Auteri: «La Fondazione Mazzullo può essere luogo di confronto interreligioso» – “Riconoscere l’uomo” sarà il tema dell’incontro che si terrà giorno 2 dicembre con il rabbino capo della città di Firenze Joseph Levi, presso il Palazzo Duchi di S. Stefano di Taormina alle ore 18. Un’occasione importante per affrontare temi attuali ai quali nessuno si può sottrarre. Il presidente della Fondazione Giuseppe Mazzullo, Alfio Auteri, si è detto «orgoglioso che la Fondazione accolga il rabbino capo di Firenze, figura nota per lo spessore culturale e religioso. Taormina, nel corso dei secoli, è stata crocevia di culture diverse che hanno vissuto in pace tra loro e quindi l’iniziativa può essere un’occasione di un rinnovato confronto interreligioso. Anzi – ha aggiunto il presidente Auteri – approfitterò della presenza di personalità civili e religiose per proporre la Fondazione Mazzullo come sede per un dialogo interreligioso che possa costruire pace e rispetto. Del resto la storia e la posizione geografica di Taormina rendono questo luogo il più adatto a una simile funzione».

La filosofia occidentale e l’Altro – “Riconoscere l’uomo” per vivere meglio il presente, per rapportarci in maniera diversa con l’Altro, inteso come colui che ci sta accanto nei diversi momenti della giornata. La filosofia del secondo Novecento ha posto l’attenzione sul tema dell’Altro. Ha provato a colmare un vuoto secolare che ha caratterizzato l’accademismo occidentale. Pensatori del calibro di Jean-Paul Sartre, Jose Ortega y Gasset ed Emmanuel Levinas hanno scritto libri e tenuto convegni sul tema dell’Altro. “Lo sguardo che oggettiva” lo definiva l’autore della “Nausea”, “l’interiorità nascosta” e le sorprese che ci può riservare è stato il concetto messo in evidenza da Ortega y Gasset, mentre il filosofo ebreo Levinas si è soffermato sul volto dell’Altro puntando il dito contro il pensiero occidentale che «non ha saputo rispettare l’altra persona come un Altro».

Levinas, Buber e l’Altro – «I filosofi hanno sempre cercato di tradurre l’Altro in quello che si chiama “lo Stesso: nei miei stessi concetti», continua Levinas. Ma cosa vuol dire incontrare l’Altro e riconoscere l’uomo che è in lui? La risposta del pensatore morto a Parigi nel 1995 è interessante: «Incontrare veramente l’Altro significa incontrarlo come radicalmente differente. L’Altro è sempre oltre i miei orizzonti. E questo significa che la sua comparsa disintegra il mio mondo egocentrico. Quando l’Altro entra nel mio mondo non sono più libero di fare quello che voglio. Ora ho nuove responsabilità: devo riconoscere altre persone. Il volto dell’Altro esprime la domanda etica: “Non uccidermi!” – non cancellarmi». Già, la filosofia ebraica è sempre stata molto attenta al tema dell’Altro. Anche Martin Buber, per esempio, nella dialettica “Io e Tu”, ha posto in evidenza come «Io non sono una cosa separata. Sono definito in termini delle mie relazioni. Non sono un’entità autosufficiente, indipendentemente dagli altri. Le mie relazioni sono parte di chi sono».

Yoseph Levi e l’attualità dell’incontro – L’Altro cambia il nostro mondo, rende precari i confini dentro i quali viviamo. Cambiamo di fronte al suo sguardo, assumiamo diversi atteggiamenti. Ne siamo attraversati e condizionati. E’ una visione della realtà che si pone in antitesi al nichilismo dell’indifferenza. In realtà lo sguardo dell’Altro è destinato a incidere sul nostro vissuto. Il problema, però, è la reazione a un qualcosa a cui non siamo abituati. Non lo siamo perché la società in cui siamo cresciuti non ci ha educato a soffermarci sull’Altro e sull’aspetto umano e inoltre siamo disabituati a confrontarci con l’Altro a causa delle contraddizioni sociali in cui viviamo: una società iper-tecnologica che ci da l’illusione di poter oltrepassare ogni confine e invece non siamo in grado neanche di andare al di là dello sguardo dell’Altro. In un contesto del genere, promette di essere interessante il tema “Riconoscere l’uomo” che verrà affrontato dal rabbino capo di Firenze Yoseph Levi. Non è un caso che sarà un autorevole esponente della Comunità ebraica italiana a soffermarsi su questo argomento.

«L’ebraismo un fenomeno dell’umanità» – Nel relativismo imperante, dove non sembra esserci più alcun punto fermo, l’ebraismo si mostra come la religione in grado di mostrare la propria identità e particolarità. Come diceva Martin Buber nel suo scritto “Discorsi sull’ebraismo”, edito da Gribaudi, «noi ebrei portiamo con noi il grande patrimonio dei tempi. […] Non solo il costume dei padri, ma anche la loro sorte, tutto, pena, miseria, vergogna, tutto questo ha contribuito a formare la nostra essenza, la nostra individualità». Per provare a riconoscere l’uomo in quanto tale, si può fare riferimento al rapporto tra ebraismo e umanità. Martin Buber aveva riflettuto sulla questione: «Un popolo che ha nell’edificio dell’umanità il suo posto determinato, saldo, sicuro, circoscritto chiaramente e precisamente dalla terra, dalla lingua e dalle forme della vita, non ha bisogno affatto di aver coscienza della sua importanza di fronte all’umanità». L’ebreo si sforza di raggiungere l’unità. Il riferimento non è a qualcosa di etnico, bensì di più profondo, umano. Il dualismo di “apparire” ed “essere”, l’antitesi per eccellenza dell’uomo raggiunge nell’ebreo il tentativo miracoloso di unità. «Il tendere che fa l’ebreo all’unità – dice Buber – fa dell’ebraismo un fenomeno dell’umanità, della questione ebraica una questione umana». Dunque non vediamo l’ora di ascoltare le parole del rabbino di Firenze Yoseph Levi.

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