”. Poi c’è il gruppo “Quei siciliani che la pensano come Matteo Salvini”, che ha superato le 3 mila presenze e al suo interno ha notizie prive di fondamento che hanno l’obiettivo di fa crescere la rabbia. Un esempio? Nelle logiche anti europee si dice che l’Unione europea avrebbe legalizzato la pedofilia e in nome del solito qualunquismo e populismo non può mancare il riferimento a un potere massonico che controlla l’economia mondiale. Alcuni grillini delusi sono già passati con Salvini e a loro vanno ad aggiungersi molti elettori di destra che al momento non hanno nessun’altro punto di riferimento. Intanto Salvini prosegue nel suo progetto e l’ex democristiano Angelo Attaguile sarà il puunto di riferimento in Sicilia e in tutto il sud. Già, perché gruppi pro Salvini sono nati anche in Calabria.

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