Le conseguenze del risultato elettorale – Il risultato delle elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna ha messo in fermento l’intera classe politica italiana. Se Matteo Salvini ha gettato la maschera e nei prossimi mesi dovrebbe benedire il passaggio dal leghismo al nazionalismo nel nome di un Front National in salsa italiana, quello che rimane del centrodestra si interroga sul proprio futuro. Lo fa analizzando i dati. Al di là delle dichiarazioni davanti alle telecamere, dove anche il Movimento Cinque Stelle ha detto di non aver perso, i numeri non sono un’opinione e quindi occorre riflettere. Forza Italia ha smarrito ormai qualsiasi contatto con i territori. Non sono servite a niente, almeno per il momento, le svolte liberal della compagna dell’ex cavaliere e di qualche new entry forzista. Le nuove leve, rappresentate dal giornalista Giovanni Toti, hanno avuto uno scarso peso territoriale. Così è tornato all’attacco Raffaele Fitto e il fronte che fa riferimento all’ex governatore pugliese si è infoltito. Se ancora non è avvenuto un definitivo passaggio di molti esponenti della rifondata Forza Italia al Nuovo Centro Destra, è soltanto per quello che rimane dell’autorità di Silvio Berlusconi.

Fermento siciliano – Un qualcosa, occorre ammetterlo, che Angelino Alfano e anche l’Udc avevano previsto prima dei loro alleati di coalizione. In vista dell’approvazione della legge elettorale (fino ad allora non verrà presa alcuna decisione) il Ncd e i centristi lavorano alla nascita di un nuovo soggetto politico. La batosta di Forza Italia alle regionali non ha fatto altro che accelerare questo processo e sui territori sono sempre di più gli esponenti che guardano con simpatia e fiducia al progetto del ministro dell’Interno. Anche in Sicilia, tanto per fare un esempio, qualcosa si muove. Già, l’isola del Mediterraneo è da sempre laboratorio per esperimenti politici, soprattutto per quanto riguarda il centrodestra. E sarà proprio dalla Trinacria che emergerà un nuovo soggetto politico. Ormai ex forzisti, che non nascondono l’eterna stima in Silvio Berlusconi, sono orientati verso il progetto di una destra europea e costituzionale promossa da Alfano. L’unico problema del progetto del Ncd è il radicamento sul territorio. Serve maggior presa tra la gente. Non basta la simpatia. In Italia e soprattutto in Sicilia occorre un legame più forte con la popolazione.

Il lavoro di D’Alia e la corsa tra Alfano e Salvini – In Calabria, considerando i dati delle regionali, l’idea di Alfano e amici è sulla buona strada. Un 6,07 per cento che si traduce in 47.447 voti contro i 95.979 voti di Forza Italia. Un qualcosa di impensabile, soprattutto fino a qualche mese fa. E’ un’iniezione di fiducia per personaggi politici come Giampiero D’Alia e Renato Schifani, che in questi giorni continuano a seminare per vedere crescere, da qui a breve, un nuovo soggetto politico. Per farlo, però, servirà parlare con Forza Italia. Occorrerà convincere diversi esponenti forzisti della lungimiranza del nuovo progetto. Ed è proprio in Sicilia, dove Ncd e FI sono entrambe all’opposizione, che potrebbe nascere questo dialogo. Giampiero D’Alia, per commentare il risultato delle elezioni elettorali, ha scritto sul proprio profilo facebook: «Sembra di essere tornati al 1993: disaffezione alla politica, centrosinistra comunque forte e Lega unica alternativa nel centrodestra». E’ contro un’ipotesi del genere che sta lavorando l’esponente dell’Udc insieme ai politici del Ncd. Creare un’alternativa a Matteo Salvini e al suo nazionalismo e, ironia della sorte, saranno le regioni più “lontane”, Lombardia e Sicilia, a confrontarsi e scontrarsi per un’idea diversa di centrodestra. Chi prevarrà detterà l’agenda della coalizione (ipotizzando una complicata alleanza). Le prossime mosse, sia per Salvini che per Alfano, saranno quelle di presentare agli elettori un soggetto politico (rinnovato) in grado di dare speranza al popolo conservatore. Vedremo chi dei due riuscirà a vendere meglio il proprio prodotto.

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