Baia di Mazzarò, Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014
Baia di Mazzarò, Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014

Da Isola Bella a Mazzarò – La visita all’Isola Bella di Taormina non può non comprendere anche una passeggiata e una sosta nella vicina baia di Mazzarò, altra frazione costiera della città. Isola Bella e Mazzarò sono divise dal promontorio roccioso e calcareo di capo S. Andrea, barriera naturale di divisione con la presenza di suggestive grotte, ideale meta per le visite in barca e per gli amanti delle immersioni subacquee. Sul versante di Isola Bella tra gli anfratti più visitati, è la Grotta Azzurra, che sprofonda per parecchi metri nel mare, ideale per godere delle atmosfere date dalla luce che filtra e il cangiante colore delle acque. Questa grotta era conosciuta dai viaggiatori tra il XIX e il XX secolo, come “Grotta del puzzo” o “Grotta del fetore” poiché dimora di colonie di pipistrelli che lasciando i loro escrementi, davano come risultato il pungente odore poco gradevole all’olfatto. La strada statale 114 congiunge Isola Bella con la vicina Mazzarò. Una strada costruita in mezzo a quello che era il massiccio detto del “Catrabbico” durante il periodo borbonico, via di collegamento a mare della zona, in modo da evitare la necessità di salire a Taormina per andare in direzione Messina.

La baia di Mazzarò – La piccola frazione di Mazzarò e la sua incantevole baia possono essere raggiunti a piedi scendendo da via dei Pescatori e poi da Isola Bella, proseguendo per poche centinaia di metri lungo la statale, oppure partendo da Taormina con la funivia, per arrivare di fronte allo spiazzo dove attraverso un sottopassaggio si giunge direttamente alla spiaggia. Questa, insieme a Isola Bella e Villagonia, era la zona di pesca preferita dai pescatori del borgo taorminese perché ricca di pesce, ma l’esperienza della pesca è ancora una pratica attuale per molti. Alfio Calì durante il suo soggiorno in città, a metà dell’Ottocento, scriveva: «La carne del pesce taorminese è pastosa, fitta e gratissima al palato. Con pesci e vini di Taormina si può imbandire una cena succulenta, propizia agli stessi amori come il cielo e il paesaggio». Ma nelle acque di questo mare si possono pescare polipi, pettini, murene e sui fondali, molto belle appaiono le formazioni coralline. La baia di Mazzarò è una rada, chiusa dal capo S. Andrea a sud e da capo Mazzarò o capo Castelluccio a nord.

La formazione della costa e la spiaggia – L’aspetto della costa taorminese, aspro e frastagliato, è composto da formazioni rocciose che cadono a picco sul mare; le rocce sono ricche in calcare con molti scogli di varie dimensioni e molte grotte in cui s’insinua il mare. La spiaggia di Mazzarò, insieme a quella di Isola Bella è da sempre frequentata dai taorminesi, ma nel tempo è stata scoperta anche dai visitatori stranieri e dunque è diventata meta di chi giunge qui in vacanza o per una semplice escursione. In passato, sul promontorio di S. Andrea sorgeva una chiesetta dedicata al santo che dà il nome al capo. La notizia è confermata da una Relazione istoriografica sul Regno di Sicilia presentata a Vittorio Amedeo di Savoia nel 1704, da cui si apprende che «passato il capo di S. Andrea con la chiesa sopra del medesimo Santo et appresso la cala del medesimo nome, si principia la spiaggia di Mazzaro […]».  La comunità era quella locale, ma già dalla metà del XIX secolo iniziano ad esserci le prime strutture ricettive, sino ad oggi, dove sulla spiaggia si possono notare molti lidi e varie strutture alberghiere, atte ad offrire ospitalità e relax.  Chi decide di trascorre qui la giornata, potrà anche prenotare un’escursione in barca per visitare tutta la zona costiera taorminese circostante, ammirando i colori del mare e la bellezza del luogo.

Via Castelluccio, e il ricovero per le barche – Esiste un altro accesso alla baia di Mazzarò, ed è quello di via Castelluccio, una scalinata posta nella zona nord rispetto al piazzale della funivia. Il nome della via sembra esserle stato dato perché anticamente vi era qui una dimora, che aveva forma di un piccolo maniero, in posizione isolata e che è stata poi incorporata nella struttura ricettiva denominata villaggio “Le Rocce”, inaugurato a metà degli anni cinquanta del Novecento, che ha avuto vita breve e da lungo tempo risulta essere chiuso alla fruizione. Si racconta che il terreno e il castello erano proprietà di un tedesco, sospettato d’essere una spia durante la guerra. L’uomo avrebbe dato informazioni utili per affondare una nave italiana che si trovava nella zona. Dopo esser stato tratto in arresto la sua proprietà prima veniva espropriata, e successivamente si provvedeva alla costruzione del villaggio turistico. Nell’insenatura vicino a capo Castelluccio, invece, si notano ancora i tratti del borgo marinaro, con la casetta dei pescatori e le barche che sono tirate in secca sulla spiaggia. Quest’angolo mantiene integra l’identità della comunità che da tempo immemore lo ha frequentato e qui ha lasciato parte delle proprie radici.

Il mare di Mazzarò, tragica scena per tristi fatti di storia – Il mare di Mazzarò, nel 1939 diviene teatro di un tragico fatto di cronaca. A seguito delle leggi razziali, emanate in Italia nel 1938, gli ebrei italiani presenti sul territorio vengono costretti al rispetto di pesanti norme discriminatorie. Una famiglia di quattro persone, che da alcune fonti è stato riferito era composta da una madre e tre ragazzi, mentre altre riportano che si trattava di una madre, un padre e due fratelli, un maschio e una femmina, era alloggiata all’hotel Flora. A seguito dell’entrata in vigore del decreto nazista, che obbligava al rientro nel paese d’origine di tutti gli ebrei, la famiglia sarebbe di certo finita deportata in uno dei campi di sterminio dai quali non vi era ritorno. Decisi a non cadere in mano nazista, allora sceglievano la via del suicidio, e noleggiata una barca, a largo della baia di Mazzarò, con gli abiti imbottiti di sassi si gettavano in mare per affogare. Era l’11 marzo del 1939 e Lindelfeld Eleonora, Kürschner Eugenio, Kürschner Arturo e Kürschner Renata, siglavano con il suicidio il loro già segnato destino di morte. I loro corpi sono sepolti nella sezione acattolica del cimitero di Taormina, e sulla lapide è incisa quest’iscrizione che narra il tragico epilogo: «Sotto il roseto noi riposiamo, posti vi fummo quando i giorni tristi correan per noi miseri ebrei. Fummo accolti in quest’isola dorata, lasciammo in patria il nostro avvenire. Tremendo è per la madre sceglier la morte per sé e per i figli. In barca tutti e quattro andammo, poi uno dietro l’altro in acqua ci tuffammo. Quando ci ritrovarono, le corde ancora il corpo ci cingevano».

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