Il problema del sonno nella società contemporanea – In un mondo che corre a grande velocità, dove durante le nostre giornate abbiamo sempre meno tempo e alcune volte siamo costretti a utilizzare le ore notturne per completare l’attività lavorativa, ecco che il sonno può diventare un problema. Si, lo stress e l’inseguire il tempo fa ridurre in maniera evidente le ore che dovrebbero essere impiegate per dormire. Il risultato di tutto ciò è meno produttività sul posto di lavoro e maggiore nervosismo nel rapporto con gli altri, sia familiari che colleghi. Occorre recuperare il rapporto con Morfeo. Questo non vuol dire lasciarsi andare all’otium, bensì utilizzare nel migliore dei modi quelle cinque o sei ore di riposo che dovrebbero spettare a ogni persona nell’arco delle ventiquattro ore. Per recuperare un aspetto così importante della nostra vita, l’aiuto potrebbe arrivare da una app progettata in Israele. Si sa, gli ebrei sono ingegnosi e riescono a guardare verso l’orizzonte con maggiore facilità rispetto ad altri. Così non sorprende l’ennesima invenzione ad opera di una start-up israeliana che ha ideato “SleepRate”.

L’insonnia genera malattie – Quest’azienda ha preso sul serio, e ha fatto bene, il problema dell’insonnia. Un qualcosa a cui sono soggette sempre più persone. Chi non riesce a dormire la notte lo fa di giorno, spesso nei luoghi meno appropriati. Questi individui, inoltre, hanno maggiore possibilità di soffrire di altre malattie, come l’ipertensione, il diabete, la depressione e l’obesità. A sostenere una tesi del genere è il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie degli Stati Uniti. Le cittadine e i cittadini che lavorano hanno perso ogni speranza di poter dormire otto ore. I ritmi del mondo globalizzato non permettono questi tempi, a meno di non essere pensionati o fuori da qualsiasi contesto lavorativo. Molti identificano il dormire poco con il successo. Meno dormi e più risultati hai in campo occupazionale. Per un simile motivo alcuni dipendenti non vanno neanche in ferie. Temono di perdere il posto e di essere sostituiti da qualche lavoratore insonne. “SleepRate” servirà a risolvere anche questi problemi.

“SleepRate”, la app che riporta gli studi universitari – La progettista del sistema, dottoressa Anda Baharav, è una ricercatrice esperta che per anni ha studiato le relazioni tra la frequenza cardiaca e il sonno all’Università di Tel Aviv. Ha messo in luce come il problema di fondo è fisico e psicologico e non serve a nulla ingoiare pillole su pillole. Una soluzione alternativa, sottolinea la Baharav, la offre la app “SleepRate”, che si basa sulla ricerca, condotta presso la Stanford University e l’Università di Tel Aviv, e mette in relazione il sonno, la frequenza cardiaca e la respirazione. “SleepRate” converge sui principi di comportamento e così il sistema può aiutare gli utenti a dormire in maniera più efficace. Già, ma come? Innanzitutto la app stabilisce un programma per il sonno: andare a letto quando si è stanchi, mentre si dorme non devono esserci distrazioni (come tv o musica), evitare di fumare e bere prima di addormentarsi. “SleepRate” non fa altro che riportare i principi della tecnica chiamata CBT-I (terapia cognitivo-comportamentale per l’nsonnia), sperimentata alle Università di Stanford e Tel Aviv, nella quotidianità delle persone. E’ in grado di analizzare la variabilità della frequenza cardiaca per capire come dorme il singolo individuo.

Utile per migliorare il sonno – Si tratta di un sistema all’avanguardia e ogni mattina sarà in grado di offrire dei dati dettagliati: il tempo totale e le diverse fasi del sonno, quante volte ci si è risvegliati e altre particolarità. L’unico dato negativo di “SleepRate”, che può aiutare migliaia di persone nel migliorare le proprie abitudini del sonno, è il prezzo. Se la app in quanto tale è al momento gratuita, per far funzionare questa creazione è necessario un cardiofrequenzimetro che costa 99 dollari. Una cifra che molte persone potrebbero spendere, perché secondo i creatori di “SleepRate” l’incidenza della app ha un livello molto elevato e per essere precisi si attesta all’85 per cento. Dunque che aspettate? Basta occhiaie, nervosismo e scarsa produttività sul posto di lavoro. C’è “SleepRate”, sogni d’oro.

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