Apprezzabile l’intento della Giunta – Con delibera di Giunta municipale del 12 novembre 2014, l’amministrazione civica taorminese ha concluso la prima fase (ricognitiva) degli immobili suscettibili di alienazione o di valorizzazione (a seconda dei casi) del patrimonio comunale. E’ lunga la serie di fabbricati, di aree e di unità immobiliari individuati dalla Giunta e sicuramente è apprezzabile l’intento di attestarsi su posizioni dinamiche quanto alla gestione del patrimonio immobiliare comunale. È anche chiaro che il valore degli immobili individuati dal Servizio Patrimonio comunale non è definitivo, ma potrebbe variare in seguito alla redazione di apposite e più precise perizie di stima (tanto è affermato nella Relazione al piano di alienazione e di valorizzazione).

Le tre categorie di immobili individuate dal Comune – Tuttavia, qualcosa ancora non convince. In estrema sintesi, da un punto di vista procedimentale, il Comune ha individuato tre categorie di immobili, idealmente idonei ad essere dismessi o valorizzati (e poi eventualmente dismessi): Un primo gruppo raccoglie quelli propri del demanio comunale (ma suscettibili di sdemanializzazione), quelli trasmessi al Comune mortis causa o acquisiti per via di esproprio; un secondo gruppo raccoglie quelli che non sono ritenuti strategici per le finalità istituzionali o che necessitano di interventi di recupero giudicati troppo dispendiosi per le casse comunali; un terzo gruppo raccoglie quelli da valorizzare, perché potenzialmente utili a migliorare l’offerta turistica taorminese o che, dopo l’effettuazione di interventi di miglioria non particolarmente onerosi, possono consentire un significativo recupero di economicità, in seguito ad alienazione (se così sarà reputato).

Qualche perplessità dovuta alla “storia locale” – Tuttavia, come si diceva, la scelta di inventariare, seppur in via provvisoria, parte del “sudario” (a noi non sarebbe venuto in mente, ma visto che nel corpo della delibera si sottolinea la necessità di abbandonare una visione “mummificata del complesso dei beni degli Enti” locali…) del patrimonio comunale, suscita almeno un paio di perplessità. Si, vengono in mente alcuni interrogativi. Soprattutto quando si pensa alla “storia locale”. In effetti occorre ricordare che l’idea di iniziare a vendere qualche pezzo del patrimonio immobiliare comunale era già stata discussa nel 2012 (si veda il nostro articolo “Impregilo si prende 4 mln: il Comune che farà?”), all’epoca in cui il Comune doveva far fronte alle richieste economiche della Impregilo. La situazione, ai tempi, aveva indotto la Giunta ad approvare l’elenco dei beni alienabili; tra questi, ad esempio, l’ex mattatoio comunale di via Dietro i Cappuccini.

Alcune domande per l’amministrazione comunale – Ebbene, in quella occasione, il valore presuntivo del cespite immobiliare in questione pareva superare, e non di poco, il milione di euro, per essere prossimo al milione e mezzo (1.300.000,00 euro). Oggi, dopo due anni di “mummificazione”, il mattatoio è idealmente (e provvisoriamente, si ripete) valutato ad un prezzo significativamente inferiore: poco meno di un milione di euro. Per carità, non si vuole certo dubitare delle intenzioni dell’amministrazione comunale, ma qualcosa non è chiaro e dunque vanno posto alcune domande: per quale motivo il valore presuntivo e provvisorio dell’ex-mattatoio è “crollato” del 30 per cento circa in due anni? Qual è stato l’elemento sopravvalutato nel 2012, o sottovalutato nel 2014, nella determinazione del “prezzo” del mattatoio?

Con quale criterio? – Altra cosa che non è ben compresa è quale sia il criterio di determinazione del valore dei terreni potenzialmente alienabili (previa e contestuale variazione della destinazione d’uso), tale da consentire la sua individuazione (sempre provvisoria, ma comunque, deve presumersi, indicativa) in € 100,00 a metro quadro. Inoltre ancora non è chiaro come mai tutti gli alloggi ex Erp (Edilizia popolare) vengano inventariati al medesimo valore (€ 27.700,00), considerando come non tutti si trovino nella stessa località. A tal riguardo occorre segnalare che sulla base dei valori medi ricavabili pubblicamente dalla banca dati dell’Agenzia delle Entrate, un metro quadro di un immobile “di tipo economico” in località Trappitello di Taormina non dovrebbe valer meno di € 1.000,00 a metro quadro.

