La strategia dell’Opec – Prosegue la discesa del prezzo del greggio. Nella giornata di ieri l’oro nero è arrivato a perdere quasi l’8 per cento, con il Brent che è affondato sotto 72 dollari e il Wti addirittura sotto 68 dollari. Un depotenziamento inesorabile che ha condotto le quotazioni dei barili ai minimi da quattro anni. Proprio per la situazione attuale ci si aspettava un intervento deciso, una nuova politica da parte dell’Opec e invece non è stato ratificato nessun taglio nella produzione di petrolio. Non si è parlato di alcun richiamo ufficiale a rispettare il limite di 30 milioni di barili al giorno, fermo da dicembre 2011. All’Opec non hanno l’esigenza di un vertice straordinario, ma, sembra un paradosso, hanno abbracciato l’ideologia del liberismo: affideranno alle leggi del mercato il compito di riequilibrare domanda e offerta, in base agli aggiustamenti sui prezzi. E’ iniziata una sorta di guerra provocata anche dagli investimenti americani nello shale oil. La posizione dell’Opec è quella di Riad e dei suoi alleati del Golfo Persico, che hanno scelto di combattere fino in fondo la guerra dei prezzi con l’obiettivo di costringere altri a tagliare la produzione.

La zavorra fiscale che ci allontana dal resto d’Europa – Una tattica che potrebbe penalizzare più del previsto paesi già al collasso come Venezuela e Nigeria. Sta di fatto che la situazione attuale, con il prezzo del petrolio in picchiata, non sta avendo gli stessi effetti nei distributori italiani e soprattutto siciliani. Se questo abbassamento potrebbe rilanciare una debole ripresa in tutta Europa, nel nostro Paese non può accadere nulla di tutto ciò e le cause sono da attribuirsi al fisco. Infatti il peso del fisco su benzina e gasolio si aggira intorno al 60 per cento e una possibile diminuzione del 30 per cento del barile di petrolio non avrà alcun effetto sui prezzi finali nei diversi distributori. Poi ci sono le solite vecchie questioni, come i prezzi Platt’s dei prodotti, sui quali si basano quelli dei carburanti, che sembrano scendere sempre un po’ meno (del 20 per cento da giugno a novembre secondo i dati Mise), per non parlare dei prezzi industriali (sotto il 20 per cento). E’ la solita storia: il calo trova sempre qualche ostacolo e i cittadini sono costretti a non notare alcun beneficio quando fanno il pieno alla propria vettura.

I distributori più economici a Taormina e zone limitrofe – E’ così da nord a sud, dal Veneto alla Sicilia passando per il Lazio. Però nel meridione i prezzi sono più elevati e nella zona di Taormina si possono scorgere come anche i costi più abbordabili, in realtà, non sono così contenuti. I distributori di benzina più economici sono quello Esso in via Porta Pasquale con 1.655 euro al litro e quello a Giardini Naxos, in via Consolare Valeria, con 1.593 euro al litro. Salgono i costi all’Eni in via Luigi Pirandello, con 1.696 euro al litro e a Letojanni, lungo la via Nazionale, il distributore Q8 fa pagare la benzina a 1.675 euro al litro. Per il diesel c’è sempre l’Esso di via Porta Pasquale con un prezzo pari a 1.574 euro al litro, mentre alla Q8, in via Circonvallazione, il costo è 1.585 euro al litro. Poco più elevato il prezzo del diesel in via Luigi Pirandello, all’Eni, con un costo di 1.604 euro al litro. E a Letojanni, in via Nazionale, al distributore Q8 si paga 1.579 euro al litro. Quindi anche nella zona jonica di Taormina e località limitrofe, non c’è nessun effetto del brusco abbassamento dei prezzi del petrolio e considerando la zavorra fiscale italiana, non è una sorpresa.

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