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Che ne sarà di loro? – Era quasi tutto risolto, i soldi erano arrivati. Questo il pensiero espresso più di una volta dal governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, prima di ricomporre i cocci della propria maggioranza e affrontare gli ostacoli della ricomposizione di una giunta intorno al suo nome. Dopo, però, nulla è cambiato. Chi non viene pagato da ventiquattro mesi è sull’orlo della disperazione. Le continue manifestazioni sotto i palazzi del potere siciliano sembrano non servire a nulla. Queste persone si stanno trasformando in invisibili. Una sorta di esodati che sono costretti a vivere in un limbo. Non sanno cosa ne sarà di loro. Il futuro appare più che mai incerto. Sono disillusi e non credono che tutto possa tornare come prima, ma allo stesso tempo sperano in una svolta. Si augurano che la situazione si sblocchi. Chiedono un sussulto d’orgoglio e responsabilità alle istituzioni regionali. La loro dignità è calpestata da settimane in cui non hanno percepito un euro e questo comportamento, fatto di annunci e rinnovate scadenze, non fa che peggiorare la situazione.

In attesa di futuro e il Ciapi di Priolo pubblica le graduatorie – A tutto ciò vanno ad aggiungersi sei mila lavoratori. Si tratta di ex dipendenti degli enti di Formazione che aspirano alla cassa integrazione ed ex addetti agli sportelli multifunzionali. Anche loro sono stati privati del futuro e per la precisione si tratta di sei mesi. Si, attendono sei mesi di contratto che dovrebbe garantire il bando di Garanzia giovani. In realtà la situazione si è sbloccata ieri sera, quando il Ciapi di Priolo ha pubblicato le graduatorie della “Youth Guarantee” con i nomi dei 1854 lavoratori considerati idonei dopo le selezioni compiute il 16 e il 17 ottobre scorso. Però, come ha sottolineato l’assessore al Lavoro Bruno Caruso, il rischio è che la vicenda non si risolva neanche in questa occasione: «Sia chiara una cosa, oggi non possiamo dire con sicurezza che quei 1800 ex dipendenti degli sportelli potranno essere assunti, sebbene a tempo determinato. L’impiego di quei lavoratori deve essere compatibile con gli obiettivi della “Youh Guarantee”, che sono finalizzati all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, non per garantire altri stipendi».

Il ministero del Lavoro non riconosce gli enti di formazione come imprese – A quanto pare l’assessore non vuole porre altre toppe. Serve una soluzione, altrimenti il problema potrebbe ripresentarsi da qui a breve: «Sono perfettamente consapevole che questa situazione rappresenti una potenziale “bomba sociale”. Ma proprio per questo motivo non possiamo pensare di mettere delle pezze, per poi fare riaffiorare i problemi tra qualche mese. Dobbiamo individuare le possibili soluzioni, ma per quello serve tempo». Già, ma gli ex dipendenti non sanno più cosa vuol dire tempo, soprattutto dopo che non percepiscono uno stipendio da diversi mesi. A tutto ciò, come se non bastasse, va ad aggiungersi la probabile decisione del ministero del Lavoro di negare il ricorso dei dipendenti della Formazione alla cassa integrazione in deroga. In sostanza il governo nazionale non ha riconosciuto la status di impresa agli enti di formazione e così, se dovesse essere confermata una simile indiscrezione, dovrà impegnarsi la regione a pagare per garantire la Cassa integrazione. Un pagamento non scontato, perché le casse della Trinacria sono vuote e si potrebbero spendere un massimo di 70 milioni di euro. Soldi che verrebbero indirizzati non solo ai dipendenti degli enti della Formazione, ma anche a tutti gli altri precari dell’isola.

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