Non sono proprio quattro passi, perché separano circa 6000 chilometri di terra e mare la Sicilia e Los Angeles. Ma “La Zattera dell’Arte”, l’associazione messinese che ha promosso l’evento, non poteva essere intimorita dalla distanza perché portava un bagaglio straordinario di raro materiale pubblicitario, foto inedite del back stage, oggetti e abiti di scena, documenti originali, e un sacco di altre storie, per celebrare i successi, a venticinque anni dalla vittoria dell’Oscar, di “Nuovo Cinema Paradiso” del regista Giuseppe Tornatore. La mostra inaugurata pochi giorni fa all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles ha un titolo evocativo, perfettamente nello stile, 25 anni nel Paradiso del Cinema”. Per la prima volta abbiamo visto i disegni inediti dell’edificio di “Nuovo cinema Paradiso”, realizzati dallo scenografo Andrea Crisanti e i bozzetti dei costumi di scena di Beatrice Bordone.

La mostra arricchita con tanto altro materiale recuperato dall’archivio personale di Giuseppe Tornatore è stata ideata e curata da Ninni Panzera, avvocato di formazione, ma grande cinefilo di professione. Panzera, anima di TaoArte, di cui è il Segretario generale, e organizzatore da anni di Taormina Film Festival, è stato folgorato da una passione per il cinema in una maniera quasi uguale a quella del protagonista del film pluripremiato. Panzera, autori di vari libri a sfondo cinematografico, tra cui il volume, da lui curato, “Il cinema sopra Taormina – Cento anni di luoghi, storie e personaggi dei film girati a Taormina”, aveva detto: «Ricordo ancora benissimo quando da bambino insieme a mio padre, al cinema di Palizzi, aprii la tenda e venni introdotto a questo mondo meraviglioso, dove un fascio di luce creava immagini sullo schermo. Ne sono rimasto letteralmente stregato».

Oltre al materiale pubblicitario proveniente da ogni parte del mondo, a testimonianza del grande successo internazionale, la mostra presenta uno scorcio del “dietro le quinte” del lavoro grafico di Elena Green, e la realizzazione della famosa insegna luminosa, “Nuovo Cinema Paradiso”, che è poi diventata una vera e propria icona del film. È piena di aneddoti la storia delle citazioni che si scambiano la settima arte e tutte le altre muse. Anche perché il cinema è il grande contenitore che le contiene tutte, e in occasione di questa mostra celebrativa vi è il racconto di uno scambio emotivo tra Tornatore e il grande Guttuso, il pittore siciliano, di cui vengono comparati un paio di quadri con altrettante scene importanti del film. Vi è poi stata anche una pillola di pura emozione, perché è presente un bellissimo articolo che Leonardo Sciascia scrisse, dopo una proiezione privata della pellicola di “Nuovo Cinema Paradiso”, a poche settimane dalla sua scomparsa.

Il regista di Bagheria è un artista della settima arte che quasi sicuramente ha forgiato il suo amore per il racconto attraverso la magia di alcuni oggetti che avevano grande forza narrativa. Non sapremo mai da dove arriva l’immagine della scultura di una bocca di leone che nel film decora l’apertura magica dalla quale esce il magico raggio proiettato dalla pellicola. Però è facile intuire che si tratta di una visione trasportata dallo stesso animo del bambino protagonista del film. Un desiderio fantasmatico collegato nello sviluppo della storia, alla curiosità di accedere a certe immagini fatte tagliare dalla pellicola da Don Adelfio, parroco del paesino e proprietario della sala cinematografica. Portando a questa mostra l’antefissa della grande bocca del leone, Ninni Panzera si traveste per un attimo con i panni del proiezionista. Come nel film Alfredo, quando Totò torna nel suo paesino, gli lascia in eredità tutte le immagini tagliate, che sono poi diventati una raccolta di baci rubati, perché sono tutti baci che il parroco non voleva che la gente vedesse, così Panzera lascia a tutti una sorta di chiave emotiva per accedere ai nostri ricordi del cinema, ma anche al nostro essere di un quarto di secolo fa.

Al contrario degli anni ’40 in cui il cinema era riservato prevalentemente agli adulti, ora il target di riferimento è diventato il pubblico giovanile, e lo spirito dei campus organizzati da Panzera nell’ambito del  festival per avvicinare i giovani ai mostri sacri del cinema e coltivare in loro la passione per il cinema, ha lo stesso gusto di questa mostra che toglie dalla naftalina ricordi che rischiavano di rimanere cristallizzati, e ne riporta in vita tanta parte attraverso oggetti come la cartella del piccolo Totò, che sembra raccogliere, non solo tutti gli abbecedari della cultura cinematografica italiana, ma anche i sogni rubati che per fortuna la curiosità e il fascio luminoso del  cinema tengono sempre in vita.

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