Tempi troppo lunghi per l’inizio dei lavori – Mettere al sicuro la costa della zona jonica tra i villaggi di Galati Marina e Santa Margherita. E’ diventato un imperativo categorico, soprattutto dopo le recenti mareggiate che hanno messo a dura prova il tratto della parte sud di Messina. In questi giorni la redazione di Blogtaormina era andata sul luogo per vedere da vicino il disagio e in effetti la situazione è critica. Impossibile girarsi dall’altro lato e così sembra indispensabile porre delle toppe per impedire al mare di fare altri danni a case, farmacie, esercizi commerciali. C’è fretta, non si può attendere e così l’assessore regionale Maurizio Croce prova a mettere il piede sull’acceleratore: «Proviamo ad accelerarla al massimo, a farla svolgere quasi contestualmente alla conferenza dei servizi». Tenta una forzatura Croce per evitare l’unica barriera che in questo momento è inutile e dannosa: la burocrazia. Infatti la Protezione civile di Messina ha presentato un progetto per la costa di Galati, ma prima deve incassare un parere positivo giorno 9 a Palermo e in seguito potrà essere avviata una procedura di “screening”, dell’Assessorato all’Ambiente che può richiedere al massimo 60 giorni.

Ecco il progetto – I soldi che verranno spesi tra Galati e Santa Margherita saranno 250 mila euro. Il progetto è opera dell’ingegnere Fabio Bongiovanni e consiste nella costituzione di una barriera di scogli lunga 275 metri: «Si prevede la sistemazione della barriera realizzata nell’ambito dell’intervento ME 089 4A prospiciente il condominio Marina Sud Residence (villaggio S. Margherita) mediante la ricollocazione in sito di alcuni massi crollati a seguito della violenta mareggiata. Prevista, inoltre, una rifioritura della barriera in alcune zone rimaste sprovviste di protezione, e la sistemazione di quanto necessario per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità». Questo è ciò che verrà realizzato all’altezza del villaggio di Santa Margherita, mentre a Galati è previsto un qualcosa di più complesso: «Si prevede la realizzazione di una barriera (scogliera) radente nel tratto di arenile compreso tra le Case Raciti ed il campo di calcio, realizzata in materiale lapideo (pietra lavica o calcarea) con pezzatura di pietrame di 2. e 3. categoria secondo le esigenze del sito. La realizzazione della scogliera radente si configura come un intervento di mitigazione del rischio idrogeologico legato agli eventi meteo marini che da anni interessano l’area in oggetto. È finalizzato alla salvaguardia della pubblica e privata incolumità, costituendo di fatto una barriera a protezione delle aree retrostanti, ma non costituisce opera che favorisce il ripascimento dell’arenile anzi, nel tempo, può favorire ed accelerare i fenomeni erosivi della costa in direzione nord, secondo le correnti montanti».

Se il mare diventa un nemico – Un lavoro che impiegherà un certo periodo di tempo e servirà a proteggere l’abitato retrostante esposto al rischio mareggiate. Fino al momento dei lavori, però, le cittadine e i cittadini del luogo dovranno vivere nella speranza di non trovarsi di fronte a un mare in tempesta. Già, la speranza. In questo contesto sembra l’unica parola su cui fare affidamento. Il solo termine che non incontra ostacoli burocratici o economici. L’erosione della costa è un problema che caratterizza questa parte dello città dello Stretto ormai da qualche anno. Le persone hanno paura e vedono il mare come un “nemico”. Si, una specie di peccato mortale per la gente del luogo che ha fatto sempre del colore blu della acque dello Stretto un vanto, un motivo di orgoglio. Adesso, però, tutto sembra cambiato. Le vite degli abitanti sono messe in pericolo e con loro le attività per cui hanno lavorato e si sono sacrificati. La spiaggia, in alcuni punti, non esiste quasi più. Officine e negozi sono sotto assedio. Si deve intervenire e bisogna farlo presto.

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