Agenzia delle Entrate quotazioni immobiliari

Non è chiaro il Piano delle dismissioni e valorizzazioni – E’ ovvio che la stima operata dall’Agenzia delle Entrate non rappresenta altro se non un indice medio e presuntivo, per certi versi non vincolante nemmeno per le pubbliche amministrazioni. Ma se si applicasse tale valore presuntivo al prezzo “ipotetico” (e provvisorio) individuato dall’amministrazione taorminese, dovrebbe ricavarsi che ogni alloggio popolare di località Trappitello è grande circa 28 metri quadri (27.700 €/1000 € al metro quadro = 27,7 metri quadri). E’ mai possibile una simile coincidenza? Senza ombra di dubbio sarebbe qualcosa di singolare, per usare un eufemismo. Sembra ci sia molta confusione intorno alla vicenda e questo Piano delle dismissioni e valorizzazioni non fa altro che rendere più fitta la nebbia. Già, un qualcosa che non si vede tutti i giorni a Taormina.

«Chi amministra non ha capito l’importanza di questo piano» – Qualche interrogativo sulla vicenda arriva anche da una parte dell’opposizione. L’esponente del gruppo consiliare “Insieme si può”, Eugenio Raneri, intervistato in esclusiva da Blogtaormina, ha rilasciato delle dichiarazioni destinate a far discutere: «Come ogni anno a Taormina viene redatto il piano delle alienazioni, che poi regolarmente non va in porto in quanto si tratta di un “libro dei sogni”. Chi amministra questo comune non ha capito l’importanza del piano e in pratica ogni anno si propone una strategia diversa. La precedente amministrazione stava per vendersi le scuole e dopo il sindaco aveva dichiarato che aveva firmato senza aver letto. Ritengo che quest’anno si ripropone lo stesso problema, perché la giunta di Taormina ha deliberato un atto che è la summa degli asini che non conoscono nemmeno il patrimonio del comune».

La questione della scuola convitto albergo di contrada Sant’Antonio – Raneri si dice sorpreso dell’indifferenza dei media locali su un tema del genere e pone l’attenzione sulla scuola convitto albergo: «Non vorrei entrare nel merito, perché il provvedimento deve andare nella prima commissione consigliare, ma questo provvedimento è passato senza l’attenzione dei media di Taormina. Nel piano di alienazione ci sono delle cose da approfondire. In primis la Scuola convitto-albergo. Non mi spiego come si possa mettere in vendita un bene che è stato finanziato dalla Cassa del Mezzogiorno. Per una città che vuole fare turismo, è un luogo strategico. Ci priviamo di un bene unico nella regione Sicilia, che potrebbe essere utilizzato in diversi modi. Le amministrazioni insipienti che hanno governato in questi anni a Taormina, lo hanno ridotto a latrina e non è offensivo. Basta visitarlo. Piange il cuore. Capisco che il comune non ha le risorse per rimetterlo in funzione, ma si possono trovare delle strategie per renderlo funzionale e dare delle risposte in campo turistico».

«E’ una cosa ridicola, solo gli asini possono votarlo» – Il consigliere di “Insieme si può” ritiene il piano ridicolo e mette in luce l’assenza del segretario generale quando il provvedimento era arrivato in giunta: «Non si spiega come questo piano mette in vendita dei beni, perché i criteri non sono stati definiti. Mettono in vendita diverse case popolari in varie zone del territorio comunale e per quanto riguarda i prezzi siano delle elucubrazioni dei funzionari, in delibera c’è scritto che l’imput l’hanno ricevuto dall’amministrazione. Un altro piccolo dettaglio è che in questo provvedimento, stranamente, non c’è presente il segretario generale e la giunta viene presieduta dal vicesindaco. Ritengo di conoscere il motivo, perché sul Gal che è a Taormina il Circolo dei forestieri e la pretura hanno ricevuto due finanziamenti per delle specifiche destinazioni, ma il piano dice tutt’altra cosa. Quindi, o è ignorante l’amministrazione, oppure lo è chi ha redatto quel piano di rientro. L’anno scorso il Palazzo dei congressi era in una proposta di alienazione e adesso guarda caso ci sono dal ricavato di questi beni posti in alienazione 3 milioni di euro nel 2014 e altri 3 milioni di euro nel 2015. Penso che con 6 milioni di euro si potrebbe fare un nuovo palazzo dei congressi. E’ una cosa ridicola. Solo gli asini posso votarlo». A quanto pare si è aperto un nuovo capitolo nel dibattito politico della perla dello Jonio, che, al di là dei battibecchi, dovrà chiarire alcuni punti della vicenda. In attesa delle repliche dell’amministrazione comunale, il “macello”, a quanto pare, non riguarda soltanto l’ex mattatoio.

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Delibera della giunta municipale

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