Tra storia e tradizione – Il periodo natalizio è dietro l’angolo. Il momento dell’anno in cui si incontrano tradizioni laiche e religiose è quasi arrivato. E a proposito di tradizioni come non citare il Calendario dell’Avvento. Quel gioco che segna i giorni, a dicembre, che mancano al Natale. Quello più comune che ci regalavano i nostri nonni ha delle finestrelle da aprire ogni giorno e dietro le quali si trova un cioccolatino, uno zuccherino, un disegno, un giocattolo o una semplice strofa. Il Calendario dell’Avvento fa parte della cultura cattolica e con ogni probabilità ha fatto la sua comparsa nel XIX secolo in Germania, quando nelle case tedesche alcune famiglie segnavano sul pavimento, con il gesso o con della vernice, delle linee man mano che si avvicinava il Natale. Alcuni, invece, accendevano una nuova candela a partire dal primo dicembre. I calendari dell’Avvento fatti in casa sono comparsi intorno al 1850, dove ogni giorno, a partire dal primo fino al 24 dicembre, era contrassegnato da un versetto della Bibbia, da un dolce o da un disegno.

La moda del Calendario dell’Avvento, tra Playboy e i supermercati – Risale al 1903 la stampa del primo Calendario dell’Avvento, il Minchner Weihnachtskalendar (Calendario natalizio di Monaco), che fu opera di Gerhard Lang. Da quel momento il Paese teutonico iniziò a esportare calendari in diverse nazioni e nonostante oggi ci sia una vera e propria commercializzazione, molti artigiani mantengono l’usanza di fabbricarli e creano dei pezzi pregiati, da collezione che si possono trovare nei famosi e incantevoli mercatini di Natale delle città della Germania. Però tra marzapane e caramelle, il Calendario dell’Avvento presenta anche altre “particolarità” che lo hanno strasformato in un oggetto sempre più adatto agli adulti. Si, proprio in Germania i calendari spopolano e ogni azienda o settore ne ha uno personalizzato. Si va dalle farmacie (chissà cosa metteranno dentro le finestrelle) alla Lindt che è diffusissima nei supermercati fino alla lotteria nazionale e, udite udite, a Playboy. Nella famosa rivista diffusa in tutto il mondo, dietro le finestrelle ci sono delle donne nude e l’attesa del Natale diventa molto calda.

I calendari di Ikea, L’Oréal, Palymobil e Billy Boy – Anche la società di cosmetici L’Oréal sembra aver intrapreso la scelta di pubblicizzarsi tramite un Calendario dell’Avvento. Tra creme di Vichy e La Roche, dietro le note finestre in cartone, si potrà trovare qualcosa di utile. In Germania è una vera e propria moda. L’80 per cento dei bambini ha un Calendario dell’Avvento e a questi vanno ad aggiungersi i più grandi, che hanno soltanto l’imbarazzo della scelta. Statistiche realizzate dal portale online Deals.com, che ha evidenziato come la maggior parte dei più piccoli preferisce trovare dolci nel proprio calendario (e meno male!). Il valore religioso è ormai posto in un angolino, forse in una finestrella difettosa. Nell’epoca dell’iper-capitalismo il Calendario dell’Avvento è un proficuo business. In Germania ne vengono prodotti 80 milioni, di cui 50 per il mercato interno e 30 per quello estero. In questa babele degli affari non poteva mancare l’Ikea, che con il Calendario del periodo natalizio ha fatto ottimi profitti. Lo stesso vale per la Playmobil che con il Calendario dell’Avvento dei giocattoli, negli ultimi anni, fattura centinaia di milioni di euro. Poi c’è la Disney, Mattel, Lego, Ravensburger, Schleich. Tutti hanno fiutato l’affare e anche Billy Boy, noto marchio di preservativi, ha il proprio Calendario dell’Avvento con 24 preservativi al suo interno. Beh, che dire se non buone feste.

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