La disastrosa situazione idrogeologica dell’Italia – Costruire nel rispetto dell’ambiente circostante è diventato un principio irrinunciabile, almeno a parole, nell’ultimo periodo. Si cerca di chiudere con il recente passato fatto di condoni e speculazioni edilizie, che non hanno fatto altro che peggiorare la situazione idrogeologica del territorio italiano. Quasi tutto il Paese, infatti, deve fare i conti con pericoli di frane, torrenti in grado di esondare e mareggiate potenzialmente dannose per le coste. Ormai è sufficiente un po’ di pioggia per far scatenare il caos. Fango, da tutte le parti, colline che franano e sventrano abitazioni costruite in luoghi improbabili. Montagne che vengono giù dopo il disinteressato disboscamento, gli incendi e l’incuria delle amministrazioni non più sensibili al ripopolamento naturale dei loro territori. Poi ci sono i torrenti. Al nord troppo stretti e al sud larghi ma utilizzati come discariche a cielo aperto. Spesso non vengono neanche puliti in vista dell’arrivo dell’autunno e delle piogge e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. A ciò va ad aggiungersi la morfologia dei costoni di roccia che caratterizzano soprattutto la costiera jonica della provincia di Messina.

Castelmola, un confronto per il bene del territorio – Un qualcosa di bello da vedere, dal punto di vista paesaggistico, ma complicato da gestire quando arriva il maltempo. Come abbiamo assistito nell’ultimo periodo a Capo Taormina e Capo Alì, la caduta di massi è un pericolo reale. In un contesto così disastrato il convegno nazionale promosso dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura a Castelmola, è un’occasione per pensare e riflettere su nuove logiche per ri-costruire il nostro territorio. Una due giorni che si concluderà oggi e in cui si analizzerà sia il contesto siciliano che quello nazionale. L’evento, patrocinato anche dalla presidenza dell’Assemblea regionale siciliana e in collaborazione con l’Ordine degli architetti di Messina, e’ stato incentrato sull’esigenza di indirizzare le istituzioni verso una progettazione eco-orientata. Ecco il tema ecologico che si coniuga a quello architettonico. Un connubio fondamentale, dal quale si deve ripartire per costruire qualcosa di diverso nel rispetto dell’ambiente circostante. E’ questa la strada migliore per evitare morti e distruzione.

La bioarchitettura è la soluzione – Anche dal punto di vista economico ci sarebbe un risparmio evidente. Lo Stato, quando un territorio è costruito seguendo principi razionali e una progettazione eco-orientata, tende a non essere costretto a versare milioni di euro nelle casse dei singoli comuni per arginare i danni del maltempo annuale. Ecco che la bioarchitettura diventa la possibile soluzione per continuare a costruire e farlo nel rispetto ambientale e storico. In effetti è proprio una disciplina che non fa altro che attuare e presupporre «un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema ambientale. In una visione caratterizzata dalla più ampia interdisciplinarietà e da un utilizzo razionale e ottimale delle risorse, la bioarchitettura tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali. Ciò al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura. La novità programmatica della bioarchitettura non risiede nella specificità delle singole discipline, quanto nelle connessioni capaci di determinare una visione olistica del territorio e della qualità architettonica».

